Attilio Solinas ad Alessandro Campi, la vita reale è un’altra, capito?

non penso che Tremonti Boccia e Poletti avrebbero potuto darmi rassicurazioni

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Attilio Solinas a Campi, assemblea Confindustria, vita reale è un’altra, capito?

di Marcello Migliosi
PERUGIA – Avevo un invito istituzionale all’assemblea di Confindustria Umbria. Un posto riservato tra le prime file.  Molti magari avrebbero voluto essere al mio posto, forse. Ho pensato che non mi va di ascoltare Tremonti quello che ha detto che le banche italiane “erano” solide , il ministro Poletti che mi parla di come ha rilanciato l’occupazione e contrastato la precarietà con il Job act e il presidente Boccia che ribadisce che l’industria italiana ha bisogno di più risorse dal governo per potenziare l’economia in ripresa, dopo le decine di miliardi di risorse pubbliche che ha ricevuto dagli ultimi governi “di centrosinistra”.

Me ne vado a casa a leggere un bel libro..

Questo il post di Attilio Solinas, del 24 ottobre,  che ha scatenato la furiosa reazione dell’editorialista professore Alessandro Campi, che su il Messaggero definisce “un infelice (e un po’ infantile) post di Attilio Solinas sulla recente assemblea di Confindustria Umbria…”.

Il giudizio di Campi lo incolleremo sotto per conoscenza, dato che lo ha scritto a il Messaggero e non a noi, ma trascriveremo, invece, quanto Attilio Solinas ci manda da Barcellona. Nella città, in questi giorni al centro delle cronache politiche internazionali, l’esponente di Art.1 Mdp è andato per vivere direttamente di persona uno degli eventi politici più importanti dei nostri tempi: la secessione della Catalogna dalla Spagna.

Attilio Solinas

«Caro Alessandro (sì, proprio Alessandro Campi) – scrive Attilio Solinas – , vengo a sapere da fuori Italia, dove mi trovo fino a stasera, di aver preso un brutto voto da te. Me ne farò una ragione. Come tu ben sai, per via di alcune nostre comuni frequentazioni, un posto tra le prime file dell’assemblea di Confindustria avrei potuto “procurarmelo” a prescindere dal mio ruolo istituzionale. Per questo non ho bisogno né di fingere understatement né tanto meno di mostrarmi incline all’autocompiacimento. E sicuramente non intendevo fare uno sgarbo all’Associazione industriali della mia regione, con molti dei cui membri ho un rapporto di amicizia».

Solinas, cui non è affatto piaciuto il “rimbrotto” non le manda a dire e continua: «Non mi ritengo un presenzialista e, solitamente, se non sono particolarmente interessato ad un evento pubblico, lo evito. Che poi ci siano personaggi che sbavano – e lancia strali – e scodinzolano per sedersi in qualunque fila dell’assemblea dell’Associazione industriali è appurato, te lo assicuro. Nel caso specifico, pur avendo l’invito istituzionale e quello di un caro amico che è nella dirigenza di Confindustria, non sono andato al Lyrick per motivi di merito. E ho voluto esprimerlo in un ambito pubblico come i social. Avevo l’onere di rispettare i miei doveri istituzionali, come ha fatto notare Paolo Menichetti a commento del mio post e come hai tenuto pedissequamente a sottolineare tu?»

E’ aspro Solinas e ne ha ben donde e leggendo il post di Campi, non c’era da aspettarsi che una reazione del genere. «Forse – scrive -, avrei dovuto ascoltare Ernesto Cesaretti, Catiuscia Marini e gli altri relatori umbri nei loro rispettivi ruoli ? Probabile. Ma, ho deciso all’ultimo momento di non andare ad Assisi proprio per via dei personaggi di livello nazionale invitati ad intervenire. Sì, forse sono stato un po’ prevenuto nei confronti di Tremonti, Poletti e Boccia: forse il bon ton istituzionale diceva che andavano ascoltati, a prescindere, in quanto personalità di livello. Magari hanno toccato argomenti innovativi e trascinanti. Non ho letto le cronache: lo farò visto che mi hai così sollecitamente e incisivamente stimolato, caro Alessandro (sempre nel senso di Campi). La mia scelta, forse un po’ istintiva e priva di garbo istituzionale, si è basata su alcune affermazioni e giudizi espressi in un passato più o meno recente dai tre personaggi in questione, che ritengo non in linea con il mio pensiero e poco consone alla realtà oggettiva delle cose».

