Indagini Valnestore, approvata mozione Leonelli e Liberati

Attivarsi presso Arpa e Usl affinché proseguano le indagini sui potenziali rischi per la salute dei cittadini

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Giacomo Leonelli

Indagini Valnestore, approvata mozione Leonelli e Liberati

L’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato all’unanimità la mozione unitaria sulla situazione ambientale della Valnestore, a firma Giacomo Leonelli (Pd) e Andrea Liberati (M5S), ed a cui ha contribuito Claudio Ricci (Rp), che chiede alla Giunta di: “attivarsi presso Arpa e Usl affinché proseguano le indagini sui potenziali rischi per la salute dei cittadini della zona rendendo nota, sia per la Valnestore che per Fabro, i nuovi dati anche di natura epidemiologica; mettere in atto tutte le azioni e i provvedimenti per il ripristino della salubrità dei luoghi e la messa in sicurezza delle aree; avviare una perizia tecnica di parte pubblica, individuando i danni economici cagionati a cose e persone, richiedendo ad Enel i relativi risarcimenti ove fosse accertata una specifica responsabilità; redigere, attraverso le strutture regionali, una carta tematica di sensibilità e rischio ambientale dell’area, per la predisposizione di un piano di messa in sicurezza e bonifica, valorizzazione territoriale, allo scopo di impegnare il Governo alla predisposizione di un programma specifico di interventi”. L’atto di indirizzo sostituisce due mozioni sullo stesso argomento presentate dagli stessi Leonelli e Liberati a inizio di seduta, con richiesta di trattazione urgente. Prima della stesura del documento unitario e del voto, sono state presentate le due mozioni iniziali.

LA MOZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO. Illustrando l’atto di indirizzo, Leonelli ha spiegato che “da quando la mozione è stata depositata (1 aprile 2016 ndr) le cose si sono evolute e c’è stato il sequestro di un’area da parte della Procura. Questa nostra discussione deve essere utile per integrare gli atti depositati e prestare attenzione ad una vicenda che esula dai confini della Valnestore. È necessario ricordare che negli anni ’80 il sistema legislativo, così come gli usi e le prassi, erano meno attenti rispetto alla attuale normativa ambientale. Inoltre andranno accertate, al di là delle suggestioni, quali sono e se ci sono responsabilità da parti di chi ha gestito la centrale elettrica. Ho apprezzato l’atteggiamento dei sindaci di Piegaro e Panicale, che si sono messi n prima linea nella difesa del territorio, stante che non possono certo essere considerati responsabili di quanto avvenuto. La magistratura seguirà il suo corso, politicamente ci interessa capire quali azioni possiamo mettere in campo. Appare necessario dunque fare chiarezza sulle responsabilità penali e civili, anche per dare un segnale a quelle comunità. Il problema ha assunto un rilievo regionale: non possiamo permetterci di subire passivamente gli effetti di una situazione che mina il patrimonio ambientale dell’Umbria. Abbiamo la responsabilità di approfondire la vicenda con la massima trasparenza, affrontando le criticità, sviluppando le azione adeguate ad aggredire i problemi, definendo il contorno del problema. Prima che quel territorio subisca una ingiustificabile penalizzazione. Si dovrà bonificare ove necessario, ripristinare la salubrità dei luoghi e coinvolgere coloro i quali possano aver subito conseguenze sanitarie dalla situazione ambientale rilevata”.

LA MOZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE. Liberati, ha così illustrato la propria mozione: “Non stiamo parlando solo della lignite ma anche di ceneri di carbone con tracce di radioattività, che sono arrivate a Fabro, Città della Pieve e nella Valnestore. Nel 1985 i consiglieri Castellani, Sbrenna e Alessi si rivolsero alla Giunta per avere chiarimenti circa l’arrivo di ceneri dalla Liguria. Nel 1986 Legambiente chiese, raccogliendo molte firme, di modificare la normativa che consentiva di usare le ceneri di carbone come inerti. Le ceneri si stavano accumulando nel frattempo a macchia d’olio in Umbria. Nel 1998 interrogazione del consigliere regionale Mazzocchi sulle ceneri di La Spezia portate in Umbria. La preoccupazione per queste ceneri c’era dunque già da decenni. Dobbiamo operare per il bene comune, trovando un filo di concordia per aiutare questi territori. Non vorrei che tra 30 anni si arrivi a parlare del caso Thyssen e dell’inquinamento della Conca Ternana. Invito ad una presa di coscienza collettiva, dobbiamo agire noi, subito, e non attendere altri. Saremmo irresponsabili altrimenti. Come gruppo ci siamo impegnati a capire quale è il problema, a Fabro come in Valnestore. Abbiamo trovato, durante i sopralluoghi, un senso di paura. Sono avvenute in Umbria cose esecrabili intorno a queste vicende.

