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Agrigiovedì: Giocare in borsa e i contratti di coltivazione

L'ottavo appuntamento con la rubrica sull'agricoltura a cura dell'on. Filippo Gallinella (M5S)

Attività parlamentare, il deputato umbro Gallinella traccia il bilancio di fine anno

da Filippo Gallinella (deputato M5S e membro in commissione Agricoltura)

Apparentemente, sembrano due argomenti completamente differenti ma, in realtà essi sono strettamente concatenati tra loro. Dico questo, perché se gli agricoltori non si siedono al tavolo con l’industria di trasformazione, per vendere dovranno sempre sperare in un mercato favorevole.

Il cibo in molti casi è diventato una commodity e le quotazioni, ad esempio quelle del grano, si fanno sulle borse internazionali: che piaccia o no, il discorso di vendere recuperando i costi di produzione è inverosimile. Se io imprenditore o consumatore posso comprare su Internet qualsiasi cosa, è inevitabile che cercherò quella al prezzo che mi convince di più.

Dato che non ci sono più barriere e le merci viaggiano più veloci delle persone, bisogna attrezzarsi per far sì che i nostri produttori vendano i loro prodotti a prezzi giusti perché, si può rischiare anche di pagare le inefficienze. Ritengo che i contratti di coltivazione siano la soluzione.

Questo però funziona se il mediatore tra le parti è la politica. Da una parte, abbiamo i produttori che in Italia sono fortemente disuniti, ma con strumenti mirati si possono indirizzare all’aggregazione, in modo che si raggiunga una massa critica adeguata per il settore.

Dall’altro lato, l’industria alimentare, che ovviamente è più forte dei singoli produttori, deve essere sollecitata dalla politica a sedersi al tavolo di discussione alla pari. Ma non finisce qui perché, l’altro tassello, è la grande distribuzione che deve partecipare alla discussione senza imporre le regole in modo da distribuire equamente la ricchezza lungo tutto il processo.

Cibo per tutti, di qualità e a prezzi contenuti è questione di stabilità sociale: se la filiera funziona con collaborazione, questo ci permette anche di avere maggiore tracciabilità e di poter dare al consumatore quante più informazioni in etichetta.

Tra l’altro, oggi il mercato si sta spostando sulle piattaforme Web, vendita diretta, aste, ecc. Se non ci si aggrega, vincerà sempre il più forte.

Su questo la politica, deve fare da mediatrice. Creare contrasti tra buono e cattivo, non porta da nessuna parte, poiché i prodotti per arrivare sugli scaffali hanno bisogno di tanti attori. Imporre non funziona, trovare accordi invece sì, e chi lo fa, oggi guadagna di più.

Mi auguro che questo messaggio arrivi a tutti e, in particolar modo, alle rappresentanze agricole che sono un importante anello di aggregazione delle numerose realtà italiane.

Fuori da questo discorso, ci sono coloro che hanno il loro mercato, in un rapporto diretto e fiduciario tra cliente e produttore. Questo vale sia per le piccole che le grandi realtà, che vanno dal km zero alla vendita di vino, realtà che la politica non deve certamente frenare ma liberare da alcuni lacci che oggi persistono.

 

Aspetto i vostri commenti. Ciao, alla prossima puntata.

 

 

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