Solinas non fa sconti, ma sottolinea anche che si tratta di un «Un giudizio politico e personale, ovviamente, ma basato su dati reali, purtroppo. Ed è sicuramente un parere “interessato”. Un rifiuto a priori, quindi».

Della serie delle chiacchiere ci saremmo anche stufati e l’esponente di Mdp scrive che: «Francamente sarei un po’ stanco di ascoltare personaggi che affermano che tutto è (o era nel caso di Tremonti) in ordine, che tutto sta andando per il meglio. Che si sta facendo il meglio per l’economia e per l’occupazione. E magari qualcuno ha il coraggio di piangere “con il sorcio in bocca”, come si suol dire. Dalla mia posizione politica e basandomi sulle mie convinzioni posso permettermi di pensare che la realtà economica non è come viene descritta? Penso di sì. Posso basarmi su dati economici e occupazionali che contraddicono in gran parte le affermazioni che circolano in certi contesti ? Ne ho il diritto e mi ritengo piuttosto ben documentato e da fonti affidabili. Ci sono ancora numerose aziende che chiudono i battenti, tante crisi, tanti disoccupati, tanti sottoccupati, tanti precari , anche in Umbria? Purtroppo credo di sì».

Attilio Solinas ha voluto prendere le distanze

«Ho voluto, quindi, prendere le distanze, per una volta, da un contesto nel quale era prevista la presenza di personaggi di cui non condivido i giudizi e le posizioni politiche e/o le scelte amministrative. Avrò sicuramente altre occasioni per ascoltare Confindustria, magari con ospiti per me più “stimolanti” (non è presunzione la mia, è semplicemente disillusione unita a delusione). Da bravo intellettuale di destra, da sempre organico ai poteri forti, hai fatto la tua parte e mi hai somministrato la tua lezione dando i voti al mio comportamento politico e alla mia scarsa educazione istituzionale. Tutto è consentito ovviamente. Non per questo perderai la mia stima. Alcuni politici non hanno bisogno di atteggiarsi a duri, perché non vivono di politica ma per la politica e non mirano alla carriera. Alcuni politici possono permettersi di credere nei propri ideali e nei propri principi, a prescindere, e scegliere di rifiutare certe scelte. Debbo dirti che sono sempre stato molto interessato alle persone che hanno problemi (non solo in senso medico ovviamente). Ai 4.500.000 di italiani in povertà assoluta e ai molti altri in povertà relativa . Agli 11.000.000 che hanno difficoltà a curarsi e a sottoporsi ad esami diagnostici per motivi economici. Diciamo che sono più interessato alle sofferenze umane che alle sofferenze bancarie (cit. Don Ciotti). Ecco, per riassumere: non penso che Tremonti Boccia e Poletti avrebbero potuto darmi particolari rassicurazioni in merito. Con affetto e stima.

P.S.: il libro che leggevo è di un giovane autore israeliano. “La simmetria dei desideri.”Te lo consiglio.

 

L’intervento di Alessandro Campi su Il Messaggero Umbria del 29 ottobre 2017

 
Alessandro Campi

Un infelice (e un po’ infantile) post di Attilio Solinas sulla recente assemblea di Confindustria Umbria. E il mio commento appparso sul ‘Mesaggero Umbria’ oggi in edicola.

