Social card: figlia di una Europa minore

Specchio di un fallimento annunciato!

Social card: figlia di una Europa minore. Da Giampiero Tamburi (Perugia Social City) – Già a suo tempo la proponeva il Ministro Tremonti nel Governo Berlusconi e, purtroppo fin da allora, è una questione che interessa anche noi umbri e perugini. Per essere radicali si potrebbe dire che la differenza tra noi, Italia, ed i Paesi emergenti (non si chiamano più del terzo mondo) non sta nella disoccupazione e nella miseria che sempre più avanza e non si trova, o non si vuole, cercare di frenare, sta solo nell’assistenza che siamo capaci di dare a chi non sa come tirare avanti dignitosamente se non addirittura, morire di fame.

È dura parlare così? Certo! Ma negare questa realtà sarebbe da ipocriti bugiardi o da politici a cui non piace far vedere le cose come veramente stanno! Parafrasando quella massima che dice “Guai al Paese che ha bisogno di eroi”, si potrebbe affermare: “Guai a quel Paese che ha bisogno di una Social Card”, perché significa che abbiamo piegato le ginocchia e ci siamo arresi senza combattere la povertà! Doveroso assistere economicamente chi è in queste condizioni? Naturale, senza dubbio! Ma ciò non toglie che se siamo arrivati ad una condizione sociale ed economica di questa portata, c’è chi ha commesso degli errori ed anche gravi.

Come è stato possibile arrivare a ciò? Solamente perché, per la volontà incondizionata di realizzare l’unione europea, abbiamo sbagliato sorvolato su aspetti e valutazioni importanti per il nostro Paese.

Ci sono stati dei vantaggi? Indiscutibilmente sì ma, purtroppo, il prezzo che noi italiani stiamo pagando è un prezzo altissimo e, sinceramente, così rimanendo le cose, non possiamo essere sicuri che i vantaggi siano più grandi che i danni fatti dagli svantaggi.

Vediamone alcuni di questi indiscutibili svantaggi: L’entrata nell’Unione di paesi più poveri, ossia con un reddito più basso, ha fatto si che ai paesi già appartenenti all’Unione venissero limitati i fondi comunitari per lo sviluppo delle aree svantaggiate, per le risorse umane, per l’agricoltura, per la ricerca ecc.. . l’Italia si trova a competere con prodotti di altri Paesi, messi sul mercato a prezzi inferiori, in quanto la manodopera, di tali paesi, costa meno, creando con ciò, enormi difficoltà al nostro settore produttivo.

Oggettive difformità nei processi decisionali degli organi comunitari, hanno dato origine alla accettazione di un enorme grado di rinuncia alla propria sovranità nazionale, senza la garanzia del principio della’unanimità di applicazione in tutti gli Stati membri. Si pensava che l’entrata in vigore dell’euro avrebbe portato numerosi vantaggi, quali la bassa inflazione e, quindi, una maggiore stabilità dei prezzi, i quali avrebbero evitato la perdita di valore di stipendi e pensioni. Far spostare nell’Unione, persone e merci sembrava che sarebbe costato meno, perché non avremmo dovuto sostenere costi bancari per cambiare le lire nella valuta del Paese europeo in cui vogliano agire.

I tassi di interesse per i prestiti, pareva che sarebbero stati più bassi, e chi avesse voluto chiedere, ad esempio, un prestito per comprare la casa avrebbe dovuto spendere meno soldi. Pensavamo che se in tutta Europa i prezzi dei prodotti fossero stati in euro, sarebbe stato più facile fare confronti e acquistare il prodotto che fosse costato meno e che ciò avrebbe aiutato la concorrenza tra i vari Paesi appartenenti all’unione.

Invece la moneta unica, gestita in modo non adeguato e non controllato, sia politicamente che economicamente, permettendo che una speculazione economica deleteria venisse fatta dei vari operatori economici, ha avuto effetti diametralmente opposti; l’aumento del costo della vita e quindi dei prezzi dei beni, che invece si credeva dovessero rimanere stabili. Ed altri effetti disastrosi che sarebbe troppo lungo evidenziare in questa pagina.

Perciò, a questo punto non è discutibile se restare o no membri dell’Ue; sarebbe irresponsabile sotto tutti i punti di vista uscirne ma l’imperativo è con quali criteri rimanerci. Se il nostro ordinamento costituzionale, Parlamento, Governo e quanti altri hanno il potere decisionale, sia politico che economico, non si renderanno conto di agire in altro senso per poter pareggiare il conto, la nostra situazione andrà inesorabilmente sempre più a diventare insostenibile, procurando alla nostra società una reale impossibilità di proseguire su questa strada.

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