Elezioni collegio Camera Perugia, Catiuscia Marini lancia Giacomo Leonelli

Come mai? Tagliare la strada a Bocci?  I ‘RUMORS’ DA ROMA, IL PALLOTTOLIERE DEI SEGGI, LA RABBIA DEI SOCIALISTI

Elezioni, collegio Camera Perugia, Catiuscia Marini lancia Giacomo Leonelli

Elezioni collegio Camera Perugia, Catiuscia Marini lancia Giacomo Leonelli

di Giuseppe Castellini 
Sulla battaglia in atto nel Pd per i candidati in Umbria piomba, dopo che sembrava sospesa in vista delle elezioni, la guerra di sempre. Quella tra Catiuscia Marini e Gianpiero Bocci. Una grana nella grana.

Ma andiamo con ordine e vediamo le due grane.

La prima grana

giuseppe cstellini

La prima questione, quella su cui ci si era concentrati finora, è che al momento appare a rischio per il Pd confermare i 9 parlamentari, tra Montecitorio e Palazzo Madama, che ottenne nel 2013 grazie al super premio di maggioranza che il Porcellum prevedeva per la coalizione vincente. Con la prospettiva di meno posti, tra i richiedenti riconferma lo sgomitare è tanto. Come sono tante, tantissime, le telefonate con Roma, dove le candidature saranno giocate tutte al tavolo nazionale e quindi conta molto, più che essere forti in Umbria, essere ammanicati con qualche papavero Dem di livello nazionale.

Senza tenere conto, peraltro, che anche i papaveri Dem, visto che i sondaggi attualmente alla Camera danno al Pd più o meno la metà dei seggi rispetto a quelli ottenuti nel 2013, hanno il loro bel daffare per salvare la ‘ghirba’.

E poi bisogna vedere che tipo di candidature. Seggi sicuri, tra i 5 dell’uninominale (in palio 3 alla Camera e 2 al Senato), in Umbria non ce ne sono. L’ultimo sondaggio, quello di Ipsos per il Corriere della Sera, sui 3 seggi in Umbria dell’uninominale per la Camera ne assegna due al centrosinistra e uno al centrodestra. Ma sembra che le differenze percentuali siano basse (anche il 27% assegnato al M5S potrebbe essere sottostimato) e così alla fine potrebbe capitare di tutto, nel bene o nel male.

E poi, sempre che qualcuno dei ‘nanetti’ alleati del Pd (La lista Europa+ della Bonino, la compagine ‘petalosa’ della Lorenzin e la lista Insieme che mette insieme un po’ di naufraghi della politica italiana come socialisti, verdi, Italia dei valori e così via) non chieda, visto che sanno bene che nessuno di loro supererà la soglia del 3% e quindi non otterranno seggi nella parte proporzionale né alla Camera né al Senato, di candidare in Umbria uno dei loro esponenti che, per entrare in Parlamento, dovranno essere eletti in qualche collegio dell’uninominale che gli cederà il Pd.

Di certo ci punta il leader dei socialisti umbri Silvano Rometti, che ha gli occhi fissi nel collegio maggioritario della Camera che comprende Perugia e l’area del Trasimeno. Ma da Roma per lui arrivano segnali negativi, tanto che tra i socialisti umbri sta scattando, in termini di scelte nelle urne, il ‘tutti liberi’.

Perché il Pd deve assicurare ai ‘nanetti’ un certo numero di candidature nei collegi dell’uninominale. Nel cervellotico Rosatellum capita che uno sceglie un partito ma il suo voto va ad un altro

Ma perché il Pd dovrebbe candidare esponenti dei ‘nanetti’ nell’uninominale? La risposta è semplice. Perché i ‘nanetti’ gli regalano voti nel proporzionale. Il Rosatellum, che come avvenne per il Porcellum già odora di incostituzionalità (siamo l’unico al Paese al mondo in cui da anni si va al voto con leggi elettorali che la Corte costituzionale dichiara poi incostituzionali), prevede ovviamente la coalizione nei collegi uninominali e il fatto che, se nel proporzionale uno dei partiti collegati non supera il 3% non ottenendo quindi alcun seggio, i suoi voti vengono distribuiti proporzionalmente tra quelli della coalizione che supera il 3%. E questo sia alla Camera che al Senato.

Nel centrosinistra, stando ai sondaggi, nessuno dei ‘nanetti’ pare in grado di superare la soglia del 3% e quindi tutti i loro voti, nel proporzionale, andranno al Pd. Insomma, nella distribuzione dei seggi del proporzionale il Pd peserà per i voti che avrà preso, più tutti quelli dei ‘nanetti’ (insomma, uno vota un partito e il suo voto va ad un altro, il che non appare rispettare la volontà dell’elettore e ciò mette la nuova legge elettorale a rischio di incostituzionalità).

Ma per fare i portatori d’acqua i ‘nanetti’, pena il loro non ingresso nel Parlamento, vogliono candidature nell’uninominale in collegi non diciamo sicuri, ma almeno probabili. Non si sa quante candidature uninominali Renzi dovrà scucire per ognuno nei ‘nanetti’, ma certo qualcosa dovrà cedere, altrimenti i ‘mini partiti’ diranno ciao e il Pd perderà, alla Camera e al Senato, i seggi in più – rispetto alla propria percentuale – che arriveranno grazie ai voti dei partitini alleati. Dipenderà dalle trattative, ma nessuno oggi è in grado di assicurare che in Umbria un seggio uninominale non vada a un candidato di uno dei partitini alleati dei Dem.

