Consumo eccessivo in Umbria di psicofarmaci, revisione e potenziamento

La Terza Commissione consiliare ha ascoltato, ieri pomeriggio a Palazzo Cesaroni, medici di medicina generale, psichiatri, rappresentanti di associazioni in merito al “consumo eccessivo in Umbria di psicofarmaci e antidepressivi”

Consumo eccessivo in Umbria di psicofarmaci, revisione e potenziamento

“Revisione dell’organizzazione e potenziamento dei servizi territoriali; formazione adeguata del personale; maggiore comunicazione tra medici di famiglia e psichiatri, agire con forza sulla prevenzione e sull’abbattimento della burocrazia. No a patologizzare ogni comportamento anomalo”. È quanto emerso dall’audizione di ieri pomeriggio in Terza Commissione, presieduta da Attilio Solinas, circa il consumo “eccessivo” in Umbria di psicofarmaci ed antidepressivi e in merito alle problematiche attinenti la salute mentale. Nell’introduzione agli interventi da parte degli intervenuti (medici di medicina generale, psichiatri, rappresentanti di associazioni) il presidente Solinas ha rimarcato come “da alcuni dati, pubblicati dalla stampa qualche settimana fa, emerge un incremento di farmaci antidepressivi, tra il 2005 e il 2014, di oltre l’80 per cento (Rapporto Osservasalute 2015). Situazione fortemente legata – ha detto – a problematiche soprattutto di tipo sociale”.

Interventi:

GIOVANNA GRASSELLI (Ass.ne Madre coraggio): “Lo stato della salute mentale è in una chiara fase negativa. Troviamo difficoltà nel collaborare con i Centri di salute. Siamo sostanzialmente rimasti alla legge ‘180/1978’ (legge Basaglia: ‘Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori’), anzi, in parte, la situazione è peggiorata. Con troppa facilità si passa alla cronicità. Aumentare il dosaggio del farmaco se il paziente peggiora è una forma di intervento sbagliata. Bisogna sganciare la psichiatria dalle forme arcaiche a cui rimane legata. È necessario riqualificare il personale ed agire di più sulla prevenzione, a partire dalle scuole”.

MARIA ANTONIETTA SURACE (Società italiana medicina generale – Simg): “I livelli di prevalenza di depressione sono via via cresciuti dal 2000 in poi in maniera esponenziale. Dati nazionali evidenziano che nel 2005 la diagnosi di depressione era del 3,5 per cento, nel 2014 il livello di prevalenza è arrivato al 12 per cento, con prevalenza del sesso femminile e livelli particolarmente alti dei soggetti anziani (ultra 75enni). La prescrizione di farmaci è anche legata a diagnosi, oggi, più approfondita grazie soprattutto a strumenti particolarmente pratici ed in dotazione agli ambulatori di medicina generale. Per la depressione è importante: non farla diventare malattia cronica, evitare ricorrenze e ricadute. Va anche sottolineato tuttavia che i farmaci antidepressivi, oggi, vengono utilizzati anche per altre patologie come gli attacchi di panico, disturbi del comportamento alimentare, del sonno, somatoformi, ma anche, a volte, per dolori cronici. Oggi, pazienti con nuova diagnosi di depressione vengono trattati farmacologicamente in una percentuale del 40 per cento”.

PIERO GRILLI (Presidente provinciale Simg): “Abbiamo dato vita ad un concentratore di dati nazionali a cui arrivano dati reali dell’attività giornaliera di mille medici italiani di medicina generale che monitorano circa un milione di persone in Italia. Qualsiasi persona ha come primo punto di riferimento il medico di famiglia. Nell’attività quotidiana, chi sfocia in una forma di disagio non trova altri interlocutori che possano affrontare il problema, al di là del medico di famiglia che, con i suoi limiti, problemi e difficoltà a volte organizzative deve rispondere a queste esigenze di aiuto. Nel mio database ho un 20 per cento di codifica di disagio psichico tra i miei assistiti. È necessario l’ascolto, che deriva però dal tempo, dall’organizzazione, dalla gestione della salute. Noi siamo oberati, come tutti del resto, da una burocrazia infernale. Negli anziani è ormai prassi comune, da parte dei medici, l’introduzione di un farmaco antidepressivo tra gli altri farmaci che assumono. In Umbria si utilizzano comunque, per il 36 per cento, farmaci generici, e questo rappresenta il livello più alto tra le altre regioni italiane”.

PAOLA MEATTINI (Auret): “Non si può parlare di cura se poi viene prescritto lo psicofarmaco. Bisognerebbe invece con più forza ed attenzione capire il perché un paziente entra in depressione. Spesso si tratta di un individuo in crisi che non avrebbe bisogno di psicofarmaci. Serve più tempo per l’ascolto. Mi domando perché la neuropsichiatria non riesce a fare corpo con altre branche”.

