Reddito di cittadinanza: audizione della prima e terza commissione

La proposta di risoluzione sarà approvata dalle Commissioni mercoledì prossimo

Reddito di cittadinanza: audizione della prima e terza commissione

Reddito di cittadinanza: audizione della prima e terza commissione

La Prima e la Terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presiedute da Andrea Smacchi e da Attilio Solinas, si sono riunite questa mattina in seduta congiunta presso la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica di Villa Umbra, a Pila di Perugia, per svolgere un’audizione sulla proposta di risoluzione ‘Misure regionali integrative del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia)’. Era presente l’assessore Fabio Paparelli. Dagli interventi è emerso un sostanziale apprezzamento per la misura, con la richiesta di aumentare le risorse, di coinvolgere maggiormente le associazioni, di avere chiarezza sulla governance e sul sistema di applicazione. Il presidente Smacchi, nell’introdurre i lavori, ha spiegato che “siamo di fronte ad una svolta epocale, che stravolge il sistema della lotta alla povertà e dell’inclusione sociale. Per la prima volta l’Italia si dota di uno strumento che non era conosciuto nel nostro Paese. Questo è un punto di partenza e dovremo lavorare insieme per applicarlo al meglio, visto che abbiamo a disposizione oltre 12 milioni di euro.

La proposta di risoluzione sarà approvata dalle Commissioni mercoledì prossimo, così da poter approdare in Aula a metà giugno. I tempi sono stretti, ma il Governo ha fatto sapere che intende partire con le prime erogazioni tra luglio e agosto”. Il presidente Solinas ha sottolineato come “il Sia abbia una valenza importante, ma non riesce a coprire tutte le necessità dei cittadini in difficoltà. Queste misure dovrebbero diventare strutturali, come nei Paesi più avanzati dell’Europa. La povertà si contrasta soprattutto con il rilancio dell’economia e la creazione di posti di lavoro. E la Regione Umbria sta andando in questa direzione”.

Carla Casciari (Pd) ha rilevato che “per la prima volta c’è un piano per mettere a sistema un mix di risorse come mai fatto prima, per dare una risposta più organizzata alle nuove emergenze. Abbiamo tutti bisogno di entrate in questo nuovo meccanismo e di far crescere questa nuova idea di una diversa ‘presa in carico’. Questi confronti servono a far crescere la politica e il sistema di welfare in Umbria”.

LA RELAZIONE DELL’ASSESSORE FABIO PAPARELLI L’assessore regionale ha ricordato che “l’Umbria ha una lunga storia di lotta alla povertà e di inclusione sociale. Con il Sia abbiamo un fattore in più. Alcune di queste misure le renderemo strutturali attraverso una legge regionale sul lavoro sulla quale ci stiamo confrontando con le parti sociali. Dobbiamo mettere a sistema e in rete i tanti soggetti che si occupano delle persone in condizioni più fragili, anche attraverso un confronto con le associazioni. Questo è un nuovo modello di lavoro anche dal punto di vista istituzionale, grazie alle stretta collaborazione con l’Assemblea legislativa. Elaboreremo una task force e un vademecum da portare in discussione con le zone sociali, in modo che tutti gli attori condividano e siano parte attiva del processo che mettiamo in campo.

Il SOSTEGNO DI INCLUSIONE ATTIVA è una misura nazionale di contrasto alla povertà che prevede la predisposizione per i beneficiari di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa sostenuto dalla offerta di servizi alla persona. Il Sia introduce il principio di ‘universalismo selettivo’ nell’accesso, secondo criteri di valutazione della condizione economica in base all’Isee.

Le risorse nazionali del FONDO PER LA LOTTA ALLA POVERTÀ E ALL’ESCLUSIONE SOCIALE ammontano ad un totale di complessivo di 760 milioni di euro per il 2016, che verranno aumentate a un miliardo di euro per il 2017. Il ministero del lavoro e delle politiche sociali stima che le risorse stanziate per il 2016 saranno sufficienti a raggiungere 290mila nuclei familiari che versano in condizione di povertà assoluta. Si stima che all’UMBRIA saranno assegnati 8 milioni 373mila euro per il 2016 e 11 milioni 18mila euro per il 2017. I dati forniti dall’Inps regionale riferiscono che in Umbria i nuclei familiari con figli minori ed un Isee pari o inferiore a 3mila euro sono 6mila 363, dati 2015.

