Cassa integrazione 2014, “Smacchi (PD), all’Alto Chiascio il triste primato”

“Anche nel 2014 l’Alto Chiascio e la zona dell’Umbria che più soffre la duratura crisi economica pagando un caro prezzo in termini di posti di lavoro persi e impoverimento del tessuto industriale”. È quanto dichiara il consigliere regionale Andrea Smacchi (Partito democratico).

“I numeri parlano di una situazione sempre più allarmante – prosegue Smacchi – che nel 2014 è andata addirittura peggiorando fino ad arrivare a circa 1100 lavoratori in cassa integrazione di cui 770 in riduzione di orario e 336 in sospensione completa. In particolare la città che maggiormente risente della crisi è Gubbio, che vede nel 2014 un totale di 609 lavoratori in cassa integrazione di cui 401 in riduzione e 208 in sospensione completa.

Anche gli altri Comuni della Fascia Appenninica pagano un caro prezzo. Gualdo Tadino, infatti, subisce la crisi con 278 lavoratori in Cig, di cui 188 in riduzione e 90 in sospensione, seguita da Nocera Umbra dove i lavoratori in Cig sono in totale 73 (66 in riduzione e 7 in sospensione). Situazione ancora più grave è quella di Fossato di Vico che, pur essendo un comune di piccole dimensioni, vede un totale di 91 lavoratori in cassa integrazione di cui 78 in riduzione e 13 in sospensione completa.

A seguire ci sono i Comuni di Sigillo con 18 lavoratori in Cig, Montone con 9 lavoratori, Valfabbrica con 8 lavoratori, Costacciaro con 8, Pietralunga con 7 lavoratori, fino ad arrivare al Comune di Scheggia e Pascelupo con 2 lavoratori in Cig”. “Una situazione questa – continua Smacchi – che ci dimostra come la crisi economica sia ancora feroce e come sia assolutamente indispensabile che le istituzioni percorrano tutte le strade possibili per arrestare la desertificazione industriale di una delle zone più produttive della regione.

Nel 2015 inoltre, con l’entrata in vigore della riforma Fornero, cambieranno completamente i requisiti per accedere agli ammortizzatori e le modalità di erogazione, che sicuramente non saranno di aiuto alle tante persone che rischiano il posto di lavoro o che già lo hanno perso. Anche il cosiddetto Jobs Act in discussione in questi giorni in Parlamento e l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio non sarà di aiuto per i lavoratori compresi nella fascia di età tra i 40 e i 60 anni che sono senza occupazione”. “Siamo in una fase di profondi cambiamenti – conclude Smacchi – che dovranno portare il mondo del lavoro verso una semplificazione ed efficienza attese da decenni.

Ma questo dovrà avvenire sotto la stretta vigilanza delle istituzioni che dovranno innalzare le possibilità di impiego senza però rinunciare alla inclusione dei meno giovani”.

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