Entro due mesi casette legno o alternativa, Ricci, interviene su post terremoto

occorre sollecitare in tempi rapidi anche autonoma sistemazione

Terremoto, Spagnoli, le casette di legno vuote e l’arroganza della sinistra…
casette legno

“Non ci possono essere incertezze. Tutti coloro che sono nelle tende entro due mesi devono essere messi in sistemazioni alternative, come le casette di legno. Se ci sono le risorse e la volontà si deve procedere senza incertezze”. Lo dichiara il consigliere regionale di opposizione Claudio Ricci (Ricci presidente). Secondo Ricci “a tutto il resto, incluse le responsabilità, le inchieste e i sequestri delle abitazioni crollate, si penserà nei tempi dovuti. Adesso esiste una sola priorità: concentrarsi sulla dignità delle persone per dare ai terremotati un casetta in legno nei luoghi dove, già a novembre, può esserci molto freddo e perfino la neve.

Su questo saremo molto vigili anche quando, fra qualche settimana, i riflettori dei media saranno, come normalmente avviene, meno presenti nelle zone terremotate del centro Italia”. Claudio Ricci auspica dunque che “i moduli abitativi provvisori siano installati nelle zone terremotate del centro Italia (e in Umbria) entro un massimo di due mesi (come avvenne in occasione del sisma del 1997) in quanto non si possono lasciare nelle tende le persone oltre il mese di novembre.

Occorre infine sollecitare in tempi rapidi anche l’utilizzo della autonoma sistemazione, con sostegni alle famiglie per l’affitto in case alternative”.

3 Commenti su Entro due mesi casette legno o alternativa, Ricci, interviene su post terremoto

  1. Sono bellissime, danno molto bene il senso della casa indipendente e di tutta la libertà che si può avere potendo uscire continuamente all’aperto per rigenerare continuamente mente e corpo dall’intorpidimento della dinamica di vita degli appartamenti condominiali. Anche l’idea che in ogni momento si possa portare fuori di casa una sedia ed avere un minimo di spazio dove potersi sedere, con qualcun altro che fa la stessa cosa; stabilire delle relazioni sociali fondamentali per i sopravvissuti del terremoto, dinamica ben diversa da quella della sedia sul balcone dell’appartamento condominiale, più fredda e solitaria anche se si interloquisce fra persone; la possibilità di stare all’aperto ogni volta che lo si decide e quindi poterlo mettere in pratica proprio con questo tipo di soluzione abitativa, aiuta sicuramente moltissimo ad alleggerire le tensioni di vario tipo e dominare la disperazione che avvenimenti come i terremoti fanno nascere.
    Secondo me però queste casette dovrebbero avere piuttosto che una sola grande finestra su un lato, un lato completamente privo di una qualche finestra e forse poco di più sugli altri due lati, una collocazione di finestre apprezzabile su tutti i lati perchè – soprattutto se si tratta di casette piccole – è necessario che si riesca a creare all’interno un giro d’aria che permetta di vivere climaticamente abbastanza bene nei periodi caldi – ma non troppo – che non richiederebbero ancora l’uso dell’aria condizionata; di prevenire la formazione di muffe causa l’accumulo di umidità da ambiente domestico per scarsa aerazione – naturalmente le persone devono poi aprirle quelle finestre – ;anche per fare entrare i raggi del sole oltre all’aria, sempre per la salubrità degli ambienti, e delle persone che anche non volendo uscire di frequente possono disporre di diversi punti aperti apprezzabili.
    In territori ad alto rischio sismico, dove la storia ci dice che i terremoti prima o poi si ripresentano sempre, pur che si possa costruire con tutta la sicurezza che si vuole, se un terreno si abbassa di 20 cm, allora anche la casa su cui è costruita non credo che non ne risenta perchè costruita in sicurezza, non si può essere proprio tranquilli nemmeno di questa sicurezza all’avanguardia dei tempi davanti a simili fenomeni, sicchè il mio punto di vista è anche quello di prendere positivamente in cosiderazione l’idea di qualche forma di new town nella dimensione proprio di singole casette prefabbricate in cui molti potrebbero riconoscersi proprio per quanto detto sopra, soprattutto in zone non prettamente cittadine da dover temere l’ennesima aggressione ambientale. L’ambiente naturale verrà riproposto laddove non si costruisce di nuovo.
    Anche perchè, la risposta di queste soluzioni ad un eventuale ennesimo terremoto possibile, è sicuramente meno devastante rispetto le realtà tradizionali che non reggono.

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