DAP 2015, iniziate le discussioni, le relazioni di maggioranza e minoranza

Consiglio regionale rinviato alla prossima riunione
Consiglio regionale rinviato alla prossima riunione

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha iniziato la discussione del Documento annuale di programmazione per il 2015 predisposto dalla Giunta regionale.

Sono state illustrate le relazioni di maggioranza (Renato Locchi, Pd) e quelle di minoranza, Damiano Stufara (Prc) e Andrea Lignani Marchesani (Fdi, a nome dei gruppi di Centrodestra).

RENATO LOCCHI (PD): “RAZIONALIZZAZIONE DELLA SPESA, INVARIANZA FISCALE, SOSTEGNO ALLA RIPRESA ECONOMICA – Se si vogliono recuperare margini di flessibilità è indispensabile agire sul versante della spesa con una ulteriore razionalizzazione che compia una profonda revisione della programmazione e della costruzione del bilancio, prevedendo analisi relative all’efficienza, ai risultati concreti per i cittadini e per le imprese. Sarà questa la sfida che impiegherà la nuova Assemblea legislativa, l’augurio è che questo sforzo possa avvenire in un contesto di economia nazionale ben diverso da quello conosciuto in questi ultimi anni. Nel complesso, pur con le sue specificità, l’Umbria risente fortemente dei fattori macroeconomici riguardanti le criticità dell’economia italiana che la lunga crisi ha anche enfatizzato. Il nostro è un tessuto economico già indebolito a causa di bassa produttività, basso valore aggiunti, bassi stipendi, dimensioni troppo piccole delle aziende, investimenti pubblici e privati che ristagnano e non sempre sono orientati a innovazione e sviluppo. La ripresa sarà un processo lungo e impegnativo, dobbiamo insistere con grande impegno in questa direzione, anche a fronte di segnali timidi di questi primi timidissimi segnali.

INVARIANZA FISCALE E TAGLI. Nel Dap viene confermata la scelta di non aumentare la pressione fiscale attraverso ritocchi di aliquote e addizionali, rinunciando così ad un introito aggiuntivo stimato intorno ai 90milioni. Una scelta che però si scontra con la decisione dell’Esecutivo nazionale di tagliare ulteriormente i trasferimenti alle Regioni, che porterebbe l’Umbria a perdere altri 126milioni di euro. Una cifra che si sommerebbe ai 34milioni di euro che la Regione dovrà reperire come quota di cofinanziamento della programmazione europea. La nuova programmazione consentirà di mobilitare risorse per 1,5 miliardi di euro, che rappresenteranno il principale strumenti di intervento dei prossimo anni.

QUATTRO AZIONI PRIORITARIE. Il Documento annuale di programmazione ha quattro aree di azione prioritarie: le politiche per la ripresa economica, basate sulla specializzazione e innovazione dell’intero sistema produttivo regionale (agricoltura, manifatturiero e terziario di mercato); le politiche per rafforzare il capitale umano regionale, investendo su istruzione e formazione durante l’arco della vita attiva; le politiche per tutelare attivamente le risorse territoriali regionali, promuovendo un modello di sviluppo a minori emissioni di co2, capace di sfruttare le risorse, soprattutto energetiche, in modo efficiente, garantire la tutela dell’ambiente e della biodiversità e promuovere lo sviluppo rurale; le politiche inclusive per chi vive in Umbria, costruendo un welfare attento alla centralità della persona, al supporto ed al sostegno alle famiglie, alla qualità e flessibilità dei servizi.

CAMBIARE L’ECONOMIA REGIONALE. La specializzazione intelligente, la competitività e l’innovazione, i percorsi per la finalizzazione delle risorse derivanti dai programmi comunitari 2014-2020 forniscono gli strumenti e le risorse per concretizzare il cambiamento e favorire il passaggio dell’economia regionale a un modello più orientano all’internazionalizzazione, al valore aggiunto, alle produzioni verdi e con forte valore aggiunto di scienza e tecnologia, anche a partire dalle competenze della manifatturiera umbra. In questa chiave sono previste due azioni principali: sostegno alle imprese nella difficile congiuntura e supporto al cambiamento dell’intero sistema economico. Gli interventi a favore delle imprese riguarderanno innovazione, competitività e consolidamento produttivo delle piccole e medie imprese, rafforzamento della struttura finanziaria, sostegno creazione impresa e internazionalizzazione dell’intero sistema produttivo. Per quanto riguarda la creazione di impresa, verrà emanato un bando con competenze specifiche in favore di giovani al di sotto dei 35 anni, donne e soggetti usciti dal mondo del lavoro, mentre per le imprese avviate da soggetti inoccupati sarà attivata una misura di microcredito in coordinamento con le azioni previste nell’ambito del programma ‘Garanzia giovani’, su cui la nostra Regione svolge un ruolo di assoluta avanguardia.