Alcuni ESEMPI: un nucleo familiare formato da 2 componenti (un adulto e un minore), con reddito annuo di 5mila 310 euro, percepirà 160 euro mensili (1.920 in un anno); un nucleo formato da 3 componenti (due adulti e un minore), con reddito annuo di 6mila 720 euro, percepirà 240 euro mensili (2.880 in un anno); un nucleo familiare formato da 4 componenti (due adulti e due minori), con reddito annuo di 7mila 980 euro, percepirà 320 euro mensili (3.840 annui); un nucleo familiare formato da 5 o più componenti (due adulti e tre o più minori), con reddito annuo di 8mila 280 euro elevabile per ogni altro figlio aggiuntivo oltre il terzo, percepirà 400 euro mensili (4.800 in un anno).

COS’E’. Il Sia è una misura di contrasto alle povertà che si compone di due interventi, uno passivo (erogazione di un contributo economico) ed uno attivo (adesione ad un programma sociale e lavorativo) che prevede l’obbligo di affiancare al beneficio economico un progetto di attivazione sociale e lavorativa da parte del destinatario. Il Programma operativo nazionale (Pon) finanzia la parte attiva, i Fondi nazionali finanziano la parte passiva. Gran parte delle risorse del Pon (circa 85 per cento) viene ripartita ai territori per rafforzare i percorsi di accompagnamento, di attivazione e di reinserimento lavorativo dei nuclei famigliari beneficiari del Sia. Le risorse Pon assegnate alla Regione Umbria ammontano a 18 milioni di euro per l’intera programmazione. Di tali risorse fino ad un massimo del 10 per cento andranno a supportare le azione dei Centri per l’impiego. Gli interventi che potranno essere attivati con tali risorse riguardano: il rafforzamento dei servizi di presa in carico e lo sviluppo di una Rete integrata di interventi che coinvolga altre agenzie pubbliche ed enti no profit del territorio. Per esempio: l’implementazione del segretariato sociale, il rafforzamento delle competenze degli operatori ed il rafforzamento delle strutture informatiche, del servizio sociale professionale al fine di creare le equipe multidiscilplinari (assunzione a tempo determinato di assistenti sociali, psicologi operatori del centri per l’impiego educatori).

L’INTEGRAZIONE REGIONALE del Sia è pari a 10 milioni 625mila euro per il periodo 2016-2020, impiegabili direttamente in azioni di politica attiva che contemplano anche un trasferimento di risorse al destinatario finale. Tali azioni sono rivolte ad una platea di destinatari finali diversi da quella del Sia: persone adulte anche senza figli minori con reddito fino a 6mila euro l’anno, non occupati e che non hanno usufruito della misura Sia, con riconoscimento della condizione di vulnerabilità da parte dei servizi competenti.

LE CIFRE. La misura prevede 5 milioni di euro per il sostegno all’occupazione di disoccupati e inoccupati, 5 milioni 625mila 800 euro per l’inclusione sociale e la lotta alle povertà. È rivolto alle persone che per diversi motivi sono presi in carico dai servizi sociali per i quali si rende necessario attivare percorsi di empowerment. Nel periodo 2016/2020 questo intervento raggiungerà 1.172 persone in condizione di vulnerabilità. L’importo annuo della misura è pari a 4mila 800 euro pro-capite, cifra comprensiva dell’attività di tutoraggio e accompagnamento al lavoro.

I SOGGETTI COINVOLTI nel Sia sono: il soggetto attuatore Inps, che riceve le richieste dalle zone sociali e autorizza il pagamento del beneficio economico; beneficiari sono comuni e zone sociali, mentre il soggetto erogatore è Poste Italiane; infine gli organismi del Terzo settore o enti privati operanti nelle politiche sociali.

GLI INTERVENTI

Barbara Mischinati (Cgil): “Le misure previste vanno nella direzione dello sviluppo e non della mera assistenza. Però sono ben poche, servono risorse maggiore. Chiediamo la possibilità di prevedere altre risorse. Speriamo in interventi mirati per il lavoro accompagnati da misure per lo sviluppo. Serve grande attenzione sull’utilizzo che le imprese faranno di questi fondi, perché non ci possiamo permettere interventi a pioggia. Sarà utile il monitoraggio e il controllo per tutto il periodo. L’obiettivo deve essere l’uscita dalla povertà in maniera stabile”.

