Accanimento terapeutico e fine vita, Rometti, serve Registro

garantire a una persona maggiorenne, nel pieno possesso delle proprie capacità, il diritto di manifestare espressamente la propria volontà

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Accanimento terapeutico e fine vita, Rometti, serve Registro

Il consigliere regionale Silvano Rometti (Ser) ha chiesto ai membri della Terza commissione di riprendere l’esame della proposta di legge regionale sulla istituzione del Registro regionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), “portata nuovamente alla ribalta – ha sottolineato – dalle parole pronunciate dal Papa su accanimento terapeutico e fine vita”. “Dopo le parole pronunciate anche dal Papa in materia di accanimento terapeutico e quel no convinto espresso in quanto ‘è moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici o sospenderli quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico definito proporzionalità delle cure’, si aprono nuovi orizzonti sul tema del fine vita, che riportano alla ribalta quel progetto normativo presentato dal sottoscritto insieme al consigliere Solinas che chiede, sul piano della legislazione regionale, di intervenire in merito e favorire chi, trovandosi in situazioni di incoscienza, abbia preventivamente manifestato la volontà di porre fine, al verificarsi di tale condizione, alla propria esistenza”.

Lo ha detto in Terza commissione il consigliere regionale Silvano Rometti (Ser) tornando a chiedere l’istituzione del Registro regionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), previsto nella proposta di legge a firma Rometti-Solinas. “Una proposta di legge – ha ribadito Rometti – che si inserisce nel più ampio dibattito sul fine vita e, per quanto attiene alla sfera di competenza regionale, si propone di istituire e regolamentare il Registro regionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento.

La finalità perseguita è quella di garantire a una persona maggiorenne, nel pieno possesso delle proprie capacità, il diritto di manifestare espressamente la propria volontà in ordine ai trattamenti sanitari a cui essere o non essere sottoposti nel momento in cui si trovasse in una situazione di perdita di coscienza ritenuta dai medici curanti non ragionevolmente reversibile”.

“Come emerge anche dalle parole del Papa – ha detto Rometti – ‘uno spazio adeguato’ deve essere dato alla ‘dignità dell’essere umano’ e questo può essere garantito attraverso una disciplina normativa che intervenga a dare certezza alle scelte di fine vita. Attraverso la proposta di tale disciplina non si intende entrare nel merito delle scelte di ogni singolo individuo, quanto piuttosto affermare la necessità che il legislatore, compreso quello regionale, senza aderire a particolari convinzioni ideologiche o religiose, si faccia interprete dei bisogni e delle richieste più profonde dei cittadini, permettendo in tale modo una piena esplicazione del diritto del singolo alla propria autodeterminazione”.

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