Appalti ferroviari: Filt Cgil Umbria, situazione insostenibile

E' una tragedia tra stipendi non pagati e ricorso agli ammortizzatori sociali

Appalti ferroviari: Filt Cgil Umbria, situazione insostenibile
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Appalti ferroviari: Filt Cgil Umbria, situazione insostenibile

È sempre più preoccupante la situazione delle aziende degli appalti ferroviari dell’Umbria, che occupano circa 100 lavoratori nella nostra regione. Il sistematico ricorso al criterio del massimo ribasso da parte della committenza nelle gare per l’assegnazione degli appalti innesta un meccanismo perverso, per cui le aziende vincitrici sono portate a ricorrere sistematicamente agli ammortizzatori sociali per ridurre i costi, con conseguente riduzione dell’orario di lavoro e del salario, che paradossalmente impedisce alle aziende di riuscire a coprire gli stessi servizi richiesti.

“Come si può ben capire – affermano Marco Bizzarri, segretario Filt Cgil Umbria, e Sandro Gentili coordinatore appalti ferroviari per la Filt – evidentemente si tratta di un problema esclusivamente economico, che si potrebbe risolvere chiamando a responsabilità il gruppo Fs che assegna tutti gli appalti in questione. Un intervento assolutamente necessario – insistono i rappresentanti Filt – visto che le aziende del sistema degli appalti ferroviari pagano sistematicamente in ritardo i salari (mediamente due mesi dopo), con inevitabili sulla sicurezza e la qualità dei servizi offerti”.

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Tra le tante situazioni insostenibili, la Filt Cgil segnala in particolare quella dei lavoratori dell’azienda Icss, impegnata nel lotto 1 “Cento Stazioni”, attualmente incaricata delle pulizie nelle stazioni di Perugia Fontivegge, Assisi, Foligno e Terni. “L’azienda subentrata nell’appalto il 1 giugno 2015 ha subito fatto richiesta di ammortizzatori sociali, in particolare i contratti di solidarietà, ponendo come alternativa il licenziamento di diversi lavoratori – spiegano Bizzarri e Gentili – ma la mole di lavoro da svolgere rende impossibile applicare una reale riduzione di lavoro ai dipendenti, che addirittura, al contrario, sono chiamati molto spesso a svolgere lavoro straordinario, seppure non riconosciuto, essendo vietato richiedere straordinari in aziende che utilizzano ammortizzatori.

Dopo tante rassicurazioni da parte aziendale, mai concretizzatesi – continuano i sindacalisti – come Filt Cgil, insieme alle altre organizzazioni sindacali, abbiamo chiesto un incontro presso la Direzione territoriale del Lavoro con l’azienda appaltatrice, il committente (“Cento Stazioni”, gruppo Fs) e il consorzio di cooperative Miles, del quale la Icss fa parte. Ma l’azienda Icss e il consorzio non si sono presentati al tavolo. Di conseguenza le organizzazioni sindacali hanno denunciato la situazione agli organismi competenti, chiedendo un intervento diretto in azienda.

La committenza deve assumersi le sue responsabilità, interrompendo il sistematico ricorso al massimo ribasso, mentre l’azienda appaltatrice deve provvedere immediatamente ad una normalizzazione della situazione con i propri dipendenti, pagando le spettanze e rispettando gli orari e i carichi di lavoro. Anche perché – concludono Bizzarri e Gentili – questa situazione la paghiamo tutti, sia come contribuenti, perché vengono attivati ammortizzatori sociali senza che ve ne sia una reale esigenza, sia come utenti, perché in una condizione di normalità le nostre stazioni e i nostri treni potrebbero essere molto più puliti”.

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