Disabilità, M5stelle Umbria, no all’introduzione dei voucher

I consiglieri Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari hanno espresso critiche al sistema dei voucher

Disabilità, M5stelle Umbria, no all’introduzione dei voucher. “Il sistema del voucher – buono servizi rappresenta uno strumento incongruo, inefficace, inefficiente e non rispondente ai crescenti bisogni di assistenza che emergono in una società che invecchia e dove la disabilità che coinvolge i cittadini si manifesta in tutte le stagioni della vita”. Lo hanno spiegato, durante la conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Palazzo Cesaroni, sede dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari.

L’incontro, a cui hanno partecipato anche Francesco Conti (vice presidente “associazione umbra cerebrolesioni acquisite onlus”) e i consiglieri comunali di Perugia Cristina Rosetti e Michele Pietrelli, è stato convocato per anticipare le obiezioni del gruppo M5S alle proposte contenute nella risoluzione della Terza commissione consiliare “Iniziative da adottarsi da parte della Giunta per rafforzare il sistema di protezione sociale e di cura delle persone non autosufficienti e delle relative famiglie, potenziando l’offerta complessiva dei servizi domiciliari al fine di favorire la permanenza nel proprio domicilio delle persone in condizione di non autosufficienza”, che sarà discussa durante la seduta d’Aula di lunedì 17 ottobre 2016.

Per Liberati e Carbonari esiste il rischio che la Giunta di Palazzo Donini sia “in procinto di varare un sistema basato sul voucher/buono servizi: un buono che consente di acquistare unità orarie di assistenza; uno strumento il cui costo è in media più del doppio rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale per personale di assistenza. Con questo sistema chi ha già una badante scelta e assunta con regolare contratto rischierebbe di non poter usufruire dei finanziamenti del Fondo nazionale per le non autosufficienze.

Le famiglie, già impoverite e travagliate dai disagi che la disabilità di minori, adulti ed anziani comportano, non potranno contare sul supporto economico l’assegno di cura che nel resto delle Regioni italiane viene erogato direttamente al disabile e alla famiglia con importi mensili che possono raggiungere anche i 1800 euro”.

Secondo i consiglieri di opposizione “gli assegni di cura consentirebbero di de-istituzionalizzare i propri cari e farli seguire a casa da persone scelte da noi e loro, secondo il modello seguito dalla Regione Sardegna. L’assistenza indiretta permetterebbe di decidere gli orari più consoni e adeguati alle esigenze dei nostri cari e della nostra famiglia; scegliere gli assistenti personali ma soprattutto, ottenendo con lo stesso budget il doppio delle ore; allontanare il rischio dell’istituzionalizzazione della persona non autosufficiente; recuperare tempi e spazi di vita personali; evitare di impiegare i redditi personali dei familiari per contribuire ai costi dell’assistenza facendo rilevare solo il reddito del disabile ai fini della determinazione del contributo alla famiglia”.

“Come gruppo consiliare – hanno annunciato infine Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari – intendiamo presentare in Aula un emendamento alla risoluzione della Terza commissione, il cui testo non lascia dubbi sulle intenzioni della maggioranza di venir meno e aggirare i precetti derivanti dalle leggi nazionali, dalla sopracitata Convenzione Onu recepita dall’Italia, dal decreto di riparto del Fondo nazionale, nonché dal Piano nazionale che a breve dovrebbe divenire operativo”.

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