Cascata delle Marmore, l’eco profetica delle parole di Luigi Lanzi

da Giuseppe Cassio (Italia Nostra Terni)
Nel 1897 Luigi Lanzi iniziò a tuonare pubblicamente contro lo sfruttamento della Cascata delle Marmore, minacciata dallo sviluppo industriale che andava inevitabilmente ad incidere sulla bellezza di un paesaggio rimasto fino ad allora incolume.

Lanzi riconosceva di lottare da solo contro quella che chiamava “la forza gigantesca dei milioni” e, all’iniziale disinteresse delle autorità governative, l’erudito stronconese ottenne l’ampio consenso di una fitta rosa di intellettuali, parlamentari, artisti e scienziati che scossero l’opinione pubblica aprendo così la strada del dibattito parlamentare.

Soccorrere, proteggere, vincolare la cascata da “soverchie manomissioni” senza “frapporre ostacoli allo sviluppo delle industrie”, reclamando che “ogni derivazione di forza, ogni lavoro che si debba compiere (…) siano giustificati da effettivo bisogno, e siano condotti con quei riguardi che sono dovuti ad uno dei più celebrati luoghi d’Europa”.

L’ “incolumità artistica” della Cascata finì così sul tavolo dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione che stabilì l’adozione di una serie di misure atte a tutelare il paesaggio della cascata cui spettava attenzione conservativa alla pari del Duomo di Firenze.

David nella fossa dei leoni: così si sentiva Lanzi di fronte ai signori dell’industria, ma alla fine David uccise Golia. La commissione governativa impose la riduzione della portata e obbligò il Comune a curare la conservazione e la fruibilità della Cascata, assicurando che fosse arginato il numero delle derivazioni per uso industriale, con garanzia di restituzione.

Lanzi non si accontentò e denunciò apertamente perfino gli abusi che interessavano le vicinanze della Cascata atti a deturpare la cornice paesaggistica: case abusive, tagli boschivi illeciti, muraglioni impattanti lungo la strada di Valnerina erano segnali embrionali del degrado visuale che da allora contraddistinguerà un raggio sempre più ampio di territorio. A tutela del paesaggio, Lanzi propose pertanto la costituzione di un’ampia area da vincolare, forse sulla scorta dei moderni parchi naturali che, a partire dallo Yosemite negli Stati Uniti, presidente Abramo Lincoln, dal 1864 stavano fiorendo Oltreoceano.

Temi di grande attualità dal momento che oggi come allora l’area della Cascata è oggetto di negligenza, di assalti all’integrità paesaggistica e al decoro, specie attorno ai due belvederi.

Il problema è tanto più grave per il fatto che la Cascata rappresenta il “monumento” identitario di Terni ovvero il suo brand naturale.
Già ci pronunciammo in merito alla questione del degrado visuale che oscura l’area circostante il belvedere inferiore; molto altro sarebbe da dire sul belvedere superiore.

La vicenda è eminentemente culturale e si estende al rapporto tra tutela del paesaggio ed equilibrate esigenze energetiche. E’ il momento di darsi da fare per restituire la Cascata al paesaggio suo proprio, contenenendo le spinte lobbistiche dei concessionari dell’idroelettrico i cui canoni di concessione dovranno frattanto tornare laddove si genera l’energia. Si recupereranno risorse milionarie, utili a sconfiggere finalmente un crescente degrado che Luigi Lanzi – e noi con lui – avrebbe denunciato in ogni sede.

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