Ferrovie, Galgano (CI): Governo intervenga su aumenti Carta Tuttotreno

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Adriana Galgano

Ferrovie, Galgano (CI): Governo intervenga su aumenti Carta Tuttotreno

“Il servizio ferroviario umbro versa già in condizioni critiche e i pendolari e i turisti non hanno certo bisogno di vedersi complicare viaggi che, già ora, sono spesso un calvario. Tuttavia, Trenitalia ha annunciato un aumento di 100 euro del costo della Carta Tuttotreno al quale, tra l’altro, corrisponde una riduzione del servizio visto i possessori non potranno più utilizzare i Frecciabianca, non potranno viaggiare in prima classe e non si potranno più sottoscrivere abbonamenti semestrali ma soltanto annuali. E’ evidente come queste disposizioni vadano a pesare sui pendolari costringendoli a rientrare più tardi da Roma e a spendere di più per un servizio ridotto. Chiederemo al Governo cosa intende fare”. Così Adriana Galgano, deputata di Civici e Innovatori, annuncia di aver presentato un’interrogazione al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio.

“Nel testo – spiega ancora – ho anche chiesto di modificare, e dopo 43 anni penso che sia veramente ora di farlo, le previsioni del decreto ministeriale 6925 del 1974 che consente ancora di calcolare il costo di biglietti ed abbonamenti in base al chilometraggio delle linee storiche e non delle direttissime che, ovviamente, percorrono tragitti notevolmente minori. Ad esempio – fa notare Galgano – nel caso della tratta Terni-Roma, la distanza si riduce dai 112 chilometri pagati oggi dai viaggiatori ai 95 della traccia attuale, con notevoli risparmi per gli utenti. Anche l’Agcom ha chiesto al Governo di adeguare il decreto. Ed è davvero ora di farlo”.

Il costo dei biglietti e degli abbonamenti viene, infatti, calcolato secondo il chilometraggio percorso dai treni e, ancora oggi, per determinarlo, si tiene conto della lunghezza delle linee storiche mentre i treni percorrono le direttissime con tragitti notevolmente minori. A giustificare questa modalità è il decreto ministeriale 6925 del 1974 che consente di non tenere in considerazione le abbreviazioni dovute a ‘nuove linee direttissime’ perché, all’epoca dell’emanazione, si volevano remunerare le spese sostenute dall’allora Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato per la costruzione di nuovi tronchi ferroviari che avevano permesso le abbreviazioni di percorso.

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