Caso Joan, Sarah Bistocchi interviene come donna e come cittadina

Il che significa che in questo momento Joan è senza identità

Caso Joan, Sarah Bistocchi interviene come donna e come cittadina

Caso Joan, Sarah Bistocchi interviene come donna e come cittadina

da Sarah Bistocchi
PERUGIA – Mi si chiede un contributo prima ancora che come consigliere comunale, come donna. Ma prima ancora, io sono una cittadina. E da cittadina, non mi sento affatto rappresentata da un Sindaco conciliante nei toni, ma reazionario negli atti e nei fatti. Il più reazionario d’Italia: tutti i Comuni con richieste analoghe nel nostro Paese non hanno rifiutato la trascrizione dell’atto di nascita del minore, al contrario lo hanno trascritto integralmente, oppure solo parzialmente ma riconoscendone comunque l’identità. Questo è il primo caso in Italia di rifiuto totale di trascrizione di un atto di nascita ad un bambino nato all’estero da genitori italiani.

Il che significa che in questo momento Joan è senza identità, senza documenti, senza assistenza sanitaria. Insomma, senza diritti. Concetto, quello dei diritti, che fa parte della cultura e delle radici della nostra città, sempre all’avanguardia su questi temi, da Capitini in avanti. Invece questa Amministrazione pare tornare indietro, mostrando nei confronti del mondo dei diritti una reticenza culturale e un’ostilità politica sempre più evidenti.

Il sindaco Romizi, ieri eccezionalmente presente in consiglio, si è trovato davanti una sala del consiglio gremita di cittadini, tutti venuti a chiedere conto delle azioni politiche di questa Amministrazione: si parlava del caso del piccolo Joan, ma anche di tanti altri bambini che ancora ad oggi non possono essere iscritti ai nidi d’infanzia comunali, perché ancora ad oggi non sono aperte le iscrizioni per l’anno scolastico che inizierà tra soli due mesi.

A queste famiglie, quelli che ancora non hanno potuto iscrivere il proprio figlio all’asilo nido e che non sanno ancora quindi se verrà accettato o meno, a queste famiglie il Sindaco ha chiesto scusa.

Ad una famiglia che di fatto viene esiliata in Spagna (perché senza documenti il piccolo ovviamente non può viaggiare) e che non può tornare in Italia, invece no. Perché si chiede scusa soltanto ad un tipo di famiglia? Questo avremmo voluto ieri dal Sindaco: la promessa di riparare all’errore commesso, e delle scuse al piccolo, alla sua famiglia, ma anche ad una comunità e ad una città che sempre meno si ritrova nelle scelte politiche di questa amministrazione, che è maggioranza a Palazzo dei Priori, ma forse non altrettanto in città.

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