Attilio Solinas (PD); “Mi spenderò anche in prima persona per contrastare il consumismo sanitario”

Festival Nutrition Days Perugia, Solinas esprime soddisfazione per evento, dal 12 al 16 ottobre
DOTTOR ATTILIO SOLINAS

L’aziendalizzazione della Sanità ha consentito un controllo dei costi e una programmazione più razionale ed efficiente della spesa, ma ha condotto ad una sorta di dominio tecnicistico delle Aziende, nelle quali gli operatori sanitari, si sentono spesso ingranaggi di una macchina che deve erogare prestazioni e raggiungere obiettivi, i cui risultati non vengono quasi mai verificati nella loro efficacia in termini di salute.

Il ricovero di un cittadino in ospedale rappresenta per lui e per la sua famiglia un momento di sofferenza; quello è il momento in cui si dovrebbe creare col medico un rapporto di solidarietà e comprensione, e il sanitario dovrebbe trovare un tempo adeguato per attuare un ragionamento clinico ponderato, basato su analisi approfondite e soprattutto appropriate, per giungere infine ad un’adeguata diagnosi e all’impostazione di una terapia corretta, che tenga conto anche dei fattori psicologici. L’approccio ponderato e consequenziale alle indagini cliniche viene spesso messo in crisi dalla pressione economicistica, che porta a tener conto dei costi e della durata del ricovero, che impone un completamento dell’iter diagnostico in tempi rapidi. Ciò trasforma la degenza in un veloce susseguirsi di esami strumentali, e in una buona parte dei casi il ragionamento clinico non si conclude in modo completo e accurato e non risulta affatto facile istaurare un rapporto umano tra medico e persona ricoverata .
Il paziente rischia di sentirsi trascinato in una catena di montaggio diagnostica e terapeutica nella quale, a volte, si cerca di soddisfarlo con il maggior numero di esami possibile per non incorrere in problematiche legali.
In queste condizioni, la Sanità rischia di perdere il suo volto umano per cedere ad una logica utilitaristica dell’assistenza, regolata dalle leggi dell’economia. E’ necessario riappropriarsi di un approccio più umano della medicina e dell’assistenza e tornare ad un ragionamento clinico che consenta di selezionare gli esami necessari ad un malato, senza subire la pressione del tempo e dei costi e con la possibilità di instaurare un reale rapporto psicologico con la persona ricoverata o seguita ambulatorialmente.

Nelle aziende sanitarie, gli operatori a tutti i livelli hanno perso considerazione, si sentono alienati e demotivati perché contano sempre meno e non vengono quasi più coinvolti nei processi di riforma della Sanità e nelle decisioni organizzative e programmatiche aziendali. Gli organi di rappresentanza degli operatori , vale a dire il Consiglio dei sanitari, i Collegi di direzione e i Consigli di dipartimento, hanno perso il ruolo e la funzione consultiva che gli attribuivano le normative e per i quali erano stati concepiti.
Credo sia necessario riattivare una giusta rappresentanza degli operatori della sanità nelle aziende per coinvolgerli nelle decisioni e ridare loro fiducia e motivazione .

Il nodo cruciale da affrontare nella prossima legislatura regionale è quello della sanità territoriale. In particolare la riforma del sistema delle cure primarie deve potenziare gli strumenti e, nello stesso tempo, aumentare la responsabilizzazione dei Medici di Medicina generale (MMG) ampliando la loro funzione assistenziale.
Un obiettivo importante è l’istituzione delle case della salute aperte 24 ore su 24: luoghi in cui gli stessi MMG possono lavorare in stretta integrazione con gli specialisti, dotati di idonea strumentazione, orientata alla diagnostica di base. Le case della salute saranno i luoghi più idonei per gestire le problematiche dei pazienti con malattie croniche e i codici bianchi del pronto soccorso, al fine di evitare l’accesso inappropriato al Pronto soccorso dei grandi ospedali regionali. Mi riferisco soprattutto alle aree di Perugia e Terni, perché gli ospedali degli altri territori della regione, anche se da potenziare nell’ organico specialistico e nella strumentazione, già soddisfano adeguatamente le esigenze dei cittadini che ad essi possono rivolgersi.
Esiste, poi, il problema del paziente che, specie se anziano e fragile, viene dimesso dall’ospedale “per acuti” ma non è ancora pronto per tornare al suo domicilio: è necessario incrementare le strutture assistenziali per accoglierlo nella fase post-ricovero.

Per una regione demograficamente avanti negli anni come l’Umbria è prioritario il problema delle persone anziane con disabilità, malattia di Alzheimer e patologie croniche che tendono periodicamente a riacutizzarsi. In tutto il nostro territorio dovrebbero essere incrementati e potenziati specifici centri territoriali, in particolare le strutture intermedie, quali le residenze sanitarie assistite (Rsa), dotandoli di personale qualificato per la gestione di queste problematiche, che sono pressanti e sono gravate di consistenti liste d’attesa.

