Attilio Solinas, Art 1 Mdp, scrive al Presidente del Senato Piero Grasso

Cinque voti di fiducia sulla legge elettorale è triste e preoccupante

Attilio Solinas, Art 1 Mdp, scrive al Presidente del Senato Piero Grasso

Attilio Solinas, Art 1 Mdp, scrive al Presidente del Senato Piero Grasso

da Attilio Solinas
Signor Presidente, mi consenta innanzitutto di rivolgerLe i miei sentimenti di apprezzamento ed il ringraziamento per un gesto coraggioso e coerente per chiunque consideri le Istituzioni della Repubblica un bene comune prezioso da rispettare e da tutelare. Ma la Sua scelta, Signor Presidente, credo vada al di là della pur apprezzabile coerenza di servitore dello Stato, di uomo delle Istituzioni rigoroso e onesto quale Ella è.

La Sua scelta, per l’autorevolezza della persona, per la carica ricoperta, per il contesto e per le motivazioni, impone a ciascuno di noi di interrogarci sui temi fondamentali della qualità della nostra Democrazia, su cosa sono diventati i partiti di oggi e su quali presupposti di indipendenza e onestà debba essere esercitato il mandato parlamentare di ciascun eletto nelle massime Istituzioni dello Stato. Il metodo spesso è sostanza.

E’ stato triste e preoccupante, Signor Presidente, assistere alla imposizione di cinque voti di fiducia sulla legge elettorale da parte di un governo e di alcuni partiti con l’obbiettivo di non far discutere né far emendare la legge stessa.

Al sottoscritto, come credo alla maggioranza dei cittadini di questo Paese, è parso un gesto istituzionalmente e moralmente irresponsabile, pericoloso testimone dello stato di preoccupante declino del nostro sistema politico e di partiti il cui unico interesse, anche invadendo prerogative che sono di altri organi dello Stato, appare essere il mantenimento del potere a tutti i costi, incuranti del pericoloso solco che si allarga con la società civile.

Credo sia arrivato il momento di riflettere con onestà intellettuale e coraggio sulla progressiva trasformazione del ruolo dei Parlamentari della Repubblica, di quali limiti etico-culturali e magari anche leggi sbagliate stiano trasformando sempre più eletti da autorevoli esponenti che dovrebbero esercitare il mandato “con dignità ed onore”, in forma indipendente e senza vincolo di mandato, in consapevoli e tristi subalterni che, “usi ad obbedir tacendo”, ossequiano il capo del momento con l’unica finalità di essere rieletti.

Mi chiedo quando e perché è avvenuto questo pericoloso cambiamento delle priorità in base al quale le istituzioni di tutti vengono sacrificate alle ubbie di qualche capetto improvvisato, capace di vendere sul mercato della politica un post-modernismo miope e superficiale, che scambia il movimento per l’azione e che si dimostra incapace di comprendere e accettare gli orientamenti dei cittadini. Anche quando, come il 4 dicembre scorso, vengono espressi con evidente fragore e chiarezza.

Sappiamo, Signor Presidente, che la Democrazia è sempre stato il prodotto di un cammino incerto, un sistema che comporta avanzamenti e arretramenti, e che proprio per questo ha bisogno sempre di essere curato, tutelato e continuamente rigenerato.

Perché, pur con tutti i limiti e le contraddizioni, quello democratico resta il sistema politico più civilizzato. Ed è questa consapevolezza, a mio avviso, che spinge oggi tanti cittadini ad impegnarsi nella resistenza contro quelle forze che snaturano e destabilizzano la Democrazia. I sistemi democratici nutrono e si nutrono delle diversità. Qualsiasi degenerazione finalizzata a concepire la Democrazia come dittatura della maggioranza indebolisce il pacifico conflitto delle idee e la sana dialettica tra valori e interessi diversi.

Personalmente, come credo tanti cittadini del nostro Paese, leggo la sua scelta di coerenza anche come speranza per chi non si rassegna a considerare ineluttabile la degenerazione di una politica svuotata di valori, di idee e di ideali, troppo spesso subalterna e divorata da un sistema economico e finanziario che la guida, se non addirittura la assorbe.

I romani dicevano che “la parola convince ma l’esempio trascina”. E allora grazie ancora, Signor Presidente, per un esempio che certamente riconferma la dignità di una storia personale e di un coerente impegno istituzionale, ma che contribuisce anche a restituire dignità alla politica come indispensabile strumento per migliorare la qualità della vita delle persone e della nostra Democrazia. Perugia, 30 ottobre 2017 Attilio Solinas Capogruppo Articolo 1 – MDP Assemblea Legislativa dell’Umbria

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