MARIA PATRIZIA LORENZETTI (Psichiatra): “C’è troppa separazione tra la medicina e la psichiatria. Bisogna ridurre la distanza con i medici di base e con il paziente e la sua famiglia. La malattia psichiatrica va trattata come malattia. Oggi, ogni forma di tristezza viene tradotta in depressione, ma non è così. Siamo di fronte ad un abuso di ansiolitici e di antidolorifici. È vero che l’Umbria in fatto di consumo di antidepressivi è al quarto posto, ma ha comunque frenato nell’ultimo periodo, invertendo il trend”.

MARCO CAPORALI (Cisl medici): “Il problema di base è l’approccio al paziente. Servirebbe meno burocrazia. Le sfaccettature della depressione sono elevatissime, manca il contatto tra medici di base e psichiatri. Le forme depressive sono in crescita, ma al farmaco si deve arrivare se non ci sono altre possibilità di intervento”.

TIZIANO SCARPONI (Medico medicina generale): “Bisogna fare sistema e fare rete, se ne parla dagli anni Settanta, ma l’obiettivo non è stato ancora raggiunto. C’è una chiara mancanza di collegamento tra la medicina generale e la psichiatria. Dal 1980 ad oggi è cambiato il mondo. Si va verso la patologizzazione della normalità, il business troppo spesso rende malato anche chi non lo è. Tutti dobbiamo mettere in campo le migliori forze per fare finalmente e concretamente sistema”.

MARINA BRINCHI (Psicologa): Bisogna guardare con estrema attenzione all’aumento del consumo degli psicofarmaci. Le paure e le ansie sono forti, inducono richieste di accesso all’area sanitaria. Esiste la malattia psicopatologica conclamata a cui la psicoterapia può dare una grande e importante risposta. Serve maggiore sinergia tra i servizi e maggiori risorse da destinare agli psicoterapeuti. La presenza di personale psicologico nel distretto e nella medicina generale rappresenta una risorsa. L’obiettivo deve essere l’abbattimento delle prescrizioni improprie”.

CARLO PICCINI (Forum terzo settore): “Bisogna sempre tenere conto della sofferenza profonda di tante persone. I tagli alla sanità hanno prodotto un aumento della mortalità. Bisogna accompagnare meglio le persone nei percorsi della sofferenza e della emarginazione. Un problema è anche la povertà educativa. Vanno utilizzate meglio le risorse a disposizione per dare migliori risposte ai problemi”. Interventi dei membri della Commissione e consiglieri regionali presenti:

CARLA CASCIARI (Pd): “Si tratta di un tema di attualità che va approfondito per capire soprattutto se il dato umbro è sovrastimato o no. Capire il perché e da dove deriva questo dato eclatante e se ci sono fasce di età con maggiore prevalenza. Va strutturato un approfondimento nel riassetto della medicina territoriale. È importante scendere nel particolare per capire come si è evoluto il fenomeno dell’uso degli psicofarmaci”.

SERGIO DE VINCENZI (Rp): “Siamo di fronte all’ipocrisia di una società fondata sul consumismo e di una politica che nasconde le ragioni di queste situazioni, oppure le asseconda, come sta facendo per la dipendenza da gioco d’azzardo. Bisogna sostenere con più forza le difficoltà delle persone e smetterla con questa miopia della politica che non affronta in modo approfondito le problematiche. Mettere l’uomo al centro della riflessione, soprattutto dal punto di vista relazionale”.

CLAUDIO RICCI (Rp): “vanno utilizzate al meglio le risorse regionali, ma anche quelle messe a disposizione dai Comuni ed intervenire sul territorio attraverso forti azioni di prevenzione. Serve maggiore connessione tra la malattia ed il mondo esterno per determinare livelli di recupero maggiori e a volte inattesi. I giovani disconnessi (da internet), tra i 17 e 19 anni sono ormai una minoranza, rappresentando appena il 12 per cento. Significa che l’88 per cento sono connessi tecnologicamente tra loro, perdendo il quadro relazionale. Il 20 per cento delle persone ‘normali’ nel mondo delle professioni in genere, usa farmaci non opportuni per migliorare le prestazioni quotidiane. Serve maggiore connessione con le strutture sociali esterne”.

ATTILIO SOLINAS (presidente Commissione): “Audizione utile ed interessante per maggiori riflessioni politiche. C’è un aumento del disagio in varie fasce della popolazione e gli operatori sono portati ad una maggiore prescrizione dei farmaci. Siamo chiamati ad intervenire sulla carenza dei servizi e degli operatori. Da evidenziare come l’abuso degli psicofarmaci sia dettato dal mercato: si tende a patologizzare ogni comportamento anomalo”.

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