Carlo Biccini: “Parlo a nome della cooperazione sociale, della Caritas e del volontariato. La povertà è un fenomeno multidimensionale complesso. In Umbria sta arrivando una situazione pesantissima di povertà economica, educativa e urbana. Invito a prendere e coordinare i diversi interventi. Servono meno azioni statali e più spazio per la sussidiarietà orizzontale. I servizi si sono ritirati e chiusi nel fortino. I progetti vanno fatti insieme, individuando delle priorità e valorizzando le buoni prassi dal basso. Siamo di fronte a ritardi pesanti. Auspico che venga fuori un welfare generativo, altrimenti rischiamo l’assistenza passiva. Noi siamo disponibili a dare una mano”.

Elisa Granocchia (Ordine assistenti sociali): “È un bene integrare gli aspetti tecnici e politici. Questa misura prevede un ruolo predominante per i servizi sociali dei Comuni, però dobbiamo capire bene come gestirla perché è una grande opportunità per i cittadini che non va sprecata. Negli ultimi anni c’è stata una notevole carenza di risorse umane nei servizi dei Comuni. Questo ha determinato una chiusura dei servizi negli uffici, determinando l’impossibilità di realizzare un lavoro di comunità che serve per la prevenzione. È necessario un intervento più massiccio, ma gli uffici devono essere implementati. L’integrazione socio sanitaria è poco attuata, serve lavorare sulla progettualità. Siamo disponibili a metterci intorno a un tavolo. Serve chiarezza nella governance e nel sistema di applicazione, per evitare diversificazione tra una zona sociale e l’altra”.

Umberto Ricci (Federconsumatori): “Va dato merito alla Regione di aver iniziato questo percorso importate e significativo per un segnale politico nuovo. C’è un forte lavoro interistituzionale ma manca il rapporto con il mondo delle associazioni. Invece è necessaria l’interazione con chi vive quotidianamente le drammatiche situazioni di famiglie incapienti”.

Daniela Monni (Caritas): “Il Sia è una misura importante per il nostro territorio. La preoccupazione è che una misura così rilevante possa non essere efficace. Per evitare questo si deve investire nelle risorse umane e sulla cartella sociale, che è essenziale. Inoltre servono dati chiari. L’Istat per l’Umbria parla di 19mila famiglie in povertà assoluta e non di 6mila. Inoltre la Regione dovrebbe dotare i servizi sociali a livello di strumentazione, che solo così potranno rendere efficace questo intervento. Altrimenti rischiamo di non far arrivare la misura a chi ne ha bisogno”.

Milena Damiani (Università degli studi di Perugia): “Dobbiamo quantificare bene il numero dei beneficiari e i fondi che vengono dati. È giusto prendere la disabilità come uno dei criteri primari. È riduttivo dire ‘anche per le famiglie monoparentali’: a parità di condizioni di disagio la monoparentalità deve avere maggiore attenzione”.

LA PROPOSTA DI RISOLUZIONE La proposta di risoluzione sulle “misure integrative al sostegno per l’inclusione attiva (Sia)” è frutto del lavoro di approfondimento svolto in seguito alla presentazione della mozione dei consiglieri Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, (M5S) sulla “Adozione di iniziative da parte della Giunta regionale ai fini dell’introduzione del reddito di cittadinanza regionale e per lo sviluppo di nuovi strumenti di orientamento, istruzione e formazione professionale”. L’atto di indirizzo impegna la Giunta di Palazzo Donini “ad attivare misure regionali integrative del Sia, individuate nell’ambito del Por Fse, in analogia con le misure previste dal Governo nazionale, nel periodo 2016-2018. Le risorse stanziate, 10,6 milioni di euro nel triennio, dovranno essere suddivise tra “sostegno all’occupazione di disoccupati e inoccupati” e “inclusione sociale e lotta alla povertà”: la dotazione finanziaria potrà essere destinata anche alle annualità 2019 e 2020 in relazione agli esiti dell’attuazione delle misure. Gli interventi di “sostegno all’occupazione di disoccupati e inoccupati” avranno come beneficiari anche le famiglie monoparentali, con figli minori, con priorità per quelle con minori disabili. Inoltre punta ad aumentare il termine di 4 mesi entro il quale, terminato il tirocinio extra-curriculare della durata di 6 mesi, un’azienda deve assumere per godere del beneficio. Le misure per “inclusione sociale e lotta alla povertà” dovranno individuare come “persone vulnerabili” coloro che abbiano un Isee da 0 a 6mila euro; una età compresa tra i 18 ed i 65 anni, con e/o senza figli minori all’interno del nucleo familiare; essere in stato di non occupazione o disoccupazione certificabile; non avere usufruito del Sia; essere in possesso della condizione di vulnerabilità riconosciuta da parte dei servizi competenti.

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