Andrea Liberati (M5S), si parla di mafia in Umbria e il PD va in tilt

Emergenza caporalato in Umbria, Liberati M5s presenta interrogazione
Andrea Liberati

Si parla di mafia in Umbria e il PD va in tilt: è quanto accaduto ieri nell’Assemblea legislativa, bloccata per ore da una maggioranza in stato confusionale. Una situazione di estrema gravità, amplificata dalla questione morale ormai platealmente aperta nel PD. Vicenda che tuttavia non può ricadere sulle nostre comunità, già provate da un modo di amministrare discutibile e stantio.

La Giunta regionale, in testa Catiuscia Marini, ha anzitutto tentato di piegare ai suoi desiderata statuto e regolamento, comprimendo i diritti politici delle opposizioni: non soltanto dunque ci si riunisce poco in Aula; non soltanto il calendario bisettimanale è già naufragato, come facilmente prevedemmo; non soltanto si svolgono ogni (rara) volta molto meno della metà dei punti all’ordine del giorno: addirittura si fanno giochi di prestigio anche quando si parla di mafia!

Vergognoso il tentativo di sterilizzare

Vergognoso il tentativo di sterilizzare i contenuti della Commissione di Inchiesta da parte della dirigente Legacoop in aspettativa, Catiuscia Marini: anziché favorire una dinamica di chiarezza, di analisi e approfondimento, proprio lei ha fatto muro: le criticità dovute a decenni di mala gestio sono però ormai insostenibili e indifferibili, tanto più su un tema cruciale e dirimente quale la mafia.

Respingiamo poi al mittente i metodi capziosi scelti per differire unilateralmente l’insediamento della Commissione di Inchiesta. Ricordiamo invece come il PD sia quello stesso partito che a Roma ha visto cadere un sindaco non certo per uno scontrino, ma per infiltrazioni criminali gravi e diffuse.

Al riguardo, chi ci assicura che la permeabilità mostrata a Roma non tocchi anche Perugia e Terni? E’ possibile che si stiano difendendo speciali interessi? Quali temibili silenzi rischiano di saltare? Esistono compromessi indicibili?

Il contegno assunto dal PD ieri in Aula induce a ritenere che sull’Umbria convergano pesantissimi intrecci rimasti sopiti per lungo tempo, situazioni scabrose e imbarazzanti che non si vuole far affiorare: più volte, per questa regione, abbiamo parlato in passato di ‘mafia dei colletti bianchi’. Abbiamo evocato l’esistenza di organizzazioni che del diritto fanno strame, con favoritismi plateali e contra legem su molteplici piani. Ora vogliamo sapere, nel rispetto del lavoro degli organi inquirenti, ma nella pienezza dei nostri poteri costituzionali.

Il caso Gesenu e l’interdittiva antimafia non stupiscono: c’è finalmente bisogno di una parola di verità, di fermezza assoluta contro la mafia, di una classe politica fatta di cittadini giusti e coraggiosi contro il male: come scrisse qualcuno, è sufficiente che i giusti non agiscano perché il male trionfi. Ogni consigliere regionale torni dunque a fare la sua parte ascoltando l’autentica coscienza civile dell’Umbria, anziché assecondare misere, effimere e fuorvianti sirene di partito, destinate a cadere al primo stormir di foglia. E‘ una nuova stagione del nostro Paese: e chi non lo capisce, mal gliene incolga

mafia

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