I sindaci si sono attivati in modo solerte e la stampa ha svolto un ruolo importante di chiarezza. Non dobbiamo temere il danno d’immagine ma pensare al futuro chiamando in causa la multinazionale che per fortuna è ancora controllata dallo Stato italiano. Dobbiamo sentire in audizione i vertici Enel per capire come è stato possibile arrivare a quel punto. Nel 1986 le prime leggi sull’ambiente già esistevano. Oltre alla lignite ci sono dunque le ceneri di carbone, che a Fabro sarebbero 1,5 milioni di tonnellate. Dovremo capire come è possibile che, nonostante le preoccupazioni dei consiglieri regionali e le lettere alla magistratura, non sia successo nulla nei decenni passati. La Regione deve promuovere analisi sanitarie ed economiche per capire quali danni sono stati causati a persone e cose. Una perizia che spetta alle istituzioni e non a chi abita nella Valnestore. Poi dovremo presentare il conto agli inquinatori, come prevede il testo unico sull’ambiente, procedendo alla messa in sicurezza. Anche a Terni, dove mezza città subisce l’impolveramento da metalli pesanti, che contaminano suoli e fiumi, oltre l’aria. Arpa e Asl devono rendere noto tutti i dati ambientali sulla contaminazione della Valnestore quanto della Conca ternana”.

GLI INTERVENTI

ATTILIO SOLINAS (Pd): “Quando uno o più cittadini denunciano una criticità ambientale noi dobbiamo ascoltarli e verificare che tutto venga svolto nel modo giusto. Abbiamo fatto un sopralluogo come Terza commissione, abbiamo ascoltato i tecnici. Le indagini giungeranno a termine entro breve tempo. Si tratta di 5 milioni di tonnellate di lignite depositate dagli anni ’50 fino agli anni ’80, con l’autorizzazione regolare della Regione, dato che allora non venivano considerate pericolose. Esse contengono metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze che in concentrazioni elevate possono determinare danni alla salute. Danni che andranno accertati in relazione all’insorgenza del cancro, che è determinato da una predisposizione genetica. Prima di dimostrare che un agente ambientale risulta cancerogeno ci vogliono studi sanitari che possono durare anche decenni. Così è avvenuto per l’amianto. Ci vuole molta cautela prima di arrivare a conclusioni azzardate, assegnando una etichetta negativa ad un territorio importante per la nostra regione. Per quello che si è potuto capire da colloqui ufficiosi non si rileva un aumento dell’incidenza del cancro nell’area della Valnestore. Temo strumentalizzazioni mediatiche e politiche sulla vicenda. La magistratura arriverà ad una conclusione, saranno analizzate anche le produzioni agricole per verificare se esistono rischi. Risulta complesso pensare di bonificare 5 milioni di tonnellate di ceneri. Sono passati circa 30 anni da quando si è smesso di depositare ceneri, se fossero cancerogene a questo punto avremmo una mortalità per cancro molto alto nella zona. Sono molto vicino a queste famiglie, avremo una audizione con loro giovedì, ma ribadisco l’invito alla cautela”.

MARCO SQUARTA (FdI): “Pur apprezzando lo spirito della mozione presentata da Leonelli, sono convinto che sia priva dell’efficacia che vorrebbe sortire. Non credo che oggi la politica possa chiedere a Arpa e Asl di attivarsi. Ricordo che ora è intervenuta la magistratura, con il sequestro di 255 metri cubi di terreno. La politica piuttosto, trovi le risorse per portare avanti studi epidemiologici sulla Valnestore. Quando, su mia richiesta, facemmo audizioni in Commissione chiedemmo alla Direzione regionale della sanità di effettuare uno studio per capire se nella zona c’è un tasso di tumore più alto del resto della regione. Ci dissero che servivano fondi. Ecco cosa deve fare la politica: trovarli. Confido nel lavoro della magistratura. Su questi temi non ci devono essere divisioni politiche. Intanto giovedì ascolteremo in commissione le associazioni del territorio”.

