Caso Rocchetta, Liberati M5s: “Confindustria non difenda l’illegalità”

M5s Umbria: "Le dichiarazioni rilasciate sul caso ‘Rocchetta’ dal neopresidente Cesaretti suonano fuori luogo"

Caso Rocchetta, Liberati M5s: “Confindustria non difenda l’illegalità”

“Confindustria difende l’illegalità? Credevamo che la nuova dirigenza umbra dell’associazione datoriale ponesse tra le sue priorità più sacre il rispetto della legge e dello Stato di diritto, unica via per dare certezza a famiglie e imprese anche in Umbria”. Così il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, in una “nota congiunta con il consigliere comunale di Gualdo Tadino, Stefania Troiani”.

“Ecco perché, dopo il silenzio assordante e di lunga data su molte crisi aziendali del ‘Gualdese’, le dichiarazioni rilasciate sul caso ‘Rocchetta’ dal neopresidente di Confindustria Umbria, Ernesto Cesaretti suonano fuori luogo, a meno di ridurle a inopportuna difesa d’ufficio delle solite multinazionali di rapina: il M5S ribadisce come chi, per primo, metta a rischio i posti di lavoro, dopo i casi Merloni e le varie aziende ceramiche, sia proprio certa presunta classe dirigente italica -politica, associativa, sindacale- assai adusa a pratiche consociative, ma spesso disattenta nell’applicazione rigorosa delle regole, tanto da distorcere il mercato, impoverendo comunità costrette perfino a strapagare l’acqua medesima, quando a taluni potentati viene pressoché regalata”.

Ma secondo Liberati “c’è di più: se Confindustria, per definizione, ha davvero a cuore il diritto di proprietà, converrà che debbano essere esclusivamente i possessori del bene a decidere di come disporne, e non certo il Comune di Gualdo Tadino, che, da 40 anni, ha usurpato altrui ricchezze e seguita con faciloneria a svendere tutto in cambio di nulla, stile colonia britannica. Ecco, assicuriamo ai cittadini che quell’era è finalmente conclusa anche grazie alla sentenza del Commissario agli usi civici.

Ecco perché questa proroga sarà doverosamente bloccata, la Regione farà marcia indietro rispetto all’illegale atto assunto, mentre i reali proprietari delle aree saranno gli unici a potersi esprimere su cosa fare delle loro preziose risorse. Poiché si tratta di acqua, bene non delocalizzabile, cadono parimenti nel vuoto le minacce di disimpegno, dirette e oblique, da parte di questa multinazionale”. “Non aggiungiamo altre parole alle patetiche osservazioni di Confindustria – aggiunge il capogruppo regionale pentastellato -, associazione della cui inefficienza ha già detto la sua la trasmissione ‘Report’ appena qualche settimana fa. Intanto, come sempre accade laddove manchi un virtuoso accompagnamento politico, ci penseranno nuovamente i giudici, e la Comunanza Agraria, a restituire ai cittadini di Gualdo Tadino quei milioni, anzi – conclude -, quelle decine di milioni di euro, fin qui riservati alle già grasse tasche di ‘Rocchetta’ e dei Del Piero di turno”.

Caso Rocchetta

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