Per risolvere il problema delle carenze e delle ridondanze di organico , soprattutto quello specialistico, sarà necessaria un’analisi manageriale delle necessità in base alla domanda di prestazioni e delle caratteristiche epidemiologiche di ogni territorio della regione, in un’ottica che guardi all’Umbria nel suo insieme, superando i localismi e le duplicazioni, conseguenza di una programmazione assistenziale a compartimenti stagni, spesso “competitiva” tra le aziende sanitarie.
Investire nell’organico sanitario significherà anche stabilizzare e creare posti di lavoro, eliminando la precarietà. Ricordo che le retribuzioni degli operatori della Sanità umbra sono fra le più basse d’Italia. Ritengo che, visti i buoni risultati, sia arrivato il momento di premiare il merito, le competenze, anche in base alla complessità del lavoro svolto.

Dobbiamo inoltre puntare a potenziare ancora di più la qualificazione dei nostri Poli ospedalieri di alta specializzazione di Perugia e Terni: con i fondi regionali e le borse di studio finanziate dall’Europa si potrebbe favorire la crescita culturale e operativa dei giovani specialisti , attraverso stage formativi in centri di eccellenza italiani o esteri .
Le competenze così acquisite in ambito diagnostico e terapeutico attraverso tecniche innovative, costituirebbe un arricchimento da mettere in pratica nei Poli ospedalieri della regione. Tutto questo è ovviamente legato anche alla ricerca medica con applicazioni cliniche, che fa innovazione e stimola l’economia, oltre ad attrarre pazienti e studenti.

Inoltre non è più pensabile che le strutture di Chirurgia presenti nella nostra regione offrano, anche se a pochi chilometri l’una dall’altra, i medesimi servizi specialistici. E’ necessario assegnare specifiche competenze ad ogni struttura, senza duplicarle inutilmente, accorpando in un unico centro tutti gli specialisti competenti nello stesso ambito e per la medesima specialità operativa.
Occorre riorganizzare la disciplina chirurgica dei Poli di alta specializzazione in “dipartimenti d’organo” (ad esempio cardio-toracico, gastrointestinale, endocrino) e determinate funzioni possono essere assegnate e integrate con le strutture chirurgiche degli ospedali più piccoli, in base alle necessità legate alla domanda di prestazioni più consistente (es. l’ortopedia).
La logica è quella della rete specialistica integrata: ad ogni ospedale sarà assegnata una competenza specifica. In questo modo eviteremo le inutili concorrenze e risparmieremo offrendo un servizio complessivo migliore, aumentando le casistiche dei singoli dipartimenti specialistici e contrastando la mobilità dei pazienti in altre regioni.

Ma forse in cima ai pensieri dei cittadini,connesso alla sfera sanitaria, c’è il problema delle liste d’attesa, che possiamo risolvere attraverso il “governo della domanda”. I medici che prescrivono prestazioni dovranno impegnarsi a seguire linee prescrittive definite scientificamente e dovrà essere potenziato e verificato periodicamente il protocollo dei raggruppamenti d’attesa omogenei (RAO), già in atto da alcuni anni in Umbria ma attualmente un po’ squilibrato: in poche parole ai pazienti sono assegnate prenotazioni più o meno a breve termine in base al grado di urgenza connesso alla loro patologia: più sarà urgente più sarà prioritaria la prenotazione. In questo modo non si lascerà indietro nessuno.

Mi spenderò anche in prima persona per contrastare il consumismo sanitario, facendo capire ai cittadini quanto sia inutile, e a volte rischioso, pretendere esami inappropriati. Occorre poi contrastare la cosiddetta medicina difensiva depenalizzando l’atto medico e riducendo le pressioni da parte dei pazienti che inducono a prescrivere esami anche inutili per tutelarsi da azioni legali. Vorrei ricordare a tutti quanti miliardi costano gli esami inutili alla sanità pubblica italiana:stando ai dati del 2013 si tratta di circa 10 miliardi.

Sarà prioritario completare l’informatizzazione della sanità per evitare che i pazienti, soprattutto se anziani , debbano muoversi dallo studio del MMG al CUP per prenotare una prestazione e debbano recarsi troppo lontano da casa per sottoporsi ad un esame.

L’altra grande scommessa della sanità (e della sua sostenibilità) si gioca sul futuro,quindi sulla prevenzione: l’educazione all’alimentazione e allo sport non devono essere considerati secondari.Dobbiamo favorire in tutti i modi l’attività fisica e l’educazione alimentare per prevenire malattie molto diffuse quali obesità, diabete, ipertensione e cardiopatie fin dall’età scolare. Commentando qualche giorno fa un’affermazione inopportuna di Grillo, ho già ribadito l’importanza dello screening per la neoplasia della mammella e quanto siano essenziali i controlli e gli esami preventivi per i tumori in generale.

Una considerazione finale: tenendo i conti sotto controllo,l’Umbria ha saputo mantenere alta la qualità del suo sistema sanitario.L’indice di soddisfazione dei cittadini è mediamente più alto che nel resto d’Italia.Il risultato è stato ottenuto in buona parte grazie al lavoro quotidiano e all’abnegazione degli operatori della nostra sanità regionale. Dobbiamo impedire che lo Stato riduca ulteriormente i finanziamenti alla sanità umbra per sostenere i deficit e la mala gestione di altri sistemi sanitari regionali.

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