CLAUDIO RICCI (RP): “Bisogna stare attenti a parlare di ‘Valle dei fuochi’. I livelli di attenzione devono essere alti per la salute delle persone, ma i danni all’immagine di un territorio a volte possono incidere negativamente dal punto di vista socio-economico. L’identità culturale di quel territorio è profondamente legata alla centrale Enel di Pietrafitta. Oggi la sensibilità ambientale è molto cambiata rispetto al passato. Nel leggere i documenti ci si chiede la natura delle autorizzazioni e del perché in alcuni momenti certi controlli non hanno avuto gli esiti che oggi sembrano avere. La magistratura dovrà fare il suo rigoroso corso e non possiamo che attendere i riscontri. Come Assemblea legislativa potremmo cominciare a fare una carta tematica: un rilievo con i dati in possesso della Regione sui contenuti ambientali della zone sotto sequestro, per poi cominciare a capire quali possono essere le bonifiche su elementi misurati di territorio. Servono poi programmi di valorizzazione ambientale, di riconversione e programmi di valorizzazione turistica, ragionando su quali possono essere le misure compensative da chiedere per il territorio, sollecitando anche l’intervento del Governo italiano”.

VALERIO MANCINI (LN): “Dobbiamo porre i beni intangibili di aria, salute e qualità della vita al primo posto della nostra missione politica. È un nostro obbligo istituzionale e morale. La Valnestore ha un problema ambientale grave che coinvolge la salute delle persone. La Lega è stata la prima a volere una commissione regionale di inchiesta sui rifiuti. Arpa e Asl in questi anni sembrano non avere operato in maniera perseverante. Ma fare controlli dovrebbe essere nella loro missione. Se non hanno vigilato fino ad ora i responsabili devono andare a casa. C’era un pericolo e forse qualcuno non l’ha visto. Vogliamo chiarezza. Ora c’è la magistratura che indaga. È giusto individuare i danni economici e, come chiede la mozione di Liberati, richiedere a Enel i relativi risarcimenti. La Lega ha presentato un esposto alla Commissione parlamentare di inchiesta con una tabella con il tasso di incidenza dei tumori che dimostra come in Valnestore ci sia un problema grave. L’Umbria è regione piccola, se arriviamo ad un protocollo semplice che garantisce l’ambiente noi potremmo diventare un modello. Se invece continuiamo a girarci dall’altra parte i problemi aumenteranno”.

SILVANO ROMETTI (SER): “Opportuno che l’Assemblea legislativa si occupi della questione, forse con qualche settimana di ritardo rispetto al clamore che la situazione dell’inquinamento della Valnestore ha destato sulla stampa e alla preoccupazione suscitata negli abitanti di quei luoghi. Sicuramente c’è l’esigenza di fare chiarezza sui fatti e rispetto alle conseguenze sulla salute dei cittadini, tutte questioni che riguardano la nostra istituzione, gli enti locali e tutti i soggetti pubblici interessati. In questi anni di questi argomenti non se ne è parlato, anche in quei territori, lo dico anche per esperienza diretta che ho avuto partecipando a iniziative pubbliche in quei luoghi nella mia veste di assessore regionale. Il tema dell’inquinamento di quelle aree venne posto 25 anni fa, poi messo da parte, ma oggi dobbiamo evitare che ciò avvenga. Evitiamo però allarmismi facili che non contribuirebbero a risolvere i problemi e a salvaguardare nel contempo i fattori economici di quel territorio. Nel passato le norme riguardanti salute ambientale e persone non erano adeguate e non consentivano agli enti pubblici di intervenire. Il lavoro della magistratura, finalizzato a accertare le responsabilità, è diverso da quello che debbono fare le istituzioni pubbliche. Bene l’indagine epidemiologica in corso, rispetto alla quale aspettiamo di vedere cosa emerge. Le istituzioni debbono fare tutto quanto in loro potere per eliminare i fattori di rischio e tranquillizzare le popolazioni, senza fare, ripeto, polveroni o allarmismi. Auspico una mozione che contenga una sintesi delle posizioni espresse nelle due mozioni e negli altri interventi”.

