Agrigiovedì: Quanto siamo autosufficienti e gli scambi commerciali

Il settimo appuntamento con la rubrica sull'agricoltura a cura dell'on. Filippo Gallinella (M5S)

da Filippo Gallinella (deputato M5S e membro in commissione Agricoltura)

Oggi voglio parlarvi di un tema che mi ha appassionato fin dall’inizio: l’autosufficienza del Paese e gli scambi commerciali. Sul sito di ISEMA i dati ci dicono che per frutta, agrumi, polli e uova siamo autonomi, per il vino addirittura per due volte e mezzo il consumo.

Per il resto, ortaggi, olio, grano duro e tenero, latte, carne suina, bovina, ovina, mais e orzo, siamo ampiamente sotto le nostre necessità. La domanda è: come facciamo? Sicuramente, dobbiamo comprare da fuori quello che ci manca e qui la necessità di scambi con l’estero.

Quindi, in primo luogo, dobbiamo aumentare le produzioni deficitarie, e ciò si ottiene con il recupero dei terreni inutilizzati per renderli produttivi e con l’efficientamento delle produzioni usando la tecnologia e utilizzando con precisione acqua, fertilizzanti e fitofarmaci. Infine, mettere in atto piani strategici come quello delle proteine vegetali, dell’olio e di alcune produzioni zootecniche.

Chiaro è che gli scambi commerciali ci saranno sempre ed è inutile dire “no” alle importazioni. Quello che dobbiamo fare, è analizzare caso per caso: se un prodotto entra nel nostro territorio, deve rispettare i nostri standard che non sono solo quelli di sicurezza alimentare, ma anche ambientali e del lavoro.

Per questo ritengo che, trattati come il CETA e il TTIP, magari determinano un guadagno per questa o quell’impresa ma, dal punto di vista complessivo, causano un appiattimento delle regole.

Sì al commercio, ma che sia gestito con maggior peso dal Paese che, inevitabilmente, deve vedere una rivoluzione della gestione doganale europea.

Qui c’è una forbice: vogliamo stare nell’UE con un mercato comune e, quindi, con dogane e regole comuni, decise dalla Commissione e dal Consiglio che inevitabilmente rappresentano un compromesso, o vogliamo rimettere in discussione il processo decisionale e quindi al tavolo dove si decidono i trattati commerciali non vanno i tecnici di Bruxelles su mandato della Commissione, ma direttamente i Parlamenti nazionali? Personalmente, sono per la seconda ipotesi anche se consapevole dei rischi di impasse.

Voi che ne pensate? Aspetto come al solito i vostri commenti. Arrivederci al prossimo giovedì.

 

 

 

 

 

 

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