Unioni civili, Andrea Romizi: “Se ci sarà la legge avrò il dovere di applicarla”

Per il sindaco di Perugia “la coscienza non c’entra”

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Unioni civili, Andrea Romizi: “Se ci sarà la legge avrò il dovere di applicarla”

Arriva al traguardo questa sera la legge sulle unioni civili. Alle 14 ci sarà il voto di fiducia, domani le unioni civili saranno legge, insieme ad una normativa per le coppie di fatto etero e omosessuali. In realtà perché la legge entri in vigore bisognerà aspettare i decreti attuativi che richiederanno almeno otto mesi di tempo.

Sui nuovi diritti interviene oggi, in una lunga intervista al Corriere della Sera, il sindaco di Perugia Andrea Romizi che un anno fa si rifiutò di trascrivere nei registri della città un matrimonio gay celebrato all’estero. Per il primo cittadino di Palazzo dei Priori non ci sono dubbi: se la legge dovesse prevedere che i sindaci possono celebrare in Italia unioni fra persone dello stesso sesso, lui si atterrà scrupolosamente a quanto previsto.

“La legge è la legge. Non è che se ti piace c’è , se non ti piace non c’è”, così risponde il sindaco di Perugia alla domanda del giornalista Lorenzo Salvia del Corriere. Sull’opportunità di una legge sulle unioni civili Andrea Romizi precisa di considerarla “giusta” perché c’è bisogno di una regolamentazione adeguata ai tempi. Poi aggiunge: “Un conto sono le unioni civili, altra cosa sono i matrimoni tra persone dello stesso sesso”. Per l’inquilino di Palazzo dei Priori se “ci sarà una normativa che prevede questa cosa avrò il dovere di applicarla. Tutti avranno il dovere di applicarla, a prescindere da quello che pensano”.

Il giornalista del Corriere della Sera chiede ad Andrea Romizi se avverte un disagio di coscienza. “Non c’entra – risponde Romizi – . O meglio, c’entra e anche molto ma riguarda le persone che decideranno di fare questa scelta di vita”. Del resto, conclude il sindaco di Perugia “se violi la legge poi diventa difficile chiederne il rispetto ai tuoi cittadini, non crede?”.

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