Approvato Bilancio, intervento Maria Grazia Carbonari

vitalizi ricadranno dunque, per circa 4 milioni di euro all’anno, sul bilancio regionale e sulle tasche dei cittadini

Approvato Bilancio, intervento Maria Grazia Carbonari

*MARIA GRAZIA CARBONARI * (M5S) ha rilevato che “i consiglieri regionali dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio, Questa Assemblea è ridotta ad organo di ratifica, ciò per colpa dei consiglieri che consentono alla presidente della Giunta di prendere decisioni poi automaticamente accolte per disciplina di partito. Il bilancio preventivo arriva in Aula con un forte ritardo, visto che dovrebbe essere approvato prima dell’inizio dell’anno. Ci sono molti spazi di miglioramento per risparmiare risorse a beneficio dei servizi per ii cittadini. In Umbria la voce ‘organi istituzionali’ assorbe una quota notevolmente maggiore rispetto a quanto avviene in Regioni simili. L’abolizione dei vitalizi riguarderà solo i nuovi, dato che i consiglieri che hanno approvato la riforma non hanno toccato i propri benefici. L’onere per il pagamento dei vitalizi ricadrà dunque, per circa 4 milioni di euro all’anno, sul bilancio regionale e sulle tasche dei cittadini. Fondi che potrebbero essere utilizzati per far ripartire la nostra economia. Si tratta di un privilegio ingiustificato, individuato come un ‘diritto acquisito’ che invece non viene riconosciuto ad altri, come agli esodati e alle vittime della riforma Fornero. Proporremo l’istituzione di un addetto alla spending review nell’ambito dell’Amministrazione regionale, così come avviene nelle imprese e in alcuni altri Enti. Ci sarebbero spazi per ridurre le spese, ad esempio evitando di stampare atti inutili che poi vengono gettati dopo il passaggio in Commissione. Quest’anno è prevista poi una ulteriore spesa per gli spazi da prendere in affitto, che invece andrebbero razionalizzati. Ci siamo concentrati poi sul Consiglio delle autonomie locali, che si limita a sfornare delle lettere fotocopiate con su scritto ‘prendiamo atto senza avanzare pareri’, che ci costano 146mila euro. L’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea assorbe 130mila euro, in gran parte per collaborazioni esterne, che dovrebbero essere stipulate solo in presenza di comprovate professionalità. Ci sono poi forme di welfare occulto con ex sindaci e amministratori collocati in società partecipate, i cui conti andrebbero analizzati con attenzione”.

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