Iscrizione Albo d’oro, Comune viene meno, Bori, inedito negativo

Alberto Grohmann risultato reo di libero pensiero: avrebbe osato criticare 1416

Iscrizione Albo d'oro, Comune viene meno, Bori, inedito negativo

Iscrizione Albo d’oro, Comune viene meno, Bori, inedito negativo

da Tommaso Bori
PERUGIA – Aveva già del grottesco la questione delle due votazioni per l’iscrizione all’Albo d’Oro della città di Perugia andate a vuoto in Consiglio Comunale. Un inedito negativo nella storia del Comune di Perugia, che mai era venuto meno al necessario senso delle istituzioni collegato alle celebrazioni del XX Giugno. Fino ad oggi.

Alla pessima figura fatta, come se non bastasse, si è voluto aggiungere anche il patetico oltre al grottesco: siamo stati costretti a leggere delle poco eleganti prese di posizioni successive al voto che avrebbero dato il voltastomaco anche a chi, sullo stomaco, ha una notevole quantità di pelo. Plastica dimostrazione del fatto che in questa vicenda non solo l’Albo, ma anche il silenzio sarebbe stato d’Oro.

Mi corre l’obbligo di riportare il dibattito alla decenza umana, se non si riesce a mantenere quella politica. Ma prima sento la necessità di complimentarmi con Roberto Baciocchi, la sua famiglia e il suo allenatore, che domani saranno gli unici a ricevere, più che meritatamente, le onorificenze della città. La sua storia è un esempio per tutti noi.

Dispiace che il dovuto festeggiamento per l’iscrizione di Roberto sia stato offuscato da una delle pagine più brutte mai scritte nella storia cittadina: la premeditata esclusione dall’Albo d’Oro, a suon di irresponsabili schede bianche e nulle, dell’associazione AVIS, del prof. Grohmann e del dott. Natalini.

Forti di potersi trincerare dietro l’anonimato garantito dal voto segreto alcuni Consiglieri Comunali hanno fatto un danno non a queste personalità, ma all’intera città di Perugia di cui, sono certo, i cittadini li chiameranno a rispondere.

La triste vicenda poteva chiudersi così. Ma, toccato il fondo, si è deciso di scavare: Carmine Camicia ed Emanuela Mori hanno ritenuto di dover rilanciare a mezzo stampa.

Ci vuole un coraggio da leoni, o una faccia di bronzo, anche solo nel confrontarsi con figure come quelle che erano candidate all’Albo d’Oro quest’anno. Ma addirittura avventurarsi nel salire in cattedra per giudicarli dall’alto in basso è difficilmente concepibile.

Sono convinto che l’ignoranza non sia una colpa, ma l’arroganza sì: ritengo indecoroso che, senza alcuna qualifica personale, conoscenza di settore o metro di giudizio ci si permetta di dare pagelle una realtà associativa come AVIS che con i suoi 6mila donatori da più di 50 anni è un meccanismo fondamentale nell’ingranaggio del nostro sistema sanitario e permette ogni giorno di aprire le sale operatorie che, senza sangue a disposizione, rimarrebbero chiuse.

Ed è offensivo proprio nei confronti dei donatori, oltre che dei volontari, affermare che dovrebbero accontentarsi perché lo stesso Camicia gli ha già concesso di avere l’intitolazione di una rotatoria.

Il delirio continua: non si capisce con quale qualifica Camicia si spinga a sindacare sulle capacità medico-chirurgiche di un punto di riferimento come il dottor Natalini conosciuto nel mondo per le sue doti fuori dall’ordinario e preso come punto di riferimento per interventi che lui spiega essere un chirurgo come un altro che non merita l’iscrizione all’Albo d’Oro, sennò dovremmo iscriverli tutti.

Il nostro inquisitore locale ritiene, infine, di avere la statura accademica per giudicare anche il professore emerito dell’Università degli Studi e storico dell’economia Alberto Grohmann. A parlare per il professore sono i suoi studi e le sue ricerche, la sua carriera accademica e la sua cultura personale. I suoi libri, alcuni dei quali dedicati proprio a Perugia e alla secolare Fiera dei Morti, sarebbero stati una lettura edificante per chi gli ha negato il proprio voto. Certo, sono scritti piccoli e senza figure, ma avrebbero potuto provare il brivido della lettura.

