Il Garante censura Facebook sul ricatto ad Attilio Solinas

il Garante segna, pertanto un passo deciso in favore degli utenti Facebook

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Facebook va ko, contro Attilio Solinas. Il Garante nazionale per la protezione dei dati personali, infatti, ha accolto il ricorso presentato dal medico perugino (esponente di spicco del Pd) – assistito dall’avvocato Giuseppe Innamorati e con la consulenza della professoressa Federica Marabini – contro il colosso di Mark Zuckerberg e soci. Ha ordinato al più grande degli “aggregatori sociali” di comunicare in “forma intellegibile”, entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione, tutti i dati che lo riguardano. E questo in relazione ai profili Facebook a nome di Attilio Solinas.

Non basta, però, Facebook dovrà anche fornire all’interessato informazioni circa l’origine dei dati, le finalità, le modalità e la logica del trattamento, gli estremi identificativi del titolare e del responsabile nonché dei soggetti cui i dati sono stati comunicati o che possono venirne a conoscenza. Solinas era stato fatto oggetto di un tentativo di estorsione online. Una banda di delinquenti, utilizzando un “Fake” (falso account del noto gastroenterologo) aveva diffuso in rete – in particolare proprio su Facebook – immagini pornogratiche attribuite proprio al Presidente della commissione sanità della Regione dell’Umbria.

Il Garante è stato chiarissimo, oltre a confermare che in base a ciò che prevede la legge italiana, Solinas puo’ accedere a tutti i dati che lo riguardano, ordina anche a Facebook di trattenere tutti i dati trattati dal falso account: “attilio solinas” al fine di un’ eventuale acquisizione da parte dell’Autorità Giudiziaria. 45 giorni di tempo e se non sarà rispettato il limite di tempo, scatteranno sanzioni penali e/o amministrative. Con multe che, da 10 mila euro potranno arrivare fino a 60 mila, e/o, secondo l’articolo 170 del Codice protezione dati, la reclusione da 3 mesi a 2 anni.

Un flashback ora è necessario. La banda con il falso account, utilizzando il nome di Attilio Solinas,la sua foto e i suoi dati personali si sostituì, di fatto, al gastroenterologo perugino e cercò di ricattarlo minacciando di diffondere i fotomontaggi presso amici, conoscenti e colleghi. Solinas punta i piedi e non cede al ricatto, seppure rendenosi conto del danno che veniva arrecato alla sua immagine. Tutto questo senza che Facebook impedisse efficacemente tale falsa creazione e diffusione.

Ma c’è di più! Sì, perché Solinas chiede, appena venuto a conoscenza di ciò che la banda ha ordito ai suoi danni, a Facebook di intervenire immediatamente per rimuovere il tutto utilizzando il servizio online del social stesso.

Ma FB non risponde, e il materiale resta online per ore. Ma non essendo pervenuta alcuna conferma da parte di Facebook circa l’effettiva eliminazione in rete dei dati, delle immagini e delle informazioni relative alla sua persona, create ad arte ed immesse dal falso account, il Dottor Solinas ha formulato  istanza a Facebook ai sensi degli artt. 7 e 8 del Codice in materia di dati personali per avere, tra l’altro,  comunicazione in forma intellegibile e conferma dell’esistenza di tutti i dati che lo riguardavano. In sostanza fotografie e informazioni detenuti da Facebook in relazione ai profili Facebook aperti a suo nome. Inutile dire i tempi siderali e la trafila online che non avrebbe consentito al professionista di venire a conoscenza dei dati immessi dal falso account ma solo al proprio profilo.

Facebook, riferiscono i legali, non evadeva la richiesta svolta e non consentiva in modo soddisfacente  e completo Solinas di poter aver acceso ai dati richiesti inerenti ai profili account Facebook a proprio nome e con la propria fotografia, limitandosi a dare generico riscontro alla dettagliata richiesta di accesso svolta, re-indirizzando il Dr. Solinas ad un “download tool” che consente solo di avere una frazione dei dati e non in modo intelleggibile.

Non permettendo, di fatto,  medico di difendere i propri diritti mediante accesso ai dati, contenuti e informazioni,  fornite direttamente dal falso account a nome del medesimo ed ai dati, contenuti ed informazioni fornite da terzi soggetti in riferimento alla persona dell’iscritto che Facebook raccoglie, elabora, utilizza  e condivide in rete. Può, quindi affermarsi che il Garante abbia inteso, tra l’altro, censurare il fatto che FB, così operando, sia impostato per eludere ogni istanza di sostanziale tutela del nome delle persone provvedendo esclusivamente a tutelare gli: “ accounts“.

Il Garante ha inoltre censurato l’intervento che Facebook opera una volta ricevuta la segnalazione essendo tale procedura rimessa alla totale discrezione di Facebook sia in merito alle modalità di intervento che ai tempi che non sono in alcun modo definitivi così da consentire che il fake account operi indisturbato sino a che Facebook non decida di intervenire. Ciò che è appunto accaduto nel caso del dottor Solinas dopo la cancellazione del fake account a suo nome.

LA MAIL DELLA BANDA

Con l’accoglimento del ricorso, il Garante segna, pertanto – spiegano Innamorati e la Marabini – ,  un passo deciso in favore degli utenti Facebook a tutela dei loro dati personali riconoscendo implicitamente che l’autoregolamentazione di Facebook non consente all’utente di avere accesso reale ai dati, contenuti e informazioni che lo riguardano e che possano addirittura essere stati immessi e fatti circolare da falsi account.

Ora si attende la risposta di Facebook che dovrà assolvere all’ordine del Garante per non incorrere in sanzioni penali ed amministrative.

Il Garante censura Facebook

 

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