Dai T-red al traforo dei Cenciarelli, una creatività che non conosce limiti

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Dai T-red al traforo dei Cenciarelli, una creatività che non conosce limiti

Dopo undici anni dall’istituzione della figura del Mobility Manager d’Area attribuita dalla legge ai dirigenti responsabili della mobilità dei comuni, l’Italia è ancora ferma al palo, stretta tra pesanti sanzioni per il superamento delle emissioni inquinanti e gli obiettivi ambiziosi e necessari di riduzione drastica del traffico veicolare, comprese le merci, dai perimetri urbani delle nostre città. E l’Umbria e Perugia, città capoluogo di Regione, seguono perfettamente la dinamica nazionale. Anzi, occorre riconoscere che l’Umbria fa meglio del trend nazionale, posizionandosi tra le cinque regioni, che hanno procurato le predette sanzioni all’Italia e per essersi, anche da ultimo, riaffermata per la presenza di veicoli per numero di abitanti, da fare impressione, e per il totale abbandono in cui versa la sua ferrovia (ex FCU). Ma Perugia si distingue ancora di più, per la creatività, che in questi anni ha saputo esprimere nella gestione della mobilità.

Nessun risultato, sul fronte della riduzione di traffico (se non per la crisi economica che ha attraversato cittadini e imprese e ancora in atto), nessun piano sugli spostamenti casa-lavoro, per i grandi enti e aziende del territorio, nessun contenimento dell’inquinamento atmosferico, tanto che l’area “Via Cortonese-Madonna Alta”, proprio lungo la direttrice del Minimetro’ (quasi nove milioni di euro annui a carico del bilancio del Comune) risulta la più trafficata e inquinata. Ma Perugia, in questo quadro, si distingue, soprattutto, per la fantasia di chi l’amministra e, in particolare, del suo Mobility Manager.

Dalle sanzioni milionarie messe a punto, a beneficio del noto buco di bilancio, con il sistema T-Red, capace di “beccare” migliaia di automobilisti indisciplinati, accusati di passare con il rosso ai semafori, anche laddove non c’era una intersezione stradale (ex Policlinico di Monteluce), e rei di essere troppo lenti, rispetto ai secondi fulminanti, dei tempi del “giallo”, all’opera faraonica del Minimetrò, che non impedisce a chiunque di continuare ad attraversare la città in auto, al progetto di super rotatoria a Madonna Alta, in cui sono gli stessi palazzi a fare da perno.

Ma l’ultima trovata, non c’è che dire, di questi tempi e con un piano della qualità dell’aria che attende di essere attuato e un trasporto pubblico da rilanciare, è sbalorditiva: un bel traforo, anzi, due; tagliare due colline della città perché i veicoli – non sappiamo quanti, non sappiamo di che tipo – possano attraversare la città da parte a parte. Il primo traforo, lungo la strada di Ponte Rio, all’altezza della Chiesta dei Cenciarelli (che non si sa ancora se verrà risparmiata) sbucherà a S. Galigano, all’altezza della Scolastica, vicino alle Fonti. Questo il primo tratto. Ma il traforo non si ferma qui, completato il primo tratto, sarà la volta di Monte Morcino, altro traforo, destinato a sbucare a Pian di Massiano.

Una lunghezza totale di 1,8 chilometri per soli 35 milioni di euro.

Chissà cosa avranno da dire i geologi di questa città…? Ciliegina sulla torta: la Regione sembra entusiasta dei trafori, avrebbe assicurato le risorse necessarie, visto che il nodo e il c.d. mini-nodo di Perugia, probabilmente non si faranno mai. E così la nostra ferrovia è destinata all’estinzione, il progetto di metropolitana di superficie, se mai dovesse trovare attuazione, sarà incapace di competere con un progetto così innovativo di mobilità “sostenibile”, tutta strutturata e costruita attorno alle auto.

Visto che la maggioranza di centro-destra ha ritenuto di bocciare tutte le proposte del M5S in materia di mobilità veramente sostenibile, invitiamo i cittadini ad aiutarci a fermare questo ennesimo scempio nella nostra città e a chiedere insieme al M5S l’investimento delle risorse in un trasporto pubblico efficiente, competitivo con il mezzo privato ed effettivamente sostenibile, e un Mobility Manager capace di attuare anche a Perugia (perché è possibile), una mobilità capace di rendere la città attrattiva agli occhi dei suoi abitanti e dei milioni di turisti che potrebbero visitarla ogni anno se solo la Regione e il Comune si decidessero ad attuare un serio programma di sviluppo e marketing turistico.

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