Alla corte delle 8 schede bianche capitanate dal nostro Torquemada il professor Grohmann è risultato reo di libero pensiero: avrebbe osato criticare 1416 e, aggiunge Camicia in un comunicato, che nella sua vita avrebbe soltanto insegnato e “un docente deve insegnare e viene pagato per queste funzioni”. Con queste dequalificanti parole viene sancito il suo non essere meritevole.

Ecco, se fosse venuto sabato scorso in una Sala dei Notari gremita per ascoltare la sua lezione su Perugia dopo il XX Giugno, avesse visto l’intera sala alzarsi in piedi e rendere onore al suo Professore con dieci minuti di commuoventi e scroscianti applausi forse, e sottolineo forse, anche Camicia sarebbe riuscito a cogliere la differenza tra l’ordinario e lo straordinario. E constatare che la stazza del professor Grohmann occupa a pieno titolo la seconda categoria.

Ma Camicia non è stato altro che lo sguaiato capopopolo di una più ampia e silenziosa cricca che, senza dichiarazioni di voto, ha optato per far saltare il banco tramite le schede bianche. A definirne i contorni ci sono le parole di Alessandro Campi “Quando la stupidità politica si somma alla malafede, alla furbizia da venditori di semi di zucca andati a male, alla gelosia accademica, alle tempeste ormonali, al risentimento sociale e all’isteria caratteriale, ecco, allora siamo a Perugia, dalle parti del suo Consiglio comunale” e ancora “si è infatti mobilitato il partito trasversale degli sfigati, dei portatori sani di forfora, dei rosiconi da sottoscala, degli insoddisfatti a vita, dei “vorrei ma non posso”, del risentimento come ragione di vita, della idiozia manifesta scambiata per scaltrezza, di quelli che se possono fare un dispetto perché non farlo”.

Ad epilogo di tanta umana miseria vi è stata anche una minaccia di querela indirizzata nei miei confronti a mezzo stampa e social network, mai dal vivo e mai a voce. Come riportato dalla stampa locale le schede bianche sono state, purtroppo, trasversali. Questo ha causato un moto di indignazione collettiva a Perugia e in molti hanno chiesto ai consiglieri di rispondere del loro voto.

Io posso farlo a testa alta, avendo votato entrambe le volte secondo lista, nel rispetto dei lavori della Commissione Albo d’Oro come sempre fatto dalla mia elezione.

Altri, forse non avendo capito la portata della propria scelta, speravano di potersi nascondere dietro l’anonimato garantito dal voto segreto. Quando non è accaduto, invece di rispondere delle proprie responsabilità, si permettono di aggredire per difendersi: ma la verità non si imbavaglia con le minacce.

Il patetico tentativo di negare l’evidenza (l’espressione di un voto difforme dalle indicazioni del capogruppo) non ha mai pagato perché i fatti sono ostinati e la realtà non cambia a suon di comunicati. Ancor di meno paga l’aggressione personale e gli attacchi gratuiti: la minaccia di querela che mi è stata indirizzata dalla Consigliera Mori ha l’acre sapore dell’intimidazione. E io, per carattere, non ho mai ceduto alle intimidazioni.

Cosa spinga una persona matura ad una reazione così scomposta e violenta nei confronti di un giovane che, per età, potrebbe essere suo figlio lo valuteranno i cittadini di Perugia.

L’importanza di percorsi politici ed amministrativi lineari e non improvvisati, autonomi e non per conto terzi, nuovi ma non inventati si è palesata in tutta la sua forza con questo episodio. In tutti gli schieramenti c’è, ora, molto materiale che permetta di aprire una seria riflessione per il futuro su quanto sia importante la selezione nelle candidature: non basta racimolare preferenze, bisogna comprendere l’importanza del ruolo che si va a ricoprire, avere una visione per la città e i suoi cittadini, idee e valori saldi su cui far poggiare la propria azione. Contrariamente ci si ritrova in tristi situazioni come quella odierna.

Gli altri consiglieri che ci costringono quest’anno a celebrare un XX Giungo dimezzato rimangono in un impassibile silenzio, lasciando Camicia e la Mori ad agitarsi.

Mai come in questa occasione hanno imparato sulla propria pelle l’antica massima “Il silenzio è d’oro”.

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