Andrea Liberati (M5S), sul “buco” a Terni, Regione si astenga da assegnare risorse su richiesta

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Andrea Liberati

Notizie di stampa descrivono la pretesa da parte del Comune di Terni per un sostegno finanziario della Regione dinanzi al clamoroso ‘buco’ che starebbe emergendo nelle casse dell’Ente locale: la Regione si astenga però dall’assegnare risorse ‘su richiesta’, ma verifichi approfonditamente lo stato finanziario del Comune di Terni prima dell’ennesimo gioco di prestigio del sindaco Di Girolamo, gioco che stavolta andrebbe a carico delle tasche di tutti i cittadini umbri. Eventuali illegalità finanziario-amministrative da parte di Palazzo Donini saranno segnalate nelle più opportune sedi.

Resta totalmente immorale che la giunta comunale della Città dell’Acciaio, dopo aver messo in campo negli anni passati misure creative e spericolate che già prefiguravano una situazione disastrosa delle casse di Palazzo Spada, oggi reclami altri soldi da tutti gli umbri, senza aver mai aggredito gli sprechi, anzi dopo dubbie assegnazioni di gare milionarie costruite su misura e costose prorogatio di bandi da tempo scaduti, manovre portate avanti spesso in plateale conflitto di interessi, in un contesto di preoccupanti amicalità, e senza mai andare a reperire risorse laddove ve ne sono in abbondanza, a partire da quelle multinazionali dell’idroelettrico cui regaliamo 100.000 euro al giorno grazie al compiacente mancato adeguamento dei canoni concessori.

I nodi di una pessima gestione –peraltro non nuova in Umbria, dopo i casi di Spoleto, Perugia, ecc.- ora vengono al pettine anche nella Conca. A pagarne lo scotto finora erano solo famiglie e imprese ternane, ma adesso si vorrebbe che le marchette di qualche ras di provincia fossero saldate da tutti: la Regione verifichi seriamente la solvibilità dell’ente attraverso le alte competenze di un istituto specializzato, estraneo a interessi politici e partitici.

Era già emerso un mese e mezzo fa un buco ‘tecnico’ di 53 milioni di euro a fronte di crediti tutti da accertare. La Regione acquisisca i dati e decida senza indugiare sulla comune appartenza al PD, guardando alla sola realtà dei fatti: è già in sé allarmante che, dopo infiniti sperperi, al Municipio di Terni non basti vendere i gioielli di famiglia, e nemmeno alzare ulteriormente le tariffe, ricalibrando all’insu tutto il resto. Una vergogna.

Al Comune dichiaratamente già mancherebbero almeno 16 milioni. L’impressione è però che si tengano perfino bassi: sia allora fatta piena luce, individuando i responsabili e accertando le relative colpe anche a opera della Procura della Corte dei Conti e delle altre autorità che noi stessi attiveremo nelle prossime ore

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