25 aprile e 1 maggio: “un italiano” a Napolitano e Bossi, cementare ed esaltare l’Unità

images(UJ.com3.0) ARRONE – Mai come in questo momento si susseguono appelli all’Unità delle forze politiche ed alla necessità di recuperare coesione nazionale. E’ lo spirito con il quale un ultraottantenne di Arrone in provincia di Terni, che si definisce, innanzitutto, “un italiano” ha preso carta e penna ed inviato una missiva al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e all’onorevole Umberto Bossi. Uno sfogo che, nella citazione di momenti storici fondamentali e brani tratti dal libro delle elementari appartenuto al padre, diventa bisogno di appartenenza ed orgoglio patrio e che, in occasione delle ricorrenze del 25 Aprile, festa della Liberazione e del 1 Maggio, festa dei Lavoratori, può essere riproposto soprattutto alle giovani generazioni. Si tratta di recuperare, per il nonno arronese, “saggio” al pari dello stesso Presidente Napolitano, quei valori fondanti la società e la democrazia utili a difendere i punti di riferimento della comunità, soprattutto nella difficile crisi che affligge il Paese. Segue il testo della lettera, alla quale, ed è un cruccio dell’estensore, nessuno dei destinatari, purtroppo, ha dato risposta. “Che non ci credano abbastanza?” chiede l’imprenditore in pensione.

“All’attenzione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dell’onorevole Umberto Bossi – Avete mai sentito parlare del Risorgimento, dell’Unità d’Italia? O forse le beghe politiche ve l’hanno fatto dimenticare? Vi scrivo per vostra memoria e riflessione un breve colloquio tra uno scolaro e un passante tratto da il testo unico di seconda elementare dell’anno 1897: ‘Un signore passeggiando in periferia nella sua città, un giorno s’imbattè con un gruppo di ragazzi giovanissimi intenti a giocare; uno di loro lo impressionò per i suoi modi cortesi e intelligenti, sì da spingerlo a chiedergli in quale luogo fosse nato. Caro fanciullo, sei tu Toscano? Mio buon signore, sono italiano. O pur sei Ligure o sei Romano? Ve lo ripeto sono Italiano. Ben d’essere Italo m’hai dichiarato ma bramo di saper dove sei nato? Ve lo ripeto sono Italiano. In una penisola so che nascesti, quale provincia non mi dicesti. Ch’io sia Toscan, ch’io sia Roman, Venezian, Napolitan, Lombardo, Veneto o Piemontese, Italia nominasi il mio Paese’. Questo si insegnava ai bambini per cementare ed esaltare L’Unità d’Italia appena raggiunta, frutto delle lunghe e cruente lotte risorgimentali, a cui gli italiani avevano partecipato e per cui tanti giovani avevano immolato la loro vita! Vi invito vivamente a rileggerla. Distinti saluti. Un italiano – Felice Amici

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*