LE VERTENZE REGIONALI. La crisi ha posto in primo piano il ruolo pubblico nella gestione delle crisi aziendali e nel corso della legislatura l’azione regionale si è dispiegata per la risoluzione di molte vertenze, e qui voglio dare atto al lavoro impegnato della Giunta regionale e anche degli uffici che da essa dipendono, ma tante situazioni continueranno a richiedere una fortissima attenzione, a cominciare da situazioni di particolare complessità, come quelle riguardanti il polo chimico ternano, i programmi di reindustrializzazione dell’area di crisi della Merloni anche a seguito della recente e opportuna proroga accordo tra ministero dello sviluppo economico e Regioni Umbria e Marche e soprattutto la questione Acciai speciali terni anche dopo la trattativa che ha prodotto una nuova prospettiva di tenuta in un contesto segnato da oltre 300 uscite incentivate e dalle problematiche del mercato internazionale e dell’acciaio.

WELFARE. L’impatto della crisi sulla vita delle persone, l’aumento della componente anziana e il consolidarsi dell’immigrazione tenderanno sempre più a incidere sulla configurazione della nostra società. La sfida è quella di riuscire a mettere in campo un complesso di politiche sociali, capaci di ampliare l’offerta di servizi, a fronte di risorse sempre più scarse, a tal fine nel corso dell’anno 2015 sarà finalmente e pienamente operativo il sistema informativo sociale, cioè il sistema di monitoraggio delle prestazioni sociali erogate, non per ridurle ma per razionalizzarle, per fronteggiare i bisogni crescenti il fondo sociale europeo interverrà per la prima volta in maniera significativa e di questo credo dobbiamo essere molto particolarmente soddisfatti sulle questioni nuove legate soprattutto alla povertà e al portato che la crisi di questi anni ha prodotto. Nel corso del 2015 verrà approvato anche il nuovo Piano sociale regionale con il progressivo passaggio a un nuovo modello di erogazione di servizi che prevederà una maggiore integrazione tra soggetti pubblici e soggetti con condizioni particolari di fragilità, la promozione di autonome strategie di intervento locale, a conferma della centralità degli Enti locali, nella realizzazione degli interventi integrati socio-sanitari.

SANITÀ. Nel campo della sanità anche la nostra Regione è riuscita a mantenere un equilibrio economico-finanziario, a mantenere un’accessibilità universale alle prestazioni, con buone prestazioni. Siamo luna delle due Regioni italiane che garantisce il sistema sanitario regionale a partire dal fondo sanitario regionale, senza alcuna addizionale.

LA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE e la semplificazione amministrativa e normativa sono stati elementi che hanno caratterizzato questa legislatura (‘legislatura dei testi unici’) e rappresentato un fattore essenziale di autoriforma. Con il disegno di legge sulla riforma delle province riordineremo le funzioni del sistema regionale per una Pubblica Amministrazione efficace e efficiente più vicina ai cittadini, secondo il principio di un Ente, una funzione, una risorsa, ridefinendo modalità funzioni e contenuti di un assetto istituzionale complessivo”.

DAMIANO STUFARA (PRC/FDS – RELATORE MINORANZA): “NOSTRA PROPOSTA ALTERNATIVA ALLA GIUNTA CON 10 PUNTI PER UN PROFONDO CAMBIAMENTO. OGGI SI CONCLUDE UNA VICENDA POLITICA. Il Dap rappresenta il bilancio politico di questa legislatura. In questi anni abbiamo tentato di sostenere una proposta di governo per il rilancio della Regione tenendo conto della grave riduzione di risorse disponibili e dei processi di accentramento istituzionale in corso. Nella seconda parte della legislatura si è aggiunta una sostanziale subalternità politica al Governo nazionale della Giunta regionale: hanno prevalso logiche di partito su quelle di autonomia della delle Istituzioni, anteponendo la solvibilità del debito pubblico e la valorizzazione del capitale finanziario al benessere della popolazione e della qualità del territorio.

