Ballottaggio e astensionismo, Sinistra Pd Umbria, ombra inquietante

Di sicuro, l'impasse del Pd non si risolve con più “rottamazione”

Ballottaggio e astensionismo, Sinistra Pd Umbria, ombra inquietante

Tante ombre e poche luci in questa tornata amministrativa. L’ombra più inquietante è forse l’astensionismo, che in occasione dei ballottaggi ha assunto percentuali preoccupanti. Il voto nelle grandi città è da sempre un voto in cui pesano le valutazioni generali dell’opinione pubblica, perciò, è un voto che per certi versi esonda dal perimetro amministrativo, collocandosi, più che in altri contesti, su un terreno politico. E politica, infatti, è la sofferenza che palesa il Pd, purtroppo ben lontano dai successi che lo proiettarono al 40%. Il “partito della nazione” tramonta prima di sorgere; oggi, semmai, il Pd ha l’urgente necessità di riconnettersi al popolo del centro-sinistra, che ha dato in queste amministrative un segnale di distanza e di disagio nei confronti della proposta democratica. Alla luce dei risultati, sarebbe solo sintomo di irresponsabilità e arroganza non riconsiderare la legge elettorale: nel quadro del “tripolarismo imperfetto”- per dirla con Diamanti-, l’Italicum determinerebbe una grave distorsione della volontà popolare minando la rappresentatività delle maggioranze.

Di sicuro, l’impasse del Pd non si risolve con più “rottamazione”. Non è questione di nomi e di volti, ma di credibilità di un progetto politico. Forse avrebbe giovato all’esito del voto amministrativo una campagna elettorale più attenta e impegnata, invece, i vertici nazionali e regionali del Pd hanno innestato la marcia della campagna referendaria. Una scelta fuori tempo e fuori luogo. Ora più che mai occorre evitare che il referendum si trasformi in un giudizio sulla premiership. Serve, in sintesi, cambiare approcci nel metodo e nel merito, sia riguardo alle politiche di governo che riguardo alla gestione del partito.

In Umbria, lo storico risultato di Assisi è senza dubbio uno spiraglio di luce, che tuttavia non illumina le ombre di città in cui il Pd non è stato neppure in grado di giocarsi la partita, come Bevagna e Bettona. Inoltre, salvo il caso di Parrano, nessun candidato del Pd è stato eletto sindaco. Un dato che obbliga a riflettere sulla capacità di selezionare la classe dirigente. Assisi, strappata alle destre dopo un quarto di secolo, è un segnale positivo. Un plauso va innanzitutto a Stefania Proietti, candidata che ha dimostrato un’eccellente capacità espansiva. Guai, però, a guardare l’Umbria soltanto dalla prospettiva assisana. I gruppi dirigenti del Pd umbro non possono limitarsi a un’analisi consolatoria, quando -in realtà- il partito perde sul terreno dei voti assoluti un gran numero di elettori in quasi tutti i comuni, compresi quelli dove il centro-sinistra vince o si conferma forza di governo. Lo stato di salute del Pd, in breve, è precario, e la gestione di questa tornata amministrativa non lo ha rafforzato.

La maturità del Pd e del suo gruppo dirigente si misurerà, allora, dal grado di consapevolezza che emergerà, nelle prossime ore e nei prossimi giorni, da una discussione che non può peccare di superficialità. Abbandonarsi alla retorica, a un ottimismo manierista, a un modello tutto mediatico di confronto politico significa rinunciare a risolvere, sui singoli livelli locali come sul piano regionale e nazionale,  il problema del rapporto tra partito ed elettori e tra partito e governo.

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