Giacopetti, “Ora una riflessione seria che coinvolga tutti i livelli del partito”.

Il PD dell’Umbria ha bisogno di buona politica

pdPERUGIA – “A Perugia perdiamo. Con un dato inequivocabile e per certi versi inatteso”. E’ questo l’incipit della conferenza stampa del segretario del Pd di Perugia Francesco Maria Giacopetti per una riflessione sul ballottaggio della scorsa domenica. “Dopo un risultato tutto sommato positivo al primo turno – ha detto – in cui il Pd ha dimostrato una tenuta, evidentemente in parte adombrata dai numeri delle europee, sia in termini percentuali che in termini assoluti e il candidato del centrosinistra si attesta su buone posizioni, al secondo turno perdiamo circa 14mila voti assoluti. Si è vinto solo in 32 seggi, nelle estreme periferie, dove la mobilitazione del partito strutturato è ancora forte. Si è perso dove, invece, pesa di più il voto d’opinione. Non c’è bisogno di addentrarci oltre nell’analisi del voto per dire che si è perso”. Giacopetti aggiunge: “E’ evidente che scontiamo problemi profondi, che vengono da lontano, da un partito che vive difficoltà e da un rapporto evidentemente, ne prendiamo atto oggi, compromesso tra amministrazione e città. Problemi che non sono certo maturati nello spazio degli ultimi mesi. Problemi che non coinvolgono pezzi di partito o uno solo ma che coinvolgono tutti”.

“Oggi – continua il segretario – è l’analisi più facile e più scontata e forse più liberatoria parlare di rendite di posizione che vengono spazzate via dal dato del voto. Non che non condivida, almeno in parte, ma non possiamo ridurre di nuovo tutto a vecchia sinistra e nuovo Pd, alle logiche della rottamazione e trascinare a oltranza ogni volta il concetto del cambiamento spesso più strumentale a esigenze interne che a quelle dei cittadini”.

“Paghiamo, evidentemente, un rapporto tra l’amministrazione e la città complicato – spiega Giacopetti – e irrimediabilmente incrinato. Lo dice il risultato ma lo dice anche il dato sull’affluenza al secondo turno: i cittadini hanno scelto di non scegliere. E’ evidente che questa rottura si produce anche a valle di un malessere diffuso legato a un quadro molto più complesso e generale, che ha a che fare con la crisi, lunga e drammatica, con la disoccupazione a livelli storici. Ma c’è anche il fatto che forse non si è stati sufficientemente in grado di comunicare quanto di buono era stato fatto e abbiamo lasciato che i cittadini percepissero l’amministrazione lontana dai problemi e dalle complessità della vita nella crisi. In questi mesi, dall’insediamento della segreteria (solo qualche mese fa) abbiamo portato avanti un percorso lineare di grande trasparenza e partecipazione. Unico caso di città capoluogo col sindaco al primo mandato abbiamo organizzato primarie aperte per la scelta del candidato, abbiamo condiviso in assemblea, tutti, a tutti i livelli e nessuno escluso, un giudizio positivo sull’amministrazione uscente. Ma evidentemente non è stato sufficiente.

Dopo di che ritengo ingeneroso accettare tout court che Boccali possa essere il terminale di tutte le difficoltà che ci hanno portato a questa sconfitta. In un grande partito quando si vince si vince insieme e quando si perde si perde insieme. Abbiamo perso tutti. E quando c’è un cadavere la cosa peggiore sono gli avvoltoi. C’è una responsabilità larga di tutto il gruppo dirigente, ciascuno per quota parte. Perugia è il capoluogo e come altre città in Umbria come altrove in Italia, eredita molte difficoltà. Ora siamo chiamati a una riflessione seria, severa, onesta e profonda, ovviamente non distorta dalle lenti delle regionali 2015, che parta da Perugia, certo, ma che coinvolga tutto il partito. Nessuno è legato a niente, nemmeno io, che non ho rendite da difendere o poltrone da garantire, ma serve un presupposto di onestà intellettuale e serve la volontà di dare un segnale, che non si può, però, delegare solo a un pezzo o a qualcuno. Il segnale arriva se tutti i livelli sono pronti a prendersi le proprie responsabilità. Certo, siamo di fronte a un momento complesso e per certi versi doloroso. Ma il coraggio è anche questo: non lavarsene le mani.
Giocare a rimpiattino non rende onore ai cittadini che non ci chiedono di riaprire l’ennesima fase di conflittualità, ma ci chiedono di cambiare. Trovare il capro espiatorio può dare un senso di liberazione. Ma non ci serve questo.

Ci serve capire le nostre responsabilità per lavorare. Anche perché non ci sto a considerare il prossimo futuro come una traversata nel deserto: rinunceremmo al nostro compito. Dobbiamo, invece, imparare presto e con determinazione a essere una opposizione consapevole e propositiva, che si confronti sui contenuti. Sono sicuro che lo sapremo fare bene e saremo all’altezza. Ci serve ripartire dalla necessità di liberarci dal peso dell’intreccio di troppi interessi di parte per capire che l’obiettivo è l’interesse generale della nostra comunità. Ci serve rimettere in moto la nostra capacità di elaborazione, grazie al contributo di idee e passione della società. Ci serve continuare ad aprirci, e ci si apre se si ha il coraggio di stare nelle piazze, nei luoghi dove si lavora, si studia, si vive, ci serve chiudere i conti con il passato, non senza prima aver imparato dai nostri errori, e fare i conti con il futuro. Con serietà, onestà, responsabilità e generosità e senza autosufficienza, senza analisi barocche. Il cambiamento per il cambiamento non serve. Sa tanto di gattopardismo. Dobbiamo, invece, uscire dalle logiche elettorali e entrare con convinzione in una fase nuova in cui si parla di cose concrete e si sta in mezzo alla gente. Così si dimostra di aver capito che cosa ci è stato chiesto col voto”.

“La sfida è impegnativa – conclude Giacopetti – e chiama tutti ai propri compiti e alle proprie responsabilità. Sento il dovere di ringraziare tutti, segretari, segreteria, circoli, volontari, elettori, militanti e candidati. Primo tra tutti Wladimiro Boccali”.

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