CONSIGLIO REGIONALE BOCCIA LA LEGGE SUI REVISORI CONTABILI

images(UJ.com3.0) PERUGIA – Il Consiglio regionale ha bocciato questa mattina la proposta di legge “Norme per rafforzare l’indipendenza, l’imparzialità e la competenza dei revisori contabili nominati negli enti di competenza regionale”. L’esito del voto sull’articolo 1 ha visto prevalere i voti non favorevoli, con 8 no (Lignani Marchesani, De Sio (Fd’I), Barberini (Pd), Nevi, Rosi, Monni, Modena, e Valentino (Pdl), 5 astensioni (Smacchi (Pd), Goracci (Cu), Carpinelli, Buconi (Psi) e Monacelli (Udc) e 12 sì (Galanello, Tomassoni, Bracco, Chiacchieroni, Mariotti, Locchi, Bottini e Cecchini (Pd), Cirignoni (Lega), Brutti e Dottorini (Idv), Stufara (Prc). L’atto respinto è frutto dell’unificazione di due proposte una a firma Dottorini e Brutti (Idv), l’altra, che la Prima Commissione ha scelto come base, ha come primo firmatario Zaffini (Fd’I), insieme a Rosi (Pdl), Buconi (Psi), Smacchi e Bottini (PD) (al momento della presentazione della proposta tutti componenti del Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’Amministrazione regionale). LE RELAZIONI Il relatore di maggioranza, OLIVIERO DOTTORINI (presidente della prima Commissione) ha evidenziato che “REVISORI LEGALI E COLLEGI SINDACALI NON POSSONO ESSERE NÉ DI DESTRA NÉ DI SINISTRA NÉ DI MAGGIORANZA NÉ DI MINORANZA.

Per troppo tempo la politica ha consentito che i collegi di garanzia delle società o delle agenzie dipendenti dalla Regione fossero frutto di una trattativa tra maggioranza e opposizione in cui a perdere era sempre la terzietà di questi organismi e a trionfare l’indipendenza di chi è chiamato a un ruolo importantissimo. L’Aula del Consiglio regionale ha l’opportunità di inviare un segnale forte alla comunità umbra, approvando una legge che sottrae alla politica e alle spartizioni le nomine di figure tecniche molto importanti, che hanno funzioni fondamentali di controllo sulla corretta gestione di enti e società dipendenti dalla Regione e che pertanto occorre più che rispondere a questa o a quella forza politica siano dotati di indipendenza, imparzialità e soprattutto competenza una legge moderna e coraggiosa che non esclude né favorisce nessuno per ragioni politiche. La legge affronta il tema della modalità di nomina o designazione di componenti degli organi di revisione legale e colleghi sindacali di spettanza della Regione al fine di assicurare la massima indipendenza, imparzialità e obiettività nello svolgimento delle attività di controllo. Il testo scaturisce da due proposte di legge di iniziativa consiliare che, nel corso dei lavori della I Commissione, sono state abbinate in quanto riguardante la medesima materia.

La proposta che è scaturita dai lavori della Commissione persegue due obiettivi: riassegnare al Consiglio regionale quella funzione di controllo che gli viene espressamente attribuita dallo statuto, funzione complessa e delicatissima, ma essenziale per garantire la trasparenza e la correttezza nella gestione di organismi, agenzie e aziende a rilevanza pubblica; innalzare il livello di qualità dell’attività di controllo, garantendo allo stesso tempo la piena autonomia e obiettività ai professionisti che saranno chiamati a svolgerla. Si tratta di obiettivi ambiziosi ma non ulteriormente rinviabili anche in considerazione dello scarso livello di fiducia nei riguardi della politica che nella fase che stiamo attraversando ha raggiunto i minimi storici: una delle motivazioni principali che stanno alla base di questa proposta risiede nell’esigenza di sganciare figure di garanzia che necessitano di spiccate e provate competenze e dall’altro di una provata indipendenza e equidistanza da condizionamenti e interferenze”.

