Elezioni regionali, Attilio Solinas: “La speranza mia è che i cittadini umbri compiano una scelta cosciente”

Defr, Attilio Solinas, "Ho chiesto di inserire alcuni punti"
Attilio Solinas

da Attilio Solinas (Candidato al Consiglio regionale per il Partito Democratico)
A pochi giorni dalle elezioni regionali del 31 Maggio è opportuno fare alcune considerazioni in merito a quanto può verificarsi nel futuro politico e amministrativo dell’Umbria. La sensazione più diffusa, parlando con i cittadini è la scarsa disponibilità a recarsi al voto, per motivazioni varie.

La prevalente è quella della delusione nei confronti della classe partitica che si è determinata a seguito delle illegalità rilevate dalla magistratura in altri contesti regionali. In Umbria non c’è stata malversazione né utilizzo incongruo dei soldi a disposizione dei consiglieri regionali o della giunta. E’ stato dato un forte segnale etico ai cittadini che soffrono la crisi economia, eliminando i vitalizi e tagliando in modo consistente i costi della politica regionale.

E’ proprio la crisi economica, che causa sofferenza in molte famiglie e chiusura in se stessi degli individui, un ulteriore motivo di allontanamento dalla politica e dal voto. La povertà e la mancanza di prospettive nel futuro, soprattutto per i giovani, crea sfiducia e disillusione, quando invece dovrebbe accrescere la speranza e la volontà di cambiare le cose, partecipando al voto.

Quando aumenta la quota di astensione una classe dirigente che merita questo nome dovrebbe fare autocritica e attivarsi per riavvicinare i cittadini alla politica, realizzare progetti partecipati e condivisi e indicare prospettive per riattivare la speranza. Obiettivo principale deve essere quello di ridare un minimo di prosperità economica e opportunità di lavoro alla società regionale.

Temo che l’astensionismo e la sfiducia degli elettori possa penalizzare in particolare i candidati che non sono appoggiati da potenti e quei potentati, che intendono piazzare le loro pedine nelle istituzioni, utilizzando pacchetti di voti, frutto di pratiche clientelari e di attività lobbistiche o correntizie.

Le due principali coalizioni politiche che si propongono per governare l’Umbria nei prossimi cinque anni sono profondamente differenti tra di loro. Il centrodestra è guidato dal sindaco di una città, Assisi, che si distingue nel mondo quale simbolo di pace, tolleranza e solidarietà (francescana). Ma il candidato presidente non ha avuto esitazioni, per opportunismo elettorale mirato a sfruttare la crescita di consenso alla Lega, ad allearsi con un populista come Salvini, che predica razzismo e intimidazione, intrattenendo anche rapporti con un’entità neofascista come Forza nuova.

E’ facile parlare alla pancia dei cittadini quando sono in sofferenza per la crisi e allarmati dalle migrazioni massive provenienti di paesi del nord-africa, che l’Europa dovrà prima o poi porre sotto controllo. Ricci si propone come “regional manager” per l’Umbria. A me la parola manager quando si tratta di governare un comunità regionale fa un po’ paura. Mi fa pensare ad una persona che intende guidare una fabbrica: una società regionale è un’entità complessa fatta di problematiche sociali, di bisogni primari, di diritti e di condivisione di intenti. Non so se una visione manageriale, forse tecnicistica (magari conservatrice e liberista) della governance sia opportuna e adeguata a gestire la realtà umbra.

In alcune liste di appoggio al sindaco Ricci vedo nomi assai esperti di politica che probabilmente si ritengono ormai “indispensabili” vista la perseveranza coi cui si ripropongono.

Il centrosinistra ha una lista elettorale composta da assessori che hanno governato bene, da consiglieri che si rimettono in gioco, dal segretario regionale e da qualche nome nuovo, con una certa esperienza politica e con competenze da “vita lavorativa vissuta”.

I programmi e le riforme avviate dal governo progressista dell’Umbria sono stati realizzati solo in parte. C’è da completare la razionalizzazione del servizio sanitario umbro, per dare più spazio all’assistenza territoriale, alla prevenzione, all’informatizzazione e al “governo della domanda” per ridurre le liste d’attesa. Ci sono tante cose da completare e nodi da sciogliere.

La questione che riguarda Perugia ha, per il centrosinistra, una connotazione particolare. La posta in gioco è riconquistare il governo della città e dare rappresentanza al capoluogo in consiglio regionale, non per semplici motivi di immagine, ma per rilanciare attraverso la politica della prossima legislatura, questioni cruciali per Perugia. La strutturazione della sanità territoriale intorno alla città, per decongestionare il Silvetrini, il Nodo stradale di Perugia, il consolidamento dei rapporti virtuosi tra Regione e Università per la formazione dei giovani, la ricerca scientifica, gli investimenti nell’economia della conoscenza.

La politica regionale, attraverso i fondi strutturali europei, può fare molto per Perugia anche in termini di rilancio dell’economia industriale e commerciale. Penso al completamento dei collegamenti cittadini, alla ristrutturazione edili degli edifici del centro storico e delle periferie, alla promozione turistica oculata e integrata con tutto il territorio umbro (compreso il “gioiello” del lago Trasimeno).

Quindi, considerata l’intuibile rilevanza di eleggere candidati perugini in consiglio regionale, è sorprendente quello che racconta qualche leggenda cittadina, secondo la quale alcuni esponenti del Pd (che è pur sempre un partito democratico, quindi lascia libero ciascuno di comportarsi come crede), alcuni dei quali hanno fatto o fanno parte delle istituzioni consiliari o amministrative del Comune di Perugia, fanno campagna elettorale, organizzando incontri nella città de Grifo e dell’Arco etrusco per candidati di altre realtà territoriali.

Scherzando tra me e me e con gli amici mi sono chiesto: vorranno candidarsi in futuro a qualche incarico apicale (magari a sindaco) per il Comune della città della Quintana ? oppure sono stati ammaliati da qualcuno dei soliti potenti che vogliono piazzare i propri uomini (a volte piuttosto mediocri) nelle istituzioni, solo per questioni di potere personale.

I cittadini di Perugia rimangono un po’ sconcertati quando ricevono indicazioni di voto da membri del PD cittadino, a favore di candidati di mezza Umbria. Si sente dire, a volte, che non vorrebbero votare. In conclusione del mio ragionamento la speranza mia e di molti è che i cittadini umbri, non solo i perugini, compiano una scelta cosciente e di coscienza e vadano a votare il 31 Maggio prossimo per non lasciare ad altri la scelta di chi governerà l’Umbria.

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