Della Vecchia/Prc Umbria: “25 aprile; non smettere mai di lottare per la democrazia”

tabe1547(UJ.com3.0) PERUGIA – Quello che ci apprestiamo a festeggiare domani è forse il più triste e disgraziato 25 aprile della nostra storia repubblicana. Sicuramente per la crisi di cui non si vede fine, senz’altro perchè il portato degli insegnamenti di questa data non stanno certo illustrando il sistema istituzionale, politico e sociale del nostro Paese.
Lo scadimento della nostra democrazia è sotto gli occhi di tutti e solo una classe dirigente cieca e sorda che s’è surrettiziamente risolta nel darsi un presidente/monarca rimane a negarlo, sempre più lontana dal Paese reale e dalle sue aspettative più vive ed oramai vitali. E le aspettative più vitali restano quelle direttamente e drammaticamente scaturite dalla nostra Costituzione: l’Italia deve essere la Repubblica democratica fondata sul lavoro e deve rimuovere ogni ostacolo per l’affermazione dell’eguaglianza e della libertà, nello stesso Paese in cui dilaga la barbarie della disoccupazione, della precarietà e della povertà.
E’ dunque la Carta fondamentale figlia della Liberazione dal nazifascismo e dalla guerra che ci parla ancora un linguaggio vivo e più che mai attuale e, dopo tanti anni, è veramente disperante vedere chi ne dovrebbe essere garante e paladino ritrovarsi a fare un governo con colui che ha sfasciato l’Italia e si ostina a celebrare Mussolini come un grande statista che ha fatto tanto cose buone. Non ci sfuggono i rischi per la tenuta della democrazia e della coesione nazionale in questa fase di convulsa crisi sistemica delle nostre Istituzioni, della nostra economia e della nostra società. E’ per questo che il richiamo ai valori fondanti della nostra democrazia ed ai principi che ispirarono la Liberazione e la lotta partigiana deve essere costante, così come ferma e sempre attenta sarà la nostra vigilanza per fermare ogni ulteriore tentativo di manomissione della Costituzione in senso autoritario e antipopolare, in difesa dello Stato sociale e dei diritti scritti col sangue dai nostri padri. Luigi Pintor (non sperando, al pari di Stefano Rodotà, che i tanti Fassina in giro lo conoscano) scrisse un giorno: “pretendono di non venire da nessuna parte e dunque non andranno da nessuna parte”. Noi, pur giovani, continuiamo a pretendere di venire da quella parte migliore della nostra storia e sappiamo bene dove vogliamo andare. Viva il 25 Aprile, Viva la democrazia.
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