EMANUELE FIORINI (Lega nord): “Bene la discussione della questione inquinamento Valnestore, ma non bisogna limitarsi ad esaminare caso per caso, perché sono mesi che sosteniamo l’esistenza in Umbria di una gestione opaca del ciclo rifiuti e di una vera e propria emergenza sanitario-ambientale che riguarda decine di località del territorio regionale. Dalla Valnestore, all’inceneritore di Terni appena spento, dal percolato della discarica Ast al alle polveri di Prisciano, dagli appalti Gest e Gesenu alla discarica Le Crete. Grave sentir intervenire su questi temi esponenti del PD, quando risulta palese la loro responsabilità e quella del centrosinistra nella gestione di un sistema ormai fuori controllo. Arpa e Regione Umbria non si sono attivate per accertare questioni inquinamento Valnestore già resi pubblici nel 2002 quando, apprendiamo dalla stampa, in uno studio firmato da tre docenti del dipartimento di Scienze agroalimenatri dell’Università di Perugia avrebbe posto in evidenza il forte inquinamento prodotto dalle ceneri di combustione in quelle aree. Mi chiedo dove fosse allora il PD, o Ds che dir si voglia. Su questi fatti abbiamo presentato una interrogazione urgentesulla quale abbiamo presentato interrogazione urgente. E oggi si parla ancora di presenza di metalli pesanti, zinco, piombo e titanio, con valori doppi rispetto alla norma, mentre per il cromo di valori fino a 66 volte superiori alla norma. Di tutto ciò i cittadini debbono essere informati. Necessario riattivare la Commissione d’inchiesta regionale sui rifiuti”.

FERNANDA CECCHINI (assessore all’ambiente): “Non bisogna mischiare numeri, tematiche e zone diverse. Su temi così importanti è giusto dedicare la giusta attenzione. Non bisogna anticipare conclusioni che non ci sono e letture che ancora non sono corredate da pareri. La vicenda della Valnestore appartiene ad un periodo ben individuato, frutto di autorizzazioni e permessi che erano in linea con le leggi di quel tempo. Ho partecipato ad una assemblea del Comitato per la salute, insieme ai sindaci di Piegaro e Panicale, ricordando che chi ha autorizzato quelle soluzioni lo ha fatto pensando di incentivare l’economia. C’è stata una fase nella vita del Paese in cui la legislazione consentiva certe attività ed è stata utilizzata per costruire stagioni di progresso. Oggi sappiamo che si deve puntare sulla qualità della salute, della vita e dell’ambiente e non certo sulla produzione a prescindere. Da tempo la Regione e i sindaci stanno seguendo questo percorso svolgendo le proprie azioni con gli strumenti a disposizione. Arpa svolge un lavoro complicato: se non autorizza certi interventi mette a rischio i posti di lavoro, se li autorizza invece mette a rischio l’ambiente. Le notizie sull’eventuale inquinamento devono essere fornite alla Procura, più che alla politica, che rischia di strumentalizzare la vicenda. Con una delibera di questa mattina abbiamo deciso che all’interno delle risorse per i Comuni verranno stanziati fondi per i carotaggi. L’assessorato alla sanità ha fatto il proprio lavoro, ci sono le condizioni affinché la magistratura possa dar conto di come stanno le cose. Solo allora potremo decidere quali azioni intraprendere. I sindaci hanno il compito di verificare che i prodotti agricoli della zona siano adatti ad essere commercializzati.

GIACOMO LEONELLI (Pd) “Preso atto che oltre alla mia mozione del 30 marzo scorso ne era stata presentata un’altra, da parte del Movimento 5 Stelle, ho ritenuto giusto fare in modo che le due confluissero in una mozione unitaria, mozione che poi è stata votata all’unanimità, dimostrando quanto l’intera comunità regionale abbia a cuore il tema delle verifiche ambientali sullo stato di quelle aree”. In una nota il consigliere regionale del Pd Umbria Giacomo Leonelli esprime “soddisfazione” per la mozione approvata oggi in Aula. “Il tema – spiega Leonelli – infatti è ormai diventato di portata regionale e rischia, se non sviscerato e risolto, di portare nocumento alla intera comunità regionale, che ha da tempo centrato nel suo dna paesaggistico ed ambientale una delle sue vocazioni primarie. Verranno posti in atto interventi specifici per valutare la salubrità di quelle aree e dare ai cittadini la massima evidenza dei risultati ottenuti, si passerà poi alla bonifica e al ripristino di quelle zone ove i risultati della analisi ne dimostrino la necessità. Oggi – conclude – abbiamo scritto una pagina di buona politica, trovando una sintesi con l’opposizione su un tema molto sentito dai cittadini, a dimostrazione che al Partito Democratico non interessano le sterili polemiche politiche, ma le questioni che stanno a cuore agli abitanti della Valnestore e dell’Umbria”.

 

1 Commento su Indagini Valnestore, approvata mozione Leonelli e Liberati

  1. Ma discussioni politiche ben vengano ma forse non si capisce che non e solo la cenere della lignite di pietra fitta ma anche la cenere di la spezia speriamo nella giustizia speriamo PR i nostri morti poi incidenza su mortalità maggiore e evidentissima e ne e testimone l oncologia regionale

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