I TAGLI E LA CRISI – Un modello iniquo anche per i criteri di ripartizione dei tagli. Le Amministrazioni regionali del nostro Paese, pure incidendo per il 4,5 per cento sulla spesa primaria, hanno concorso alle manovre statali per il 38,5 per cento, mentre le Amministrazioni centrali che incidono sulla spesa per il 24 per cento, hanno concorso per il 12,2 per cento. L’Umbria nel 2015 avrà minori risorse per 126 milioni di euro, ponendo a rischio lo stesso reperimento delle risorse per il cofinanziamento dei programmi comunitari. Il Dap non esprime un chiaro indirizzo programmatico per contrastare la crisi economica e per individuare uno specifico modello di sviluppo. Oltre alla crisi abbiamo perso la residua capacità del Governo regionale di intervenire sulle criticità specifiche del modello di sviluppo dell’Umbria, un’autentica crisi nella crisi, determinata anche dall’inadeguatezza in questi anni degli interventi della Regione, come dimostra la vertenza dell’Ast, con la Regione schierata dalla prima ora dalla parte del Governo e in favore del raggiungimento di un accordo a tutti i costi. Questo Dap rappresenta un passo indietro e ripete formule inadeguate e controproducenti. Per anni si è inseguita un’inesistente ripresa economica senza provvedimenti specifici regionali continuando a assumere l’export quale unico volano di sviluppo. Anche lo strumento individuato per la relazione e il confronto con i soggetti socioeconomici della nostra Regione, Alleanza per l’Umbria, si è rivelato inadeguato e la stanca riedizione priva di innovazione di ricette delle passate legislature.

I DATI – Dal 2008 la Regione ha perso quasi 11 punti percentuali di PIL contro i 7 dell’Italia, superando persino il Mezzogiorno che ha fatto meno 10,3 per cento. Il contributo dell’Umbria alla formazione del pil oscillava intorno all’1,4 per cento, nel 2012 è sceso all’1,3 per cento: una caduta della produzione di ricchezza in Umbria del 33 per cento rispetto alla media nazionale. Sono lontani i tempi in cui l’economia regionale era riuscita ad avvicinarsi alla media nazionale nella ripartizione della ricchezza prodotta. Nella nostra regione i redditi da lavoro dipendente sono del 9-10 per cento in meno della media nazionale, collocando i lavoratori umbri in misura maggiore della media nazionale sulle fasce più basse dei contratti collettivi, in particolare in agricoltura e nel manifatturiero. Per i livelli occupazionali si è passati da 391mila unità lavorative nel 2007 alle 307 del 2012, con un allargamento della forbice rispetto alla media italiana nella produttività del lavoro. Specie nel manifatturiero dove l’Umbria con la crisi ha aumentato la distanza dal livello nazionale: nel 2011 oltre 17 punti in meno, mentre nel 2008 la distanza era di 15 punti. Spirale involutiva anche nei consumi: il 2012 è stato il quinto anno consecutivo col segno meno. La ripresa della propensione al risparmio nel 2012 è una conferma dell’incertezza di fronte alla crisi. Compromessa anche l’inclusività, che caratterizzava il sistema umbro: nel 2012 il tasso di povertà delle famiglie è all’11 per cento mentre nel 2010 era al 5 per cento. La crisi ha colpito soprattutto i redditi bassi e con il progressivo smantellamento del modello sociale regionale circa un quarto della popolazione si trova in difficoltà. La crescita del numero dei disoccupati, oggi circa 50 mila quando nel 2007 erano appena 17 mila, va sommato alla crescita dei contratti temporanei pari nel 2014 a circa 40 mila unità, nonché a quella del ricorso al part-time che riguarda ormai circa 66 mila persone, in prevalenza donne. Se si considera poi la mole dei lavoratori in cassa integrazione, in Umbria complessivamente ci sono 175 mila individuati in condizione di precarietà, non lavoro o disoccupazione: una bomba sociale che la Regione dovrebbe disinnescare, al contrario di quanto viene indicato nel Dap.