Sempre sulla prima grana, torniamo al pallottoliere

Ma torniamo al pallottoliere. L’ultimo sondaggio svolto su base regionale, quello di BiDimedia, alla Camera assegna alla coalizione di centrosinistra (che per l’effetto ‘nanetti’ spiegato sopra significa Pd) il 32%. Facendo qualche calcolo, sono 2 seggi sicuri alla Camera e uno al Senato. Con la possibilità che al Senato, dove il centrosinistra dovrebbe ottenere più della Camera per il fatto che il suo elettorato – in base a una serie di sondaggi – è mediamente il più anziano, scatti il secondo eletto.

Ma, di base, con questi numeri i seggi sicuri nel proporzionale per il centrosinistra – ossia il Pd – sono 3. Poi c’è il bussolotto del maggioritario, dove il mistero resta fitto. Insomma, il rischio di non confermare in Umbria i 9 seggi del 2013 per il Pd è molto serio. E qui c’è poi da considerare che da Roma potrebbe essere fatto planare, anzi è praticamente sicuro, qualche big. Che però potrebbe essere un problema relativo, perché – dopo tanti proclami che non sarebbe stato permesso -. la nuova legge elettorale prevede le pluricandidature, per cui un papavero del partito può essere eletto in più collegi e, dimettendosi, fa entrare il primo dei non eletti. Tutto sta che il ‘papavero’ come luogo di elezione non scelga l’Umbria.

La seconda grana

La seconda grana è il riesplodere della malattia genetica del Pd umbro degli ultimi anni: la conflittualità tra Bocci e la Marini. L’ascia di guerra, visto l’avvicinarsi delle urne e le difficoltà del Pd, sembrava temporaneamente sotterrata. Ma  provocare il dissotterramento è stata l’insistente richiesta di Bocci di candidarsi alla Camera nel collegio Perugia-Trasimeno. La Marini, che in questi anni ha visto la forza dei ‘bocciani’ crescere dovunque e metterla spesso in difficoltà anche in consiglio regionale, vede la cosa come il fumo negli occhi. Se Bocci ‘conquistasse’ Perugia, lei – già indebolita e col fardello dello ‘schiaffio’ di Todi ad appesantire la situazione – si sentirebbe la classica ‘anatra zoppa’. Una presidente di passaggio negli oltre due anni che mancano alle elezioni regionali.

Perugia è il capoluogo di regione dove già lei è assai debole di suo e dove non è che sia amatissima. Per rafforzarsi prima aveva stretto un’intesa di ferro con Wladimiro Boccali, poi – dopo la sconfitta al Comune – ha cercato ogni appiglio, trovandolo alla fine nel segretario regionale Giacomo Leonelli. Tanto che tra i ‘bocciani’ il malumore verso Leonelli come segretario regionale in questi anni è andato crescendo  proprio perché, benché eletto anche da loro, lo vedevano virare sempre più verso la Marini.

Ma finché Bocci veniva dato candidato all’uninominale alla Camera nell’area che comprende la Valnerina, sua terra di nascita, tutto era sopito. Con Leonelli che qualche giorno fa, su Facebook, dichiara che non si candiderà perché vuole dedicarsi alla famiglia. È vero che Bocci chiedeva il collegio di Perugia, ma evidentemente i segnali di fumo che arrivavano da Roma facevano stare tranquilla la Marini circa il fatto che la cosa non sarebbe accaduta.

Poi è avvenuto qualcosa. Probabilmente da Roma sono giunti segnali diversi rispetto a prima e la presidente ha dissotterrato l’ascia di guerra. Perugia a Bocci mai! Ma come fare? Semplice. Lanciare la candidatura di Leonelli, che lui voglia o no, sapendo che il segretario regionale del Pd è un renziano della primissima ora e che ciò non può far restare indifferente il ‘giglio magico’. In campo per la candidatura Leonelli anche Carla Casciari, nel partito dicono (ma chissà se è vero) su input della Marini.

E pace se il segretario del Pd di Perugia, Polinori, con tanto di mail aveva fatto girare due nomi: Gianpiero Bocci (Camera) e Valeria Cardinali (Senato). Anzi, questo ha confermato i sospetti della Marini sul fatto che il cerchio si stava stringendo e bisognasse romperlo.

A ieri, i ‘rumors’ provenienti da Roma sono questi: la partita sul collegio Perugia-Trasimeno per la Camera è effettivamente tra Bocci e Leonelli, mentre per il collegio del Senato la senatrice uscente Valeria Cardinali, dopo un avvio difficile, avrebbe fatto un buon recupero. Anche se la deputata uscente Nadia Ginetti, data fuori gioco, da Roma dicono che qualche punto lo avrebbe guadagnato. Chissà.

Insomma, la battaglia è in corso e il Pd umbro si ritrova a tornare alla casella di partenza come nel gioco dell’oca: la disfida Bocci-Marini. Disfida della quale molti, anche della sinistra del Pd che appare svogliata e stufa (brutto segno per un partito che deve affrontare una difficile campagna elettorale), sono davvero stanchi.

Ma… avvertimento da Roma

Non dire quattro se non l’hai nel sacco”, ci dice una delle fonti che abbiamo nel Pd nazionale. “Non sbilanciarti nel dare per sicure cose che sicure non lo sono affatto. Guarda che qui si dice che, alla fine, ci potrebbero essere sorprese nelle candidature. Il tavolo potrebbe essere rovesciato. Aspetta. I nomi possono non essere quelli che circolano, tira un’aria particolare”.

Noi non abbiamo aspettato, con gli elementi che avevamo, per dare ai lettori alcuni punti di riferimento su ciò che sta accadendo. Ma, come vi siete accorti, senza dare per ceto un risultato piuttosto che un altro. “Perché il tavolo potrebbe essere rovesciato. E “non dire quattro finché non l’hai nel sacco”.

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