Case accoglienza come strutture sanitarie, la risposta dell’assessore al M5s

I consiglieri del M5s hanno chiesto di “conoscere gli esiti della inchiesta interna della Usl2

Megacentrale eolica Città di Castello San Giustino, M5S possibile improcedibilità

Case accoglienza come strutture sanitarie, la risposta dell’assessore al M5s. Nell’ultima seduta della Terza Commissione consiliare i consiglieri del Movimento 5 stelle Maria Grazia Carbonari e Andrea Liberati hanno interrogato l’assessore regionale Antonio Bartolini per sapere “se la Giunta regionale è a conoscenza dell’eventuale protrarsi di ricoveri presso le case di accoglienza Caritas illecitamente usate come strutture sanitarie e socio-sanitarie, ricoveri avallati o raccomandati da personale Usl, e quali sono i controlli di idoneità ai quali tali strutture sono soggette e se e con quale periodicità tali controlli vengono realizzati”. Inoltre, i consiglieri del M5s hanno chiesto di “conoscere gli esiti della inchiesta interna della Usl2 che ha visto coinvolto un sacerdote responsabile di una delle predette strutture per fatti risalenti al 2012, volta a chiarire la posizione di quei medici, operanti presso i servizi psichiatrici, che erano soliti avallare o raccomandare i ricoveri presso talune tipologie di strutture da ritenersi non idonee ai trattamenti terapeutici”.

“L’eterogenea tipologia di persone accolte nelle strutture, compresi minori, contestualmente alla pluralità e complessità dei relativi stati di salute, potrebbero generare una promiscuità non idonea – spiegano i consiglieri M5s – e non in linea con i diversi percorsi di vita, riabilitativi o terapeutici, oltre che con la norma vigente: negli elenchi pubblici contenuti nel sito della Regione non vi è menzione di tali strutture, non è pertanto possibile conoscere l’effettiva tipologia di attività esercitata al loro interno”.

L’assessore Bartolini ha risposto affermando che le strutture gestite dalla Caritas “non rientrano nella tipologia disciplinata dai regolamenti per le autorizzazioni e gli accreditamenti ma attengono al regolamento per il funzionamento dei servizi socio-assistenziali a carattere residenziale per le persone in situazione di disagio e marginalità, che individua due tipologie di servizio, la Comunità di accoglienza sociale e le Strutture di pronta accoglienza che vengono autorizzate dai Comuni e non possono essere reperibili in alcun elenco regionale, al contrario di quanto ipotizzato nell’interrogazione – ha proseguito l’assessore – non trovano riscontro aspetti di usi impropri delle strutture gestite dalla Caritas e, per quanto attiene gli esiti dell’inchiesta interna avviata dalla ex Usl2, non sono emersi profili di responsabilità a carico di personale dipendente dalla stessa amministrazione”.

Nella replica, Maria Grazia Carbonari si è dichiarata “solo parzialmente soddisfatta della risposta ottenuta. Restano i dubbi che ha sollevato perfino la trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto’ da cui apprendiamo che una di queste strutture veniva avvertita ogni volta che si prevedeva di fare un’ispezione all’interno in modo che risultasse tutto a posto, che trattandosi anche di minori e disabili sarebbe necessario installare piuttosto telecamere per fare veri controlli su ogni struttura che richieda l’accreditamento”.

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