Calo lettori giornali, Attilio Solinas, linee editoriali schierate?

motivazioni legate al calo di interesse da parte dei lettori per linee editoriali un po' "schierate" e a "senso unico"

Calo lettori giornali, Attilio Solinas, linee editoriali schierate?

Calo lettori giornali, Attilio Solinas, linee editoriali schierate?

da Attilio Solinas
Leggo dati molto allarmanti sul calo delle vendite dei giornali umbri sucarta. Il Corriere dell’Umbria nel periodo 2010-2015 perde il 41% , il Messaggero il 35,5%, la Nazione il 27,4. Il Giornale dell’Umbria ha chiuso purtroppo i battenti da qualche mese. La preoccupazione prioritaria va ai tanti validi giornalisti che operano nelle testate umbre e che rischiano il posto di lavoro. C’è da chiedersi se, oltre alle spiegazioni legate alla crisi economica che induce a risparmiare anche nelle piccole spese quotidiane, e a quelle legate alla rivoluzione tecnologica in atto, sussistano anche motivazioni legate al calo di interesse da parte dei lettori per linee editoriali troppo “schierate” e a “senso unico”. Non tenere conto delle opinioni e delle sensibilità delle varie componenti della società regionale, non solo in ambito politico, a volte può determinare fenomeni di “fuga” verso quotidiani che esprimono posizioni editoriali più ampie e rispettose del pluralismo.

Calo lettori giornali

Editoria, continua
il calo dei lettori

TANTO PER SAPERE
di Sergio Menicucci Venti milioni (quasi) di lettori di quotidiani al giorno è un buon segno? Va aggiunta o sottratta poi la lettura in digitale che coinvolge circa 2,5 milioni di persone? I dati dell’ultima rilevazione Audipress, che si è svolta tra settembre 2014 e luglio 2015 con 47.662 interviste, si prestano a varie considerazioni. C’è innanzitutto una bella differenza tra tiratura, vendite in edicola o in abbonamento e lettori. In famiglia il giornale è letto o visto da più persone. Basta recarsi in uno dei tanti bar di grandi città o di piccoli centri per trovare sui tavoli almeno due giornali da sfogliare e uno su due è sportivo. Lo stesso avviene dal barbiere o nelle sale d’aspetto. L’Italia non è messa bene infatti nell’analisi del rapporto tra giornali e media giornaliera. Nel 1990 le copie di quotidiani vendute al giorno erano quasi sette milioni (6.808.501), dopo pochi anni si è scesi a sei milioni, in meno di otto anni dal 2001 la quota si è abbassata sotto i cinque milioni, sono passati appena altri tre anni per scendere sotto i quattro milioni. Gli ultimi dati dicono che siamo a 3.722mila, quindi poco più della metà che si vendevano all’inizio degli anni Novanta. La fonte principale d’informazione è la televisione che registra l’80%, seguita dai quotidiani al 43%, a Internet 40%, radio 18% e periodici 10,5% (Fonte Opinione.it)
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