Per il relatore di minoranza, ANDREA LIGNANI MARCHESANI (Fratelli d’Italia) “QUESTO ATTO DEVE ESSERE UN SERIO SPUNTO DI RIFLESSIONE DA PARTE DELLE FORZE DI MAGGIORANZA E DI OPPOSIZIONE. Il criterio dell’estrazione a sorte è tutt’altro che garanzia di indipendenza degli stessi ma il più delle volte è intromissione all’interno dei poteri della politica da parte di soggetti tecnici. I requisiti posti per i revisori dei conti della Regione sono talmente stringenti che, invece, di garantire professionalità, di fatto, fanno una sorta di barriera d’entrata che predeterminano una casta nella casta, tanto è vero che solo 18 persone hanno fatto richiesta per accedere al sorteggio, perché pochi erano coloro che avevano i requisiti. Credo che si debba garantire una possibilità di accesso anche a coloro che si affacciano alla professione, che forse proprio perché più slegati dai gangli del potere garantiscono molto più indipendenza di quanto non la possano garantire ‘Soloni’ che hanno costruito i loro requisiti proprio con tutto quello che oggi noi si cerca di combattere con questa norma. Di fatto, chi ha i requisiti per poter accedere al sorteggio revisori Regione Umbria sono soggetti che sono stati designati dalla politica o nelle aziende sanitarie o ospedaliere o Comuni capoluogo o province, perché senza questi requisiti non si poteva accedere a questo sorteggio. Il Consiglio regionale dell’Umbria non trova di meglio che abdicare ulteriormente alle proprie competenze. Se votiamo questa norma, andiamo a abdicare a ruoli e responsabilità del Consiglio regionale, ci iscriviamo tra coloro che sostengono la deriva tecnocratica che ha deciso di invadere quelle che erano le competenze delle assemblee e quelle che erano le sovranità del regionalismo, è un qualcosa di assolutamente inaccettabile. Da un punto di vista più politico non mi sembra che la maggioranza sia coerente, prevedendo che anche i presidenti dei consigli di amministrazione e gli amministratori unici vengano estratti a sorte in un registro di persone con comprovate qualità. Per questi motivi siamo contrari a questo disegno di legge”.

GLI INTERVENTI.

FRANCO ZAFFINI (Fd’I): “Su questa materia è indispensabile usare obiettività morale rispetto alle proprie convinzioni ed appartenenze. Ho collaborato e sono primo firmatario di questa proposta di legge, predisposta dal Comitato di controllo che ho presieduto che ha voluto agire sulla legge vigente e quindi sui criteri di nomina e sulla linea dei comportamenti dei sindaci revisori. Va evidenziato come dopo molteplici audizioni abbiamo avuto la netta consapevolezza di trovarci di fronte soggetti che avevano travisato il loro ruolo e altri, nel peggiore dei casi, che non avevano neanche capito di cosa parlavano. Siamo stati obbligati a mettere mano alla legge dalla constatazione che, chi aveva ricevuto la delega dal Consiglio regionale per il controllo, non aveva alcuna percezione di cosa doveva fare. La normativa predisposta prevede invece competenza, imparzialità e ogni conoscenza necessaria per controllare seriamente l’ente e le agenzie collegate. Si è agito su una normativa che sganci il mandato del controllore da quello dell’amministratore. Il lavoro di elaborazione del testo di modifica della norma è stato portato a termine anche grazie alla collaborazione dell’Ordine dei commercialisti e della Corte dei Conti. Il sorteggio, introdotto da legge nazionale, non mi trova affatto d’accordo. Sostanzialmente, per il Consiglio regionale e per la politica, significa abdicare al proprio ruolo. Sarebbe stato meglio predisporre un elenco di ‘uguali’, dal punto di vista professionale e quindi delle esperienze maturate. L’impianto complessivo della legge uscita dal Comitato è condivisibile e per questo la voterò. Cosa che non farò invece per quanto riguarda il sorteggio che giudico un eccesso di zelo che va a rovinare una normativa bilanciata e misurata”.

MASSIMO BUCONI (Psi): “La proposta legislativa uscita dal Comitato di controllo è stata il frutto di numerose audizioni e di un costruttivo dibattito. La politica non può abdicare al suo ruolo, quindi il Consiglio regionale eletto dai cittadini, espressione più alta della democrazia, deve poter esercitare le proprie funzioni. Ci troviamo sostanzialmente di fronte al fatto che alle opposizioni viene negato il diritto di controllo sulle azioni della maggioranza. L’estrazione a sorte dei sindaci revisori rappresenta la deresponsabilizzazione della politica. Senza considerare che questo significa anche un aggravio dei costi nel bilancio. Bisogna partire dal presupposto che, chi viene nominato dal Consiglio regionale non è brutto e cattivo. Chiedo di votare la legge per parti separate perché sono favorevole all’approvazione delle norme generali, ma contrario alla scelta dei sindaci revisori attraverso estrazione”.

