Dorillo (Pd), condivido appello Giacomo Leonelli occupiamoci del Partito

Ho sempre creduto fermamente nell’esercizio del dubbio e voglio riflettere

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Dorillo (Pd), non condivido appello abbandonare correnti, occupiamoci del Partito

Ho sempre creduto fermamente nell’esercizio del dubbio. Per questo ho scelto di non condividere tout court l’appello “Abbandonare le correnti, costruire il Futuro”, ma di prendermi il tempo per riflettere.

Ho letto e riletto il contributo del Segretario regionale Giacomo Leonelli, di cui partecipo volontà e spirito e di cui colgo la sincera tensione a ritrovare una coesione sui temi, gli stessi che proverò ad indicare nel metodo (reputando impossibile entrarne qui, anche brevemente nel merito). Il metodo è avere in questo sì la forza, il coraggio e soprattutto la volontà di approfondire, capire, studiare, discutere, confrontarsi, fare delle proposte non generiche ma puntuali che definiscano non solo l’indirizzo ma anche il percorso e le modalità con le quali intraprenderlo. Con il quale il PD dell’Umbria intende farlo, raccogliendo la forte domanda di confronto che cresce nei territori.

Riprendere il lavoro da ogni circolo, come si è fatto a partire dal Lyrick di Assisi, per praticare quell’antico esercizio per cui si facevano un esame approfondito delle questioni, partendo dall’esame della situazione anche internazionale, come per i dolorosi fatti francesi, passando per la spiegazione dell’opera riformatrice del Governo Renzi e del governo regionale, fino ad arrivare ai temi che toccano la dimensione locale. Con il contributo collettivo, ognuno per il ruolo che ricopre, magari sperimentando forme e linguaggi nuovi.

Allora che ben vengano discussioni serrate, animi accalorati, Aree e sensibilità se queste sono l’interpretazione nel merito di convinzioni culturali e politiche, di diverse soluzioni e proposte su progetti concreti. È l’anima del confronto politico, purché sia fatto, mossi dalla stessa finalità di unire, ma non di “normalizzare”, per il benessere della nostra comunità e dell’Umbria.

Ed allora credo, avendolo io stessa sostenuto, che sia necessario tornarsi ad occupare del Partito democratico, questa comunità di donne ed i uomini, nel pieno dell’impegno ed assumere ancora di più il ruolo non di riferimento di una Area politica ma di tutti. Per rivendicare questa libertà occorre sgombrare il campo da ambiguità ed incidenti di fondo.  Per la stessa libertà, anche di critica, che il segretario del più importante partito di governo regionale e nazionale dovrebbe avere.

Per questo manifesto con la lealtà di sempre e con la fedeltà unica ai valori che hanno costituito l’architrave del Partito Democratico – e non di segretari e maggioranze che si sono succedute – una rinnovata promessa a fare sì che non una, ma tutte le generazioni, si impegnino per questo fondamentale cambio di passo. Quel PD plurale, ricco di culture differenti che abbiamo pensato quando l’abbiamo fondato.

Lo dico perché credo che l’autonomia, tanto meno la sua realizzazione, non si definisca a tavolino ma entrando nel merito delle proposte. Parte dall’idea che riesci a farti della società e tanto meglio a promuovere, riaffermandola con i nostri valori, assumendoci nuove responsabilità, praticando vera innovazione nelle risposte.

L’innovazione che non puoi mai indicare ex ante -quanto piuttosto ex post, nella pratica – perché il tempo ha avuto la possibilità di definirla così: un mutamento, una trasformazione migliorativa e, se potessi spingermi oltre in un approccio utopistico, la nostra rivoluzione che contrasta con lo spirito reazionario di conservazione ed autoconservazione, tipico di un sistema politico, soprattutto quando governi da diversi decenni.

Quello che dovrebbe darne il senso, l’interpretazione, sta nel grande obiettivo che dovrebbe porsi una qualsiasi architettura dell’ordine politico conservando quel principio, valido ancora nella sua attualità, di disegnare una comunità basata sulla condivisione e partecipazione dall’interno.

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