LA DISCONTINUITÀ INTELLIGENTE- Servono proposte diverse, in grado di produrre un modello di sviluppo autonomo e sostenibile nel tempo capace di operare un intervento attivo di contrasto alla crisi economica a partire dalle maggiori vertenze industriali nel territorio, di finalizzare l’uso delle risorse comunitarie alla piena e buona occupazione, alla conversione ecologica e al sostegno della domanda interna, di definire un sistema di governo del territorio incentrato sul controllo pubblico dei servizi sulla partecipazione della popolazione e sull’uso efficiente e trasparente delle risorse. Ne abbiamo indicate 10 nella nostra proposta di risoluzione che propone una nuova idea dell’Umbria rispondente alle esigenze e alle aspettative della popolazione, piuttosto che agli obiettivi di riduzione della spesa pubblica. La sfida della discontinuità intelligente sul terreno economico e sociale deve partire dall’apertura di una nuova fase di confronto con il Governo nazionale. L’Umbria deve svolgere un ruolo di opposizione al processo di riforma neoliberista in atto. Proponiamo di costruire un fronte comune per un patto contro il Patto di Stabilità, capace di coniugare la rivendicazione delle necessarie garanzie di autonomia finanziaria, con la difesa della democrazia partecipativa, del carattere pubblico, dei beni comuni, del primato dell’interesse collettivo su quello privato. Oggi occorre prendere atto della conclusione di una vicenda politica e della necessità di un cambiamento profondo, riproponendo il tema della programmazione che è stata tanta parte dell’esperienza del buon governo del regionalismo umbro e che il presidente Locchi ha dichiarato concluso. LE DIECI PROPOSTE – Le dieci proposte che avanziamo pongono al primo punto l’intervento pubblico sulle crisi industriali, con il riconoscimento dello stato di area di crisi complessa per Terni e Narni; il secondo è l’elaborazione entro l’anno di un piano regionale per il lavoro; poi l’attuazione della legge per l’insediamento produttivo e occupazionale in agricoltura, per l’agricoltura sostenibile e anche per l’utilizzo a fini socio-occupazionali dei beni agroforestali pubblici, con la revoca dei processi di alienazione e di svendita in atto; rivedere la liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali; per le politiche di risanamento ambientale e la conversione ecologica del sistema economico, riproponiamo il ripristino dell’obbligo di approvvigionamento su base locale degli impianti di produzione energetica a biomasse, e per i rifiuti va superata la prospettiva dell’incenerimento affrontando la gestione del ciclo con la strategia “rifiuti zero”; per le politiche di welfare puntiamo ad uno strumento unico di accesso e di erogazione dei benefici per tutti i poveri e potenziali poveri, e al reddito sociale che permetta anche di rilanciare la domanda interna e i consumi; sul tema della mobilità e delle infrastrutture ribadiamo una netta contrarietà al progetto di trasformazione della E 45 in autostrada; per la sanità crediamo vada rispettata la riforma di tre anni fa nella quale si dava un anno per l’approvazione del piano sanitario, e vada attuata la legge per l’utilizzo terapeutico dei cannabinoidi; per le politiche fiscali proponiamo la revisione del Patto di Stabilità e l’uniformazione dei canoni ambientali della Regione per il prelievo idrico, per le acque minerali, per le attività estrattive, visto che le aliquote in Umbria sono troppo bassi rispetto alla media nazionale; infine proponiamo un nuovo patto per le autonomie, affrontare il tema di quale assetto istituzionale sia più funzionale nel nostro territorio. Queste i contenuti della piattaforma programmatica alternativa che propone uno sforzo straordinario per introdurre un’azione reale di cambiamento dei principali fattori che rendono l’Umbria una situazione molto più drammatica dentro il dramma della crisi nella quale anche il nostro Paese è dentro.

ANDREA LIGNANI MARCHESANI (FDI – RELATORE MINORANZA CENTRODESTRA) “DATI MACROECOMMICI E SOCIALI EVIDENZIANO IL FALLIMENTO DELLE POLITICHE REGIONALI. QUESTA PARTE DELL’AULA VUOLE IMPEGNARSI PER IL FUTURO DELL’UMBRIA E QUESTA VOLTA NON SI ACCONTENTA DI PARTECIPARE – Questa relazione sarà più breve ma più concreta di quella di Locchi, che si è arrampicato sugli specchi citando numeri che non possono essere confutati, o del collega Stufara che scopre una tendenza macro quantitativa economica e sociale soltanto oggi. Forse quest’ultimo non si rendeva conto di quanto accaduto a partire dal 2007 e aggravato poi nel 2011, due periodi in cui era assessore prima e componente della maggioranza a tutti gli effetti poi. Il Dap 2015 è profondamente differente da quello del 2011, il primo della Giunta Marini, ma forti sono le responsabilità del Governo regionale. Da un lato si vuole operare una sintesi tesa a proiettare l’Umbria nella prossima Legislatura, ma non si vogliono prendere impegni per il prossimo Governo regionale. In atto una forte involuzione democratica: grave il ritardo con cui si approva il DAP e si inizia la sessione di bilancio, con una irrituale proroga della Legislatura che ancora oggi rende incerta la data delle elezioni. Aggiungiamo poi tra le inadempienze di Legislatura la mancata approvazione di nuovi Piani strategici in materia di Sanità, Rifiuti e di fatto quello dei Trasporti, derubricati questi ultimi a sedicenti aggiornamenti, indice di strutturale incapacità di programmazione strategica da parte dell’Esecutivo. Mancano nel Documento precisi punti di riferimento come pure un forte elemento che era alla base della politica di partecipazione del Programma Marini. Nel 2011 il primo Capitolo del DAP conteneva elementi conoscitivi importanti insieme a forti elementi di discontinuità programmatica dall’era Lorenzetti che fece registrare una mancanza di risultati, un progressivo arretramento dell’Umbria ed un pericoloso avvicinarsi ai valori che caratterizzano le regioni del sud. La volontà di questo Governo regionale era quella di invertire la rotta attraverso anche una ‘riverniciatura’ del Patto poi ribattezzato Alleanza per l’Umbria. Detta Alleanza rimaneva comunque un capitolo a parte dell’intero DAP ed un fondamento dell’azione di Governo.

