Elezioni a Perugia, terremoto dentro Sel: in 27 lasciano in polemica il partito

sel-altaA pochi giorni dalle urne per le amministrative a Perugia quello che in teoria è il maggior partito della sinistra di casa nostra, Sinistra Ecologia e Libertà, subisce un colpo fortissimo direttamente dai propri tesserati fondatori e da molti aderenti dei circo di Perugia Nord e Perugia Centro. In 27 hanno deciso di lasciare e di non votare la lista perugina dopo la manovra politica che ha portato in lista gli ex Pdci Monia Ferranti – terzo mandato per lei eventualmente se rieletta dopo i primi due da assessore con il Pdci – e Francesco Francescaglia, già numero tre nazionale del Partito di Diliberto. Forte anche la polemica con la nuova gestione del partito a livello locale e nazionale.Tra gli addii spicca anche il nome di Paolo Pacifici il più votato alle regionali scorse quando Sel sfiorò con il 3 per cento l’elezione in consiglio regionale. Il gruppo chiedeva candidature nuove, aperte alla società civile e di chiara discontinuità con il passato oltre che nel codice etico era stato messo anche un limite di due mandati – la Ferranti sarebbe al terzo se rieletta -. Tutte regole che la nuova classe dirigente non ha fatte proprie. Da qui il colpo inferto dagli iscritti, una parte degli iscritti.

Ecco tutti i nomi dei dissidenti e il loro manifesto anti-Sel Perugia

Fabrizio Angelelli, Paolo Pacifici, Elena Bistocchi, Giuseppina Consoli, Claudia Massone, Vjola Luarasi, Francesco Ceccagnoli, Pierluigi Corea, Roberto Bordoni, Fabio Faina, Paola Scaramazza, Alessandra Giannuzzi, Brando Cippiciani, Ciro Lama, Claudia Micheli, Daniela Giannuzzi, Giuliano Casciari, Giuseppe Piano, Ilaria Giostrella, Michela Casciari, Michele Radicchia. Nicholas Ripa, Nicoletta Giulietti, Pierre Cippiciani, Salvo Barbagallo, Vania Pastorelli

Abbiamo aderito a SEL, molti di noi sin dal lontano 2009, convinti che questa potesse rappresentare appieno le nostre ambizioni di realizzare finalmente una nuova soggettività politica della sinistra capace di rispondere all’enorme richiesta di cambiamento proveniente dalla società, attraverso la quale mettere in campo una profonda e sincera opera di superamento delle pratiche consolidate dei partiti della sinistra radicale, che avevano decretato l’esaurimento della loro capacità di trasformazione della realtà e, conseguentemente, della loro attrattività elettorale. Auspicavamo che SEL divenisse il soggetto protagonista nella promozione di un rapido processo costituente di tutte quelle forze progressiste, ed in particolare di quelle non organizzate nella forma partito, che rifiutavano di annullarsi nell’alveo del PD e che, in uno sforzo reciproco di generosità, giungevano a porre le proprie ricchezze valoriali al servizio di un progetto comune. Il compimento di quest’opera di servizio al destino della sinistra italiana rappresentava il senso profondo e più alto del nostro impegno, all’esito del quale auspicavamo il raggiungimento del fine che tutti ci eravamo prefissi, ovvero il superamento stesso dell’esperienza di SEL.

Questo è lo spirito che ha sospinto la nostra attività all’interno del circoli di Perugia, che ha dato anima e sostanza alle iniziative che siamo stati capaci di intraprendere sul territorio, su temi fondamentali quali i beni comuni, il diritto alla casa, alla moralità delle istituzioni e della politica, alla rivalutazione degli spazi di aggregazione e del verde pubblico, al recupero dei centri storici frazionali, alla messa in campo di un piano alternativo per la mobilità, sino alla denuncia del consolidarsi di preoccupanti infiltrazioni malavitose nel contesto cittadino, confermate puntualmente anche dagli ultimi eclatanti fatti di cronaca giudiziaria. Grazie a questo approccio abbiamo costruito quella credibilità che ci ha consentito di ridurre una parte della distanza che separa i cittadini di questo territorio dalla politica.

