Regione Umbria, No incarichi a condannati, mozione dei cinque stelle

Chiedono all'Esecutivo di non “assegnare incarichi pubblici a condannati

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Regione Umbria, No incarichi a condannati, mozione dei cinque stelle

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Maria Grazia Carbonari e Andrea Liberati, annunciano la presentazione di una mozione “contro i condannati nella Regione Umbria”, con cui chiedono all’Esecutivo di non “assegnare incarichi pubblici a condannati per reati contro le pubbliche amministrazioni o che hanno subito condanne dalla Corte dei Conti per danno erariale”.

Carbonari e Liberati fanno riferimento al commissario straordinario dell’Adisu (che ricopre la carica dal 2010, “condannato dalla Corte dei Conti proprio per condotte tenute quando era amministratore unico di Adisu, avendo favorito una dipendente conferendole mansioni superiori, con conseguente danno erariale”) e al dirigente regionale del Servizio reingegnerizzazione e digitalizzazione dei processi (prorogato fino al 2018, “condannato dalla Corte dei Conti per fatti avvenuti quando rivestiva il ruolo di direttore generale del Comune di Spoleto per ‘grave ed inescusabile superficialità’). Viene infine richiesto di chiare se esiste un eventuale “conflitto di interessi” per un assessore regionale che all’epoca della sentenza della Corte dei conti era avvocato difensore dell’amministratore unico di Adisu.

“Troviamo grottesco – sottolineano i consiglieri di opposizione – che non vi siano requisiti di onorabilità e competenza per quelle persone poste al vertice della Regione Umbria e di enti partecipati da essa, quando si parla solo di ‘furbetti del cartellino e anche per inquadramenti bassi bisogna superare concorsi pubblici durissimi. Ci sono poi pochi privilegiati, che per tutta la vita beneficiano di lauti compensi pubblici. Una volta questi privilegiati erano i nobili proprietari terrieri, oggi invece sono pochi soggetti legati a doppio filo con la politica di maggioranza. In questo deserto meritocratico, questi pochi privilegiati ottengono sempre poltrone e incarichi (lautamente retribuiti con soldi pubblici), spesso però senza avere un curriculum minimamente pertinente con gli incarichi conferiti, senza concorsi (con migliaia di contendenti per una manciata di posti), ma per semplice nomina”.

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