Isee disabili e utenti dei servizi socio sanitari, politica pura demagogia

Isee disabili e utenti dei servizi socio sanitari, politica pura demagogia

Per l’ennesima volta il centrosinistra ha tentato di cogliere la palla al balzo per gettare fango sull’attuale amministrazione comunale, senza però fare i conti con la realtà dei fatti ad oggi, tanto a livello locale quanto a livello nazionale. Veniamo in primo luogo tacciati di “scarsa sensibilità nei confronti dei disabili e degli utenti dei servizi sociali e sanitari”. Ciò che invece risulta è un’estrema attenzione e vicinanza alle problematiche che investono disabili ed in generale quanti si rivolgono ai nostri uffici per le politiche sociali, spesso in condizioni di forte indigenza, e che vengono ricevuti quasi giornalmente in prima persona dall’Assessore Edi Cicchi.

Questo è senza dubbio sintomo di un reale confronto con le più disparate realtà sociali del territorio e di coinvolgimento anche emotivo al fine di risolvere ed alleggerire quante più situazioni di disagio possibili.

Inoltre, sempre rimanendo in tema di politiche sociali, basti pensare al recente incontro tra l’assessore Edi Cicchi e le associazioni di persone con disabilità aderenti alle federazioni Fish e Fand e Centro per l’autonomia Umbro che ha visto concretizzarsi l’avviamento di un percorso fortemente voluto dalla Giunta, per la realizzazione di un piano d’azione triennale che dia attuazione ai principi contenuti nella convenzione Onu sulla disabilità, prevedendo collaborazioni a più livelli tra assessorati competenti, istituzioni ed Associazioni, allo scopo di rimuovere barriere ed ostacoli di varia natura che impediscono ai portatori di handicap di vivere appieno la città in tutti i suoi ambiti.

I FATTI Per quanto concerne la questione ISEE nel 2013 era stato attuato il decreto che introduceva i nuovi criteri ISEE, contro cui venne fatto ricorso con conseguente accoglimento da parte del Tar Lazio delle ragioni espresse contro tale decreto. Il Governo Renzi, facendo seguito all’accoglimento del Tar laziale ha presentato appello dinanzi al Consiglio di Stato il quale, ad oggi, non si è ancora pronunciano in merito.

Isee disabili

Risulta perciò chiaramente difficile agire in un qualche senso in assenza di questa pronuncia, fermo restando che laddove il Consiglio di Stato accolga il ricorso fortemente voluto dal Governo Renzi, le modalità di calcolo ISEE rimarrebbero pressoché invariate (come peraltro risulta da una prima verifica degli ISEE ad oggi pervenuti riguardanti persone con disabilità). Laddove invece si confermasse la posizione del Tar del Lazio, si renderà necessario rivedere il decreto nella parte che disciplina il sistema di calcolo ISEE, qualora nel nucleo vi sia la presenza di soggetti con disabilità e limitazioni dell’autonomia. Proprio per questo è aperto fin dal momento dell’emanazione del decreto un canale di dialogo tra ANCI nazionale e Governo, e proprio oggi, in Regione si sta definendo un tavolo di lavoro affinchè i criteri di calcolo dell’indicatore possano risultare quanto più omogenei possibile su tutto il territorio regionale.

1 Commento su Isee disabili e utenti dei servizi socio sanitari, politica pura demagogia

  1. Buongiorno,
    nell’ambito della partecipazione del nuovo piano sociale e stante (allo stato attuale) l’inevitabile applicabilità dell’ISEE in quanto legge dello stato, abbiamo formalizzato alla Regione Umbria la proposta, in linea con le indicazione della convezione Onu sui diritti delle persone con disabilità e i l’ICF, di affiancare alla ISEE un parametro di “equivalenza” rispetto alla situazione ambientale:

    “…Emerge oltre che dall’ormai ampia letteratura anche dai dati statistici il fatto che la condizione di disabilità è determinante del manifestarsi/aggravarsi delle condizioni di povertà.
    In un contesto “logisticamente” non accessibile la disabilità è un lusso. Meno accessibilità, maggiori costi per porvi rimedio individualmente, un esempio per tutti la non accessibilità dei mezzi di trasporto “costringe” all’acquisto di vetture attrezzate, non solo con costi superiori rispetto all’uso del mezzo pubblico, ma mediamente doppi rispetto all’acquisto di una vettura di serie.
    Assumere come porta di accesso ai servizi unicamente l’ISEE, che parametra la situazione economica “asetticamente” rispetto al contesto, oltre ad essere un elemento di disomogeneità nella soddisfazione d opportunità e diritti, vanifica i principi della Convenzione ONU e i criteri di valutazione dello stato di salute misurato dall’ICF
    La proposta è di affiancare all’ISEE qualcosa che potremmo chiamare “Indicatore Eqivalente Situazione Ambientale” magari mediato dallo stesso ICF o parametrando alcuni fondamentali elementi tipo mobilità e comunicazione. In sostanza come per l’ISEE un valore numerico che possa rendere “equivalente” il parametro ISEE rispetto alla situazione contestuale e infine ugualmente esigibili per le persone con disabilità il diritto alle pari opportunità.
    Non solo, parametrare le prestazioni sociali e dunque il maggiore o minore costo delle stesse, alla situazione ambientale, potrebbe infine rappresentare una leva decisiva per una azione efficace sul contesto, ovvero per l’abbattimento delle barriere architettoniche sensoriali e della comunicazione e in direzione della progettazione accessibile e inclusiva e dell’universal design.
    Nel suo impianto generale il Piano Sociale afferma la centralità della persona e da corpo a questa centralità “spingendo” molto sulla domiciliarità. Questo fatto ancora di più evidenzia l’esigenza che l’azione più efficace non sia sul “sociale” così come l’abbiamo considerato fino ad oggi, ma piuttosto sul sociale come “contesto”. Contesto certamente prodotto dall’azione di tutte le aree di governo degli EEPP ma anche dall’attività delle diverse agenzie economiche, sociali, culturali e della partecipazione più volte sollecitate dal Piano stesso e dunque da formare, stimolare e sostenere verso una maggiore consapevolezza e infine una migliore pratica nella direzione dell’accesibilità.
    Con ciò l’ipoteca più forte a questo Piano Sociale torna ad essere l’accessibilità di luoghi e azioni. Tanto più i domicili saranno luoghi accessibili in contesti accessibili, tanto più sarà scongiurata l’ipotesi di rinunciarvi per strutture che garantiscono maggiore comodità e protezione, ovvero la tentazione a realizzarle.
    Certamente non è il Piano Sociale a dover disegnare prassi e norme per l’accessibilità, l’universal design e la progettazione inclusiva, ma forse un invito forte dal Piano Sociale verso tutti gli altri “Piani” che governano la comunità (ad es. il recente Piano Trasporti) in questa direzione, potrebbe essere insieme opportuno e un segnale istituzionale forte che l’esigibilità dei diritti da parte delle persone con disabilità non transita unicamente dalla area sociale comunemente intesa….”
    Giorgio Raffaelli
    Presidente associazione festival
    Per le Città Accessibili
    http://www.cittaaccessibili.it/

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