Allo stesso modo, abbiamo sentito la naturale esigenza, sin dal momento della costituzione del Circolo Perugia Nord, di stilare un codice etico che stabilisse alcuni fondamentali principi attraverso i quali affermare una concreta diversità del nostro movimento anche per ciò che riguarda i criteri di scelta della propria classe dirigente e dei propri candidati alle elezioni. In ragione di ciò e della convinzione profonda che la più insopportabile delle patologie che affliggono la politica sia la totale autoreferenzialità delle classi dirigenti soventemente votate alla loro mera autoconservazione. Abbiamo chiesto di condividere con il resto del partito, tra gli altri intendimenti, anche quello che non fosse auspicabile candidare nella nostra lista personalità provenienti da altre esperienze partitiche nelle quali avevano svolto ruoli di grande visibilità o di vera e propria dirigenza, se non all’esito di un significativo e disinteressato periodo di semplice militanza. Avevamo anche proposto un limite massimo di due mandati elettorali per il medesimo consesso come già fatto da altri partiti e dallo stesso Partito Democratico. Ritenevamo di dover privilegiare le candidature nate da una consapevole militanza e, ancor più importante, di aprire alla cd società civile: alle associazioni, ai comitati, a coloro che riempiono con iniziativa e concretezza il “vuoto” politico di questo momento.

Il partito, nei suoi organismi dirigenti, non ha ritenuto di fare proprio questo codice etico, che avrebbe rappresentato un elemento di reale differenziazione dalle altre forze in campo in vista delle prossime elezioni comunali (alle quali SEL, si ricorda, si affaccia come unica forza svincolata dall’obbligo di difendere propri esponenti in Consiglio ed in Giunta, dato che non ve ne sono di sua espressione). Emerge come dato inconfutabile dalla vicenda che ha immobilizzato il partito negli ultimi mesi che non siamo riusciti, nei momenti cruciali in cui siamo stati chiamati ad una scelta, ad affermare una reale discontinuità con il passato.

Registriamo da tempo, l’affermarsi sia a livello nazionale che locale, di un dibattito regressivo tutto ripiegato all’interno dei gruppi dirigenti, incapace di parlare a quell’enorme massa di esclusi e delusi che, non a caso, hanno dirottato altrove le proprie attenzioni. Assistiamo al tentativo di affermazione di un’idea di partito novecentesco, nella quale l’apparato dirige dall’alto i processi decisionali e ne determina gli esiti, anche a costo di mortificare l’evidente orientamento della propria militanza. Riteniamo che questa fase sia la naturale conseguenza del non aver investito con lungimiranza in una nuova classe dirigente nata e cresciuta in SEL che si aprisse e parlasse al paese. Ciò che emerge con assoluta chiarezza analizzando il quadro politico nazionale nel quale ci muoviamo è che percorsi politici incoerenti non hanno alcuna credibilità e prospettiva di espansione, né, tantomeno, rispondono ad un’esigenza reale dell’elettorato.

Attraverso la proposizione del codice etico abbiamo posto il partito di fronte alla possibilità di sostenere fattivamente una prospettiva di cambiamento e di alterità della propria classe politica e di forte apertura alle istanze provenienti da una grande fetta di elettorato che, da tanto tempo, si aspetta da noi uno scatto in avanti, un segnale inequivoco nella loro direzione.

Prendiamo atto che una scelta è stata fatta e si è scelta un’altra idea di partito e di politica. Noi non scherzavamo quando chiedevamo a gran voce discontinuità ai nostri alleati e, pertanto, non siamo disponibili oggi a tollerare manovre conservative e restauratrici al nostro interno. Ci divide una visione strategicamente diversa della funzione e delle prospettive di crescita del partito, di quale debba essere il suo livello di democraticità e partecipazione interna, quali i suoi interlocutori privilegiati, sino al significato stesso ed alla dignità da attribuire alla parola militanza.

 

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1 Commento

  1. Ma che brutta pagina hanno scritto queste 27 persone.Uscire platealmente a pochi giorni dalle urne,con il solo scopo di far del male ad un Partito che li ha visti militanti sino a pochi giorni prima,con motivazioni risibili,la racconta lunga sul clima decadente ed egoistico in cui viviamo..
    Ma quale TERREMOTO!VERGOGNA.

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