Nel DAP 2015 non c’è più traccia dei raffronti tra i valori dell’Umbria e quelli italiani e non c’è più alcun paragone quantitativo con le altre Regioni. Non si vogliono pubblicare dati inconfutabili che evidenzierebbero il FALLIMENTO DELLE POLITICHE REGIONALI: il PIL registra una crescita nel settennato 2005/2012 inferiore al Centro e alla media nazionale e ha avuto una forte contrazione a partire dal 2012, e il dato ‘confortante’ dell’export è al netto del settore della metallurgia come se l’Umbria potesse prescindere da detto settore. Il tasso di disoccupazione, pur inferiore nel 2013 alla media nazionale ha ormai sfondato la soglia psicologica del 10 per cento, soglia nemmeno sfiorata dalle Regioni del Nord a parte la Liguria. In questo quadro l’Alleanza per l’Umbria non è nemmeno menzionata una volta a dimostrazione della sua inutilità, è una sorta di stanco rito di adesione da parte di categorie sfinite che non hanno più la forza di contraddire se non dietro le spalle. Un fiore all’occhiello di questa Legislatura avrebbe dovuto essere la SEMPLIFICAZIONE, cui l’opposizione non ha fatto mancare il proprio appoggio o la propria adesione, sia nella norma generale quadro sia negli atti successivi. Il risultato, passerelle preelettorali a parte, è di là da venire, perché i testi unici dovranno essere giudicati dagli utenti e non magnificati a priori.

Anche le cosiddette riforme non hanno migliorato la situazione: NON IN SANITÀ dove persiste il cronico problema delle liste di attesa, con costi sempre più elevati dei servizi anche per le classi medio basse; NON IN AGRICOLTURA dove la nuova governance non ha prodotto semplificazione o liberato nuove risorse;, NON NEI RIFIUTI dove l’istituzione di un ambito unico regionale cozza con una realtà dei fatti dove convivono gestori di piccole realtà e tariffe differenziate, e sempre alte, in Comuni limitrofi. L’unico collante rimasto con la società regionale sembra essere quello della clientela come si evince dall’utilizzo dei FONDI COMUNITARI 2006/2013. Quasi un miliardo e seicento milioni di euro quasi totalmente impiegati o prossimi all’erogazione che non hanno portato benefici di sistema ma respiro o fortuna ai singoli, fondi quindi spesi male. Occorre un cambio di rotta soprattutto per quanto concerne il prossimo settennato. Come noto la cifra dei fondi europei è addirittura, seppur di poco, teoricamente superiore al settennato precedente.

Ma con una postilla grossa come un macigno. Occorrono per l’utilizzo 34 milioni annui di cofinanziamento obbligatorio da parte della Regione che è difficilissimo trovare all’interno di un bilancio rigido e bloccato. Su un bilancio di 2 miliardi 44.000 di euro , fatti salvi 1miliardo 736 milioni a destinazione vincolata ed i poco più di 100 milioni destinati al trasporto pubblico locale, rimangono a libera destinazione poco più di 225 milioni di cui però 52,79 milioni sono finalizzati al rimborso di prestiti contratti e quasi 100 milioni per spese obbligatorie. Rimangono poco più di 76 milioni da destinare ad interventi in larga parte già programmati. E’ evidente quanto sia difficile trovare i 34 milioni destinati al cofinanziamento già a partire da questo anno.

La partita decisiva è qui: occorre TAGLIARE SPRECHI E CLIENTELE per poter utilizzare dette risorse; occorre trasparenza e tempistica certa nei bandi; occorre premiare merito ed innovazione al di là di precostituite cordate che sanno di scambio elettorale. Necessaria una nuova stagione di vera discontinuità e di rinnovato entusiasmo politico, e questo sarà un onere e un onore cui non intendiamo sottrarci e a cui dedicheremo ogni energia nell’imminente campagna elettorale”.

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