Bocconi avvelenati: La Provincia scende in campo

_WEB9078(UJ.com3.0) PERUGIA – La Provincia di Perugia “dichiara guerra” ai bocconi avvelenati. Di fronte ad una forte recrudescenza del fenomeno, che negli ultimi tempi ha travalicato i tradizionali confini, quelli di boschi e spazi aperti, per andare ad interessare sempre più spesso le aree verdi urbane, l’Amministrazione provinciale, che già da tempo si occupa del problema, ha deciso di “ingranare la quinta”, mettendo in atto una serie di azioni tese a sconfiggere il fenomeno. Iniziative di breve e lungo periodo presentate questa mattina in conferenza stampa guidata dal presidente Marco Vinicio Guasticchi e dall’assessore con delega alla Polizia provinciale (organo deputato in primis ad intervenire) Domenico De Marinis. “I dati in nostro possesso – ha spiegato Guasticchi – ci parlano di un problema dilagante, non più sostenibile perché ha assunto carattere di pericolosità sociale. Si pensi ai frequentatori dei nostri parchi pubblici, specie bambini e anziani, che rischiano ogni giorno di imbattersi direttamente o attraverso i propri animali in queste esche nocive”. La Provincia di Perugia ha dunque deciso di “scendere in campo”, predisponendo una serie di misure preventive e di intervento, ricorrendo a strumenti innovativi e formando il proprio personale. Nel breve periodo si partirà, come spiegato dall’assessore De Marinis, con una sperimentazione pilota che interesserà il Parco Santa Margherita di Perugia, che si estende per 13,5 ettari, e Pineta Ranieri ad Umbertide (30 ettari). Qui si metteranno a punto interventi che potranno poi essere replicati sul territorio provinciale.

In particolare sarà coinvolta la Polizia Provinciale a cavallo, strumento di forte dissuasione contro comportamenti illegali e per l’eventuale rinvenimento di bocconi. Si organizzerà un coordinamento delle forze volontarie che intendano partecipare alle operazioni (Guardie Ecologiche volontarie, Associazioni Ambientaliste e Animaliste). Si ricorrerà inoltre all’impiego di fototrappole, ovvero di una strumentazione tecnica in grado di produrre filmati e foto sia diurni che notturni e che si attivano quando c’è il passaggio di una sorgente di calore (esseri umani o animali). Nel frattempo si darà ampio spazio all’aspetto della comunicazione rivolta ai cittadini in quanto, come fatto notare dalla dirigente del Servizio informazione comunicazione e decentramento Maria Teresa Paris, di fronte a questa allerta una corretta informazione diventa quanto mai di fondamentale importanza.

A tal fine sarà integrato e diffuso in rete l’opuscolo pubblicato lo scorso anno nell’ambito della campagna contro i bocconi avvelenati e sarà creato un forum sul sito della legalità per promuovere la cultura della conoscenza e del rispetto degli animali e la prevenzioni di fenomeni eticamente riprovevoli come questa pratica. In più, ha riferito la dirigente del Servizio gestione faunistica e protezione ambientale Roberta Burzigotti, saranno promossi incontri con una serie di soggetti, quali cacciatori, agricoltori, associazioni, scuole, affinché si ampli il più possibile la rete di coloro che sono sensibilizzati e possano collaborare alla prevenzione del fenomeno. Entro l’anno è inoltre in programma un convegno per lanciare il tema a livello nazionale e l’addestramento di unità cinofile per il rinvenimento delle esche. “Il fenomeno è in aumento – ha confermato il vicecomandante della Polizia provinciale Dario Mosconi – e di difficile gestione. Daremo il massimo per mettere a frutto i nuovi mezzi di cui l’Amministrazione ci doterà per fronteggiarlo”. Alla conferenza stampa hanno preso parte anche Stefania Mancini, responsabile veterinaria dell’Asl 2, e Gina Biasini dell’Istituto zooprofilattico di Perugia che hanno spiegato come il problema sta venendo fuori in tutta la sua drammaticità soprattutto da quando le analisi di esche e animali avvelenati possono essere effettuate gratuitamente.

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