LUCA BARBERINI (Pd): “Capisco perfettamente le ragioni e le motivazioni che hanno spinto i proponenti ad avanzare questa proposta, che però nasce da un’errata valutazione, un’errata comprensione del ruolo dei revisori nelle società, e ancora penso che questa sia una proposta con evidenti problemi di fondo, e avendo problemi di fondo è una proposta, a mio avviso, nemmeno emendabile. Rispetto alla nomina dei revisori dei conti della Regione c’era un obbligo statale; qui obblighi non ne abbiamo, è un’autonomia di questa Assemblea legislativa e come tale possiamo accettare, inserire questa norma o non inserirla. Ci sono due problemi fondamentali e di principio: il primo riguarda al burocrazia. La risposta migliore che possiamo dare per rendere più efficiente il nostro Paese è quello della semplificazione e ci abbiamo fatto anche una legge regionale. Questa proposta invece aumenta ancora di più il sistema burocratico della nostra Regione. Sfugge a tutti noi, probabilmente, che la materia degli incarichi di revisione è stata disciplinata da un decreto legislativo, il ’39 /2010′, che ha introdotto principi nel nostro ordinamento giuridico, principi all’avanguardia riconosciuti dalla stessa Unione Europea. Ebbene, noi inseriamo, pensiamo di essere più capaci di fare questa valutazione. Oggi il controllo dei revisori è stato trasferito interamente sia per quanto riguarda gli aspetti di iscrizione sia per quanto riguarda gli aspetti di aggiornamento, al Ministero di Giustizia, quindi quella credo che sia il massimo dell’espressione della capacità di controllo che può essere esercitata dalla Pubblica Amministrazione. I requisiti di indipendenza professionale sono insiti nella scelta, nella natura professionale, non certo saremmo noi a dare una legittimità al requisito di indipendenza. Secondo problema, più politico. In questa sede è stato a sproposito utilizzato il termine della spartizione, a me sembra che sia più corretto e più giusto, invece, rimarcare l’aspetto dell’assunzione della responsabilità. Siamo stati eletti per scegliere, non per delegare, non per affidare a terzi, ma per assumerci responsabilità nelle scelte che facciamo di fronte al cittadino, tanto meno non possiamo permetterci il lusso di delegare alla fatalità, al caso. Non dobbiamo fare come gli struzzi, nascondere la testa sotto la sabbia, dobbiamo risolvere i problemi, e dare risposte ai nostri cittadini, non dobbiamo affidarci alla mano fatata che non credo scelga meglio di noi. La scelta dei revisori della Regione Umbria è la testimonianza diretta e tangibile: anche la politica la più strana, la più disattenta non sarebbe stata capace di scegliere due persone dello stesso studio professionale, non c’è un giudizio negativo su quelle due persone ma nel momento in cui si richiede indipendenza, autorevolezza, non è possibile che su tre soggetti due provengano dallo stesso studio. Voto contrario”.

GIANLUCA CIRIGNONI (Lega nord): “Si tratta di una buona legge, di cui c’era necessità. Ho assistito con un certo sconcerto all’audizione dei revisori dell’Agenzia umbra sanità, allo scandalo dei mancati controlli che questi signori hanno fatto, ai danni stessi che sono stati creati al bene pubblico, ai cittadini e all’Amministrazione regionale, allora credo che sia importante il passaggio di questa legge in quest’Aula, sia importante che questa legge venga approvata per due motivi in particolare. Con questa legge si ristabilisce una delle funzioni più importanti di questo Consiglio, che è quella di controllo e vigilanza sull’Amministrazione regionale. Inoltre, pur preservando la qualità, visto che viene istituito un elenco dove confluiranno i soggetti professionisti che saranno poi destinati a entrare nei collegi sindacali e di revisione, si pone un punto fondamentale, quello di svincolare o almeno tentare di farlo la politica da queste nomine, di porre un punto fondamentale che è quello di dire: il controllato non può nominarsi anche il controllore scegliendoselo”.

