Freccia in Umbria, ultima regione d’Italia peninsulare ad averlo

Restano irrisolti i nodi dell'infrastruttura della Orte-Falconara e della Foligno-Terontola

Quando il secondo Frecciarossa, Terni Milano, lo chiede il M5S Umbria

Freccia in Umbria, ultima regione d’Italia peninsulare ad averlo

Da Andrea Liberati (M5S Umbria)
PERUGIA – Bene l’arrivo del Freccia in Umbria, ma siamo gli ultimi dell’Italia peninsulare a ottenerlo – esclusa la Valle d’Aosta. Il servizio va inoltre allungato subito su Foligno-Spoleto-Terni, città che Catiuscia Marini ha scientemente e immotivatamente inteso escludere, differentemente da quanto avviene altrove in Italia, persino nella piccola e montuosa Basilicata, dove vengono servite sia Potenza che Matera (Ferrandina) e Metaponto, e allo stesso modo si fa già in Trentino Alto Adige, col Freccia che si ferma sia a Bolzano che a Trento.

Sono stati dunque trovati i soldi per rafforzare l’immagine e rispondere alle necessità di una parte certo essenziale dell’Umbria, quella di Perugia-Trasimeno, ma escludendo tutti gli altri, allontanandoci così dal concetto di massima integrazione economico-sociale tra territori diversi. 
Certo, si tratta di un grandissimo risultato se solo si pensa da dove siamo partiti, visto che, fino a pochi mesi fa, tanti consiglieri regionali, nella loro crassa ignoranza, sostenevano, col supporto dei tecnici (?) dell’Ente, che il Freccia ‘non entrava’ nei binari umbri (???) e amenità del genere: gente pagata quasi € 10.000/mese per sparare simili boiate!
Facciamo poi due conti. La nostra Regione già versa la bellezza di 37 milioni all’anno al Gruppo FS a fronte di servizi non di rado inadeguati e, comunque, da sempre senza concorrenza: su quella base -37 milioni- bisognava trattare per ricomprendervi il costo del Freccia, senza spese aggiuntive per la collettività, pretendendo pure convogli più moderni per i pendolari, vista la spesa pubblica ingentissima per treni la cui età media in Umbria è pari a ben 20 anni!
Nulla di cui stupirsi quanto al non voler usare la calcolatrice: questa stessa Regione, da almeno un decennio, ha dimostrato pessime performance pure sull’altra ferrovia, quella regionale, ormai chiusa a tempo indeterminato, dopo aver gettato milioni e milioni per manutenzioni fantasma, vicenda su cui sono prevedibilmente già altri a indagare.
Restano irrisolti i nodi dell’infrastruttura della Orte-Falconara e della Foligno-Terontola, di fatto ferme al secolo scorso, senza investimenti da tempo e senza un chiaro e realistico orizzonte strategico, con velocità medie troppo basse per un servizio che intenda davvero guardare al futuro in alternativa alla gomma.

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