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Agrigiovedì: pesca, un settore in crisi?

Ultimo appuntamento con la rubrica sull'agricoltura a cura dell'on. Filippo Gallinella (M5S)

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Filippo Gallinella

da Filippo Gallinella (deputato M5S e membro in commissione Agricoltura)

La pesca è un comparto molto complicato che segue regole europee e internazionali e, l’azione di un singolo Paese per certe politiche, è limitata.

L’Italia può fare molto per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse FEAMP, ad esempio, per il sostegno del reddito, per l’ammodernamento degli strumenti operativi, per la promozione dei prodotti, per la facilitazione del credito e del microcredito, per gli strumenti assicurativi e di mutualità.

Inoltre, può riconoscere adeguati indennizzi alle aziende danneggiate da fenomeni metereologici, sostenere gli ammortizzatori sociali e programmare interventi mirati per la vivificazione delle lagune: su questi punti i nostri atti parlano chiaro.

Ciò che è certo, è che la pesca è in crisi. Il pesce in mare ce n’è sempre meno a causa del sovrasfruttamento delle risorse e dell’inquinamento.

In Italia, gli ultimi dati ci dicono che sono oltre 4mila i pescherecci che non lavorano più e, ad oggi, la nostra flotta conta circa 13mila unità con 800mila persone che lavorano nel comparto.

Il futuro della pesca in mare dovrà, quindi, essere fortemente ridimensionato. Come? Ad esempio, tornando per alcuni anni a pescare a canna, almeno per ciò che riguarda gli stock a rischio estinzione, coinvolgendo tutti i Paesi, altrimenti si creerebbe solo una concorrenza sleale.

I dati ci dicono che, nel Mediterraneo, le specie che hanno superato la soglia di sostenibilità sono: sardine, acciughe, merluzzo, triglia, melù e gambero. Per tutti questi, lo forzo di pesca va ridotto, diversamente questi pesci spariranno. Allarme anche per tonno, sgombro, marlin e spada poiché il ritmo di pesca è più veloce del ciclo riproduttivo.

L’acquacoltura sarà la soluzione ma, allo stesso tempo, occorrerà lavorare sui mangimi per le specie allevate, altrimenti avremo un controsenso: pescare a strascico per dare da mangiare a pesci allevati. Gli operatori del settore, che devono far fronte a spese sempre più crescenti, dovranno essere accompagnati economicamente in questa transizione.

Inoltre, ritengo scorretto che l’Unione europea paghi Paesi terzi, solitamente poveri, per permettere ai nostri pescherecci di andare a pescare nelle loro acque: così si crea l’impoverimento di quei bacini, a scapito dei piccoli pescatori locali. Queste azioni predatorie, di fatto incontrollabili, alimentano il fenomeno delle migrazioni economiche e ritengo che questo processo vada fermato.

Con questo ultimo appuntamento, ho concluso una parte dei temi che vorrei portare avanti e, come di consuetudine, attendo i vostri commenti.

Esprimo gratitudine a Umbriajournal per lo spazio dedicato, e ringrazio i lettori per l’attenzione e l’interesse dimostrato per gli argomenti trattati. Un saluto a tutti e a presto!

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