Il Consiglio comunale anche se allargato ai perugini sta stretto!

Non si può sparare sul pianista e poi chiedergli “Suonala ancora Sam!”

Il Consiglio comunale anche se allargato ai perugini sta stretto!

​Il Consiglio comunale anche se “allargato” ai perugini sta stretto!

da Giampiero Tamburi (Coordinatore Perugia: Social City)
Scarsa partecipazione della città? Forse sarà perché la collettività di Perugia ha capito che esserci o no è la medesima cosa perché ha il “sentore” già che le decisioni sono comunque prese e che cercano solo il consenso su ciò che è già ampiamente stabilito sul da farsi! Poi, con una opposizione che si oppone solo formalmente, ma che in sostanza è assente, il gioco è fatto! Chi crede che questo incontro con la città e questo modo di chiedere il coinvolgimento, sia servito a far cambiare strada per i progetti di una nuova Perugia? Nessuno! Neanche alla stampa locale ha preso sul serio questo avvenimento. Ecco perché la partecipazione è stata scarsa sia come numero che come interesse. Ci vuole ben altro per riempire la sala del Consiglio Comunale!

Bisognerebbe dire agli Assessori interessati, con le rispettive deleghe, che quando si accingono a criticare le critiche che gli vengono rivolte, specialmente quelle del cittadino non legato a nessun carro ideologico, sono sempre costruttive e con dietro sempre un fondo di verità indiscutibile. Le critiche, specialmente fatte da chi non ha i paraocchi politici, sono il sale della coscienza di chi è chiamato ad amministrare. Dai discorsi fatti dagli Assessori interessati, poco di nuovo si è sentito. Tra sassolini da togliere dalle scarpe ed elogi al proprio operato, quasi a voler far credere che un novello Romolo ha tracciato il solco per una nuova Perugia eterna, poco si è sentito che già non sia stato detto (o fatto).

Per quanto poi il discorso dell’Assessore ai lavori pubblici, se si è voluto levare dalle scarpe dei sassolini fastidiosi, sappia che i cittadini hanno da togliersi addirittura dei massi! Le critiche che si rivolgono, non sono solo a quello che si fa o non si fa ma anche e soprattutto, a come si opera su quello che viene fatto.

Prendi per esempio la bitumatura delle strade. Non si critica solo il fatto che non si doveva fare o si doveva fare prima ma si resta dubbiosi sul come si determinano le priorità sul dove devono essere eseguiti per primo i lavori. In ultima analisi non si comprende in pieno perché si lasciano in seconda battuta le strade di massimo traffico per sistemare quelle che, comunque potevano aspettare di essere fatte in un secondo momento.

Un esempio? Fare metà carreggiata di via della Pallotta, spostare i macchinari per fare il vialetto che da via Palermo va verso la Caserma della Guardia di Finanza (vedasi foto scattate nello stesso giorno. Il 24/10/17) per poi ritornare con i macchinari in via della Pallotta per finire il lavoro interrotto.

Oppure; considerare prioritaria l’asfaltatura di una via come San Vetturino, dove il traffico è maggiormente fatto dalle persone che abitano nelle loro villette lungo la via, piuttosto che iniziare e terminare una via di maggiore importanza. Oltretutto suona strano che se per più di tre anni abbiamo sempre, a ragione o a torto, sentito ripeterci che poco si poteva fare per mancanza di fondi, a poco più dell’ultimo anno di mandato e dal rinnovo del Consiglio Comunale, si mettono in opera tanti cantieri simultaneamente.

 

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