RENATO LOCCHI (Pd): “Condivido la legge e voterò l’emendamento dell’estrazione a sorte. Dobbiamo essere realisti con la situazione di cui si parla le nomine da parte di questo Consiglio regionale all’interno di collegi sono nomine su cui ci si assume la responsabilità. Non è buona la presente situazione delle cose, tant’è che il Consiglio regionale, nella sua componente ad hoc deputata aveva iniziato a rivedere questi meccanismi. Sul primato della politica, io nego in modo convintissimo che il primato della politica passi attraverso la nomina di un membro del Collegio sindacale di Sviluppumbria. La sottrazione dalle scelte può determinare la cosa di cui ha parlato il consigliere Barberini. Però se vogliamo possiamo dare dare un segnale che sicuramente non peggiora lo stato attuale della situazione, perché se era così idilliaca tanto valeva che neanche si mettesse mano. Il caso delle nomine che fa la presidente della Giunta regionale è diverso, perché a dirigere Sviluppumbria o qualsiasi altro soggetto non può essere oggetto di estrazione a sorte, ci deve essere qualcuno che in modo possibilmente coerente e conseguente sviluppa l’attività e il programma di mandato che il Governo regionale si da”.

ORFEO GORACCI (Comunista umbro): “Il disegno di legge sembrerebbe tutto impostato su una maggiore trasparenza, una maggiore correttezza, una tranquillità. Le riflessioni del collega Barberini sul ruolo della politica inteso come politica delle Istituzioni credo che meritino una certa attenzione. Il presidente Locchi, con il realismo di cui è dotato, diceva che certamente non si va a peggiorare una condizione, forse ha ragione, ma io, nel dire che in questa difficoltà che ho nel capire il gran meglio rispetto al peggio perché la politica seria, il soggetto di qualsiasi genere esso sia, lo sceglie in base a competenza, correttezza, capacità, qualità che non automaticamente nel sorteggio. Mi asterrò sulla proposta ricordando due cose: il fatto che escano dalla sorte due appartenenti allo stesso studio professionale e che sia stato necessario stanziare per i revisori tecnici ulteriori 50 mila euro”.

PAOLO BRUTTI (Idv): “Concordo con quanto affermato dal capogruppo del Pd, Locchi circa lo sfatare il principio di ‘metterci la faccia’ per il quale ho il diritto di nominare e se poi l’ho fatto in modo sbagliato, vengo cassato. Si tratta di un ragionamento astratto che non vale nemmeno in politica economica. Adesso non voglio citare esempi storici, ma quando c’era la contrapposizione tra comunisti e democristiani, i democristiani si potevano ‘mangiare’ quello che gli pareva, ma c’era il motivo storico fondamentale, che anche se mangiavano combattevano il comunismo, quello è un esempio di come questa idea di metterci la faccia non funziona. Nessuno smetteva di votare Democrazia Cristiana per il semplice fatto che c’era un obiettivo politico maggiore da tenere in conto. Il valore della politica si misura su questioni molto più grandi, su queste questioni minori lasciamo funzionare più trasparenti. Il meccanismo del sorteggio rappresenta un elemento innovativo che non scandalizza nessuno, anzi, ci fa apparire all’esterno di quest’Aula come coloro che tutto sommato, posti di fronte al problema di dare trasparenza alle loro azioni amministrative si comportano e danno poi una risposta positiva, che è quella che l’opinione pubblica cerca e pretende”.

SANDRA MONACELLI (Udc): “Questa legge non suscita per niente passione. Risente della forte crisi che sta attraversando la politica e della deresponsabilizzazione da parte dei politici. Non c’è la certezza che il nominato sia il più competente, ma probabilmente il più vicino a colui che lo nomina. È una sorta di ‘necessità-virtù’. Il sorteggio è una scappatoia dalle proprie responsabilità. Eppure lo scenario politico nazionale dovrebbe motivare anche l’istituzione regionale a fare qualcosa di più e di diverso. Non si tratta di un buon contributo per il rilancio delle motivazioni della politica e dunque dei partiti, per questa ragione reputo più opportuno astenermi sul punto”.

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