Dopo Bruxelles, riflessioni del coordinamento sinistra riformista PD

Dopo Bruxelles, riflessioni del coordinamento sinistra riformista PD

Dopo Bruxelles, riflessioni del coordinamento sinistra riformista PD

La tragedia di Bruxelles non può veder ripetere la retorica della solidarietà che piange i morti ma che fa poco per evitarli.

E’ necessario un risveglio della nostra coscienza civile perché sono sotto attacco la cultura e il modo di vivere dell’Europa civile e democratica. Non otterremo sicurezza con politiche che alimentano la paura, di certo non con i populismi, con la chiusura delle frontiere e con il ripiegamento identitario di chi dice che l’Europa è fallita.

Va immediatamente avviata una profonda riflessione su come dialogare e far emergere il ruolo di un Islam moderato europeo che isoli fondamentalismi e faccia da ulteriore deterrente al terrorismo.

I fatti di Bruxelles producono più vittime: i cittadini lasciati sul campo della barbarie terrorista, la socialità quotidiana delle nostre città e i tanti che fuggono dalla guerra e dalle violenze, i quali rischiano, a causa della nostra chiusura, di rimanere in un pericoloso limbo identitario, potenziale lievito di ulteriori violenze.

Ciò che serve per contrastare il terrorismo è una decisa integrazione delle forze di sicurezza europee e una condivisione degli strumenti di prevenzione, per non lasciare situazioni di vulnerabilità come quella del Belgio.

Veniamo alle questioni italiane. La ripresa economica in Italia è ancora piuttosto debole e i confortanti dati di qualche mese fa, che parevano sancire il successo del job act, ad oggi non sembrano più tali.
Il lavoro ancora manca sia in termini di quantità che di qualità; finito l’effetto degli incentivi alle imprese, il job act sta infatti dimostrando da questo punto di vista tutti i suoi limiti.

La situazione economica e sociale non è, dunque, delle migliori e la politica non può chiudersi nei palazzi del governo, trascurando con arroganza quei corpi sociali che hanno tanti difetti ma che costituiscono ancora un importante presidio di democrazia e di rappresentanza.

È per questo che la Sinistra del PD ha aperto una stagione di dialogo con i cittadini e le organizzazioni sociali nei territori. Da qui nasce l’evento di San Martino in Campo e prosegue il cammino della Sinistra del PD dell’Umbria. Questa non è una sfida importante solo per la Sinistra che vuole riattivare un percorso di dialogo e di partecipazione,ma per tutto il partito.

Se tutto ciò è vero, la sinistra non può costituire un fastidio o un ingombro, ma una parte indispensabile e imprescindibile del Partito Democratico. Atteggiamenti che la denigrano e tendono a marginalizzarla non sono soltanto arroganti, ma profondamente miopi ed autolesionisti.

I principi, i valori e la cultura politica della Sinistra trovano ancora corrispondenza e consenso nella società nazionale e in particolare nelle regioni tradizionalmente di centrosinistra? Le proposte coerenti con questi valori e con questa cultura politica, sono ancora utili? Per noi la risposta non può che essere affermativa per entrambi i quesiti. Non tenere conto di questi fattori, anche nelle alleanze e nelle scelte dei candidati per le prossime amministrative e rischiare una indistinta mutazione del Partito Democratico, è oggettivamente molto rischioso anche a fini elettorali.

Così come l’evento che si è svolto a San Martino in Campo, con la profondità delle analisi e la ricchezza delle proposte emerse nei suoi tavoli tematici, è la plastica dimostrazione che la Sinistra sa esprimere idee buone e innovative, capaci di dare gambe ad una visione di società che sta sotto il segno di un reale progresso, sia economico che sociale.

L’arroganza non riguarda solo il comportamento di una maggioranza nei confronti di una minoranza, all’interno di un partito, ma concerne anche, ad esempio, l’assunzione di scelte che impegnerebbero l’intero Partito , ma che gli organismi non hanno mai discusso.

E’ questo il caso della scelta astensionistica promossa dal PD nazionale in merito al referendum del prossimo 17 Aprile, che la sinistra PD non condivide nel metodo e nel merito.

In Umbria, siamo in attesa di capire l’evoluzione di una crisi che va quanto prima risolta .
La scorsa Giunta regionale contava otto assessori, quella attuale cinque, ridotti a quattro dopo le dimissioni di Barberini.

Il lavoro cui è chiamato l’esecutivo regionale è grande e complesso: ciascun assessore è deputato a seguire molte deleghe. Non avere una Giunta a pieno regime rallenta e indebolisce l’azione di governo.
Gli sforzi della segreteria di Giacono Leonelli non hanno prodotto risultati, anzi hanno aperto un’evidente crisi della maggioranza che sostiene il segretario.

A nostro giudizio, bisogna uscire dalla retorica del nuovo e del vecchio e preferire la sostanza all’apparenza, muovendo proposte che impegnino tutti gli attori in campo.

I vecchi schemi cui si riferisce il segretario non sono stati superati, perché non è il renzismo predicato come moda a poter togliere quelle che egli stesso chiama “vecchie incrostazioni” e di cui egli è il chiaro frutto congressuale.

Per uscire dall’empasse il segretario è chiamato a confrontarsi negli organismi, non nelle sale di qualche bar o sulle colonne dei giornali.

Per chiarire ancora una volta le voci tendenziose circolate nei giorni passati, la Sinistra del PD non è interessata ad entrare in maggioranza e conferma di essere alternativa all’attuale assetto maggioritario nel partito.

La Sinistra intende dare un contributo per risolvere positivamente la situazione di stallo della Giunta regionale, quindi, una volta ottenuto in assemblea il chiarimento sull’indirizzo politico, ritiene prioritario ridare completezza alla Giunta con la nomina del quinto assessore.

Se non ci sono le condizioni per una scelta nell’ambito degli eletti del Consiglio, si guardi fuori alle tante competenze esterne, autorevoli e capaci. Una scelta per ripartire, da compiere anche attraverso un confronto con i territori della regione rimasti orfani di rappresentanza.

Ci auguriamo per il bene dell’Umbria, che gli interessi della comunità regionale prevalgano sugli equilibri correntizi.

Bruxelles

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