Elezioni e ballottaggi, Mdp art 1 suona la sveglia, serve sinistra unita

Il PD in questi 5 anni avrebbe potuto cambiare il Paese e non lo ha fatto

Elezioni e ballottaggi, Mdp art 1 suona la sveglia, serve sinistra unita

Elezioni e ballottaggi, Mdp art 1 suona la sveglia, serve sinistra unita

“Negli ultimi anni, il risultato ottenuto alle politiche del 2013, ha portato il PD al governo dell’Italia. Un’occasione importante per far uscire il Paese dalla palude nel quale l’aveva fatto cadere il governo di centro destra. Oggi possiamo dire che quell’occasione è stata sprecata: il Paese è cresciuto ben al di sotto della media europea; il debito pubblico è aumentato, a fronte di una riduzione degli investimenti; sono stati distribuiti bonus a pioggia che non hanno sortito gli effetti sperati e taglio delle tasse anche a chi poteva permettersi di dare qualcosa in più; le diseguaglianze sono cresciute e 8 milioni di cittadini sono sotto la soglia di povertà e 12 milioni rinunciano alle cure sanitarie; la disoccupazione, a due cifre, non accenna a scendere. Inoltre, le riforme del lavoro e della scuola hanno prodotto fratture insanabili con l’elettorato di riferimento; la riforma della Pubblica Amministrazione e la legge elettorale sono state entrambe bocciate dalla Corte Costituzionale; la riforma della Costituzione è stata cancellata dai cittadini, senza appello. 

Il PD in questi 5 anni avrebbe potuto cambiare il Paese, farlo uscire dal buio in cui l’aveva fato cadere Berlusconi. E invece oggi sembra difficile parlare di una buona esperienza di governo del centro sinistra.

I risultati del ballottaggio dello scorso 25 giugno ci permettono di fare alcune considerazioni 

  • il più scaltro degli avversari politici, che sembrava politicamente finito nel 2013, Silvio Berlusconi (vero e proprio king maker di questa stagione politica all’insegna del proporzionale), è pienamente resuscitato ed ora, da azionista di maggioranza, seguiterà a cuocere a fuoco lento i suoi interlocutori, scommettendo ancora sulle convenienti larghe intese.
  • Il Movimento 5 Stelle, identificato dal PD come avversario principale, è stato sfidato proprio sul suo campo, quello dell’antipolitica, e per questo si è basata tutta la campagna referendaria sui tagli dei costi della politica. Ma il risultato è stato quello di aver favorito una “grillinizzazione” delle istituzioni, con la conseguente ulteriore legittimazione di quel partito e della sua linea politica. 
  • Gli storici alleati, che costituivano la spina dorsale del campo del centrosinistra, sono stati umiliati ed allontanati, per imboccare la strada dell’isolamento e dell’autosufficienza e per perseguire cocciutamente la fallimentare vocazione maggioritaria che l’unico effetto concreto che ha avuto è stato quello di coalizzare tutti gli altri contro il Pd. 
  • Il partito ha rinunciato al suo radicamento territoriale, affidandosi ai tweet dall’alto e al notabilato dal basso. 
  • Si è lavorato per dividere, nella società, come all’interno del partito stesso, fino ad avallare e invocare una scissione, che non è quella di un pezzo di ceto politico, ma quella con un popolo. Senza spendere una parola sui livelli di astensionismo, che pongono una questione di democrazia ineludibile, oramai da qualche anno. 

Alla luce di tutto questo non stupisce il crollo del centro sinistra in queste amministrative: numerose spie si erano accese. Non vederle è stata solo cecità e presunzione. Cambi di rotta si erano invocati da tempo, anche quando le critiche non erano ammesse nell’agone politico e nella stampa. Prima che si arrivasse al punto di non ritorno di oggi. Si è preferito il baratro o meglio il suicidio politico.

Anche In Umbria gli elettori hanno mostrato un indifferenza e un insoddisfazione evidente nei confronti del centro sinistra. Il risultato di Todi dove vince un centrodestra praticamente diviso, candidando un ex sindaco sconfitto la volta scorsa proprio dal centro sinistra, la dice lunga sulla salute del centro sinistra anche in Umbria. Todi arriva dopo la sconfitta di importanti città: Perugia, Spoleto, Bastia Umbra, Bettona, Torgiano, Montefalco, Deruta, Passignano sul Trasimeno.   

Di certo pesa la situazione socio-economica della regione: l’Umbria stenta a ripartire dal punto di vista della crescita e della produzione, L’occupazione è in sostanziale stagnazione e il precariato si estende anziché ridursi, i redditi da lavoro continuano essere troppo sotto la media nazionale. L’assetto dei servizi sociali, inoltre, arranca o resiste con fatica di fronte alla crescita delle disuguaglianze e delle povertà. Non si può dunque sottovalutare o derubricare a mero episodio la sconfitta elettorale. È necessario agire un cambio di rotta o una forte accelerazione laddove il centrosinistra governa, ma è altrettanto indispensabile ritessere le fila di un rapporto con la società, il quale  pare mai come oggi in sofferenza. Per governare al meglio occorre rappresentare al meglio i bisogni sociali: da qui serve ripartire. 

L’astensionismo è una malattia della democrazia che, come ci dice la storia, la sinistra paga più della destra. Oggi è urgente curare questa malattia, altrimenti nessun coniglio uscito dal cilindro metterà nuova benzina nel serbatoio delle sinistre. In conclusione, è necessario tornare a lavorare nei territori ridando fiato a un impegno di ascolto e sintesi quotidiano.

Ora è il tempo di aprire una nuova stagione; è il tempo per la bella stagione, che chiami a raccolta le migliori energie della società, che riaggreghi quel popolo disperso, in cerca di risposte e rappresentanza credibile. E’ arrivato il momento di costruire un’alternativa al fronte delle larghe intese e al fronte sovranista e xenofobo. E’ l’ora di scelte forti e coraggiose per ricostruire una sinistra unita. Tutte le altre strade sono scorciatoie che non portano da nessuna parte. Serve all’Umbria. Serve al Paese.”

Articolo 1 MDP Umbria 

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