Tamburi, Caritas, la partecipata del Comune di Perugia

È quasi passato in sordina ma: i "volontari" sono pronti!

Posto fisso Polizia Fontivegge, Perugia:Social City” accoglie raccolta firme

Tamburi, Caritas, la partecipata del Comune di Perugia. Da Giampiero Tamburi (Coordinatore P:SC) – Sia chiaro da subito una cosa: qui non si discute l’integrazione ma solo in modo sbagliato con cui la vogliono proporre! È quasi passato in sordina ma: i “volontari” sono pronti! 15 migranti e richiedenti asilo sono stati “selezionati” dalla Diocesi, attraverso la Caritas di Perugia, per impiegarli in modo diretto a lavorare per lo stesso Comune. Speriamo che, i nostri amministratori, non abbiano fatto i “conti senza l’oste”.

Si parla, nell’accordo siglato tra Diocesi e Comune, di 15 persone tra gli assistiti della stessa Caritas, pronti ad adoperarsi per ridare splendore al verde della nostra città. L’ennesimo progetto, sperando che vada a buon fine dopo i numerosi e clamorosi tentativi di altri che non hanno dato esito positivo (se ne vedano due tra tutti: chioschi estivi nei parchi e il fallimento nell’impegnare le Associazioni dei cittadini a tale scopo), per tentare di riqualificare il verde.

Con la necessità di questo progetto, implicitamente dal Comune, c’è stata l’ammissione che non va per nulla tutto bene come affermato sempre, in ogni circostanza, dal titolare della delega medesima! Questo impegno, preso attraverso la Caritas in “favore” dei cittadini, è diretto a ben più alti scopi umanitari dichiarati, utilizzando il medesimo protocollo come viatico per “l’inclusione sociale di alcuni migranti volontari, con l’obiettivo di favorire la loro integrazione, proprio attraverso lo svolgimento di attività volontarie e gratuite di pubblica utilità”. Nulla da eccepire. Solamente non si capisce bene come mai solo per “i 15”! Eppure ci sarebbe il posto e del lavoro per moltissimi di più se volessero. Ma i migranti lasciati fuori lo vogliono? Sembra di no!

Un altro aspetto ben sottolineato dai Prelati di Perugia è che, con questo accordo, si dà una diversa dignità a queste persone, favorendo una nuova percezione che di loro avranno i cittadini di Perugia.

Potrà essere anche vero ma, se bastasse far lavorare la gente “gratis” per integrarli, accogliendoli a braccia aperte tra i residenti, vorrebbe dire che i medesimi residenti dovrebbero chiudere gli occhi su tutti i fatti criminali e sui danni fisici e sociali che procura quella maggior parte di chi si comporta male in città; clandestini o no. È vero, gli immigrati, che si comportano onestamente, hanno il “diritto” di sentirsi accolti ed integrati ma, certo, non è questa la strada da percorrere per ottenere la realizzazione di questo obbiettivo.

Questa strada può solo raggiungere l’obbiettivo di dare soddisfazione a chi si sente arrabbiato e che vorrebbe, per sfogare questa rabbia, vedere sottomesse queste persone già da molto tempo, dichiarando da sempre che l’unico modo e forma di trattamento, accoglienza e integrazione è quella o di mandala via o di vederli impegnati nei lavori, al servizio della comunità, senza essere retribuiti, come appunto realizzato con quest’accordo. Comunque sia, il Comune sempre ci guadagna perché nel protocollo è previsto che la Diocesi, attraverso la stessa Caritas, si impegni per i costi della copertura assicurativa nonché dell’acquisto del materiale e delle attrezzature necessarie.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*