“Gli amici (come i giornali) a questo servono: a dire ogni tanto la verità. Alle persone che stimi: appunto gli amici. E ai lettori: che poi, anche se non li conosci personalmente, sono un po’ amici anche loro.
E dunque caro Attilio (nel senso di Attilio Solinas) quel che hai scritto nei giorni scorsi su Facebook a proposito dell’Assemblea di Confindustria Umbria (svoltasi lo scorso 24 ottobre) l’ho trovato insieme infantile, inopportuno e politicamente sciocco. Insomma, un’offesa alla tua stessa intelligenza. 
Avevi un posto riservato nelle prime file, come ci hai tenuto un po’ ingenuamente a ricordare: col finto understatement di chi si compiace in cuor suo di ciò che all’apparenza non gli interessa. Anche se – stai tranquillo – nessuno, tranne qualcuno malato cronico di protagonismo e come tale incurabile, ti invidierà mai per un posto in quarta fila ad un evento dove c’erano mille partecipanti. Un invito che ti è stato riservato per ragioni, come suole dirsi, ‘istituzionali’. Sei un consigliere regionale (magari un giorno sarai anche senatore o deputato: mai mettere limiti alla Provvidenza), hai un ruolo politico pubblico e dunque era giusto averti come ospite insieme a tutti gli altri tuoi colleghi consiglieri.
Non ho capito bene se non ti sei proprio presentato ad Assisi o se, preso il posto assegnato, te ne sei fuggito via anzitempo annoiato e infastidito: da quel che hai scritto non si capisce molto bene. In ogni caso ci hai tenuto a fare sapere a tutti, con un post pubblicato sul tuo profilo personale, che non ti andava (cito alla lettera) “di ascoltare Tremonti quello che ha detto che le banche italiane ‘erano’ solide, il ministro Poletti che mi parla di come ha rilanciato l’occupazione e contrastato la precarietà con il Job act e il presidente Boccia che ribadisce che l’industria italiana ha bisogno di più risorse dal governo per potenziare l’economia in ripresa, dopo le decine di miliardi di risorse pubbliche che ha ricevuto dagli ultimi governi di centrosinistra”. A quanto pare già sapevi quel che avrebbero detto: io che c’ero t’assicuro che non hanno detto quello che tu hai pensato avrebbero detto.
Insomma, non t’è parso né opportuno né interessante sentire o andare a sentire un ex-ministro dell’economia, l’attuale ministro del lavoro e delle politiche sociali e il presidente nazionale di Confindustria. Ma allora chi avresti voluto ascoltare a un consesso di imprenditori? Fammi sapere, perché sono curioso, quale di queste tre possibili terne ti sarebbe andata bene: Checco Zalone-Pier Luigi Bersani-Fabio Caressa; Massimo D’Alema-Anna Tatangelo-Marco Travaglio; Susanna Camusso-Piercamillo Davigo-Alfonso Signorini. 
Peraltro ti sei dimenticato di dire che ad Assisi c’era in realtà una quaterna di relatori: parlava infatti anche Catiuscia Marini, la tua (che poi come cittadino umbro sarebbe anche la mia) Presidente. Non volendo sei stato supponente anche con lei. 
Perché il problema, caro Attilio (nel senso di Attilio Solinas), è proprio questo: la critica politica (legittima) è un conto, la mancanza di garbo istituzionale un altro. Negando platealmente qualunque interesse per chi non la pensa come te o rappresenta interessi sociali diversi da quelli che tu rappresenti, hai voluto fare il duro (politicamente), mentre invece hai solo dimostrato poco senso politico. 
Hai concluso il tuo sconclusionato post scrivendo: “Me ne vado a casa a leggere un bel libro”. Voglio sperare fosse il celebre Galateo di Monsignor Della Casa. Capitolo VI: “poco gentil costume pare che sia quello che molti sogliono usare, cioè di volentieri dormirsi colà dove onesta brigata si segga e ragioni” (insomma, bisogna sempre ascoltare il prossimo, avversari compresi, specie quando si fa politica). Capitolo XXIII: “tu non dèi giammai favellare che non abbi prima formato nell’animo quello che tu dèi dire, ché così saranno i tuoi ragionamenti parto e non isconciatura” (insomma, stavolta t’è scappata la penna di mano).”
ALESSANDRO CAMPI

 

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