Caso Barberini, M5s, la punta dell’iceberg di una politica immobile ed arrogante

La crisi di Giunta è lo specchio di un sistema autoreferenziale nefasto per l'Umbria e gli umbri

Crisi Regione, Appello M5s: "Andatevene tutti a casa!"

Caso Barberini, M5s, la punta dell’iceberg di una politica immobile ed arrogante

da Maria Grazia Carbonari (Portavoce M5S – Consiglio regionale dell’Umbria) – Le vicende di questi giorni, denunciate dall’ex assessore Luca Barberini, riportano alla luce della cronaca il preoccupante fenomeno dell’approccio totalitario da parte di Catiuscia Marini (in aperta continuità con la precedente presidente Lorenzetti) in ogni aspetto della gestione regionale, non solo nell’importantissimo settore della sanità. Oggi però non voglio entrare nel merito di questa vicenda, ma piuttosto scattare una “istantanea” di questo momento drammatico per la nostra Regione. Probabilmente nei prossimi anni se ne parlerà come di un momento decisivo, ma questo solo il futuro ce lo dirà.

Quando sono stata eletta, cercando di portare la mia esperienza personale e professionale in questo nuovo ruolo di consigliere, sono stata colpita in particolare dalla assurdità con cui l’intero apparato politico umbro opera.
Ciò che non sarebbe mai consentito nel settore privato, nella gestione pubblica umbra è naturalmente perpetrato senza reali conseguenze per il responsabile. Le regole diventano molto fumose ed elastiche, dai termini per l’accesso agli atti, alla pubblicazione dei documenti nella sezione Amministrazione trasparente dei siti Web istituzionali, alla gestione delle società partecipate che comportano un bagno di sangue per le finanze regionali (cioè per i soldi di tutti noi cittadini).  La realtà oggettiva sembra diventare oggetto di opinione politica, con dati manipolati dall’arte retorica, pur di negare a tutti i costi quella stessa realtà.

Quando il consigliere, nel pieno dei propri doveri istituzionali, indaga e denuncia l’operato della Giunta, viene sistematicamente attaccato ed interrotto dalla presidente della Regione con violenza verbale o con tono di scherno, ostentando questa una superiorità ed un’intoccabilità rispetto al Consiglio (vero organo di rappresentanza dei cittadini), che ha eguali solo in altre realtà politiche che non definiremmo propriamente democratiche. Andrebbe ricordato che il partito della presidente Marini ha ottenuto soltanto il 35% dei voti e con tale percentuale lei pretende di imporre la propria volontà senza tollerare nessuna critica o voce contraria interna od esterna.

Il primo scontro con un sistema che pretende di comandare ignorando tutto e tutto l’ho avuto in occasione della presentazione della Relazione alla decisione di parifica del rendiconto generale della Regione Umbria, a luglio 2015. La Corte dei Conti aveva rilevato tantissime anomalie nella gestione della prima Giunta Marini, puntualmente indicate ed argomentate nella Relazione, finendo però per dare comunque la parifica.
Nonostante ciò le numerose criticità rilevate e da noi denunciate, tali come la poca trasparenza in tema di strumenti finanziari derivati e nella valorizzazione del patrimonio regionale, la disastrosa gestione delle società partecipate, il preoccupante aumento del debito regionale ed i numerosi problemi della sanità (che purtroppo è lontana anni luce dall’eccellenza che la presidente Marini vuol farci credere), sono nero su bianco e sono stati il punto di partenza delle inchieste che stiamo conducendo e che continueremo a portare alla luce.

Un sistema politico, quello del PD umbro, caratterizzato da “prese di posizioni arroganti”, come lo stesso Luca Barberini lamenta nella sanità. E la sanità è soltanto la punta dell’iceberg di questa mala gestio, testimoniata dallo scandalo dei “letti aggiunti”, dal basso utilizzo della “Centrale Regionale di Acquisto per la Sanità”, già denunciato dalla Corte dei Conti, dai tempi di attesa sia a Perugia che a Terni e che ha determinato un precipitare dell’Umbria nella classifica LEA.

Sebbene la sanità è il capitolo più rilevante nel bilancio regionale, purtroppo questa logica autoreferenziale e di spartizione, fatta di pochissime persone che mantengono il potere economico e politico ad ogni costo, si applica ad ogni aspetto della politica regionale, finendo per soffocare lentamente la nostra Regione. Ne è un vergognoso esempio il ricchissimo sistema di “vitalizio occulto” di cui sono beneficiari pochi fortunati ex politici del PD, tutti curiosamente “riciclati” con stipendi d’oro a fine mandato in società partecipate, cooperative beneficiarie di appalti, fondazioni bancarie o altri incarichi lautamente retribuiti direttamente od indirettamente con i soldi dei cittadini.

Anche su ciò la Corte dei Conti ha più volte richiamato la Giunta che, con arroganza, ha sistematicamente ignorato quanto segnalato dai giudici contabili, come nel caso, per citarne uno tra tanti, di V.V., Valentino Valentini, ex sindaco PD di Montefalco. Ma basta guardare in internet dove finiscono ex sindaci e consiglieri del PD per capire che gli esempi non mancano.

Fintantoché l’attuale potere politico umbro non inizierà ad ascoltare le istanze dei cittadini e premiare il merito, come sarebbe suo dovere fare, nulla cambierà e la nostra bellissima Regione continuerà a morire sotto ogni punto di vista: nella sanità, l’istruzione, l’economia e l’occupazione, la sicurezza, il patrimonio ambientale (ormai sempre più svenduto) e contaminato.

Il MoVimento 5 Stelle ha già formulato numerosissime proposte concrete e subito realizzabili, come il reddito di cittadinanza, per ora bocciate o rallentate con ogni stratagemma. Ma queste difficoltà non ci scoraggiano, anzi ci motivano ancora di più a proseguire il nostro lavoro.

Caso Barberini

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