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Piano sociale regionale, terza commissione lo approva, ora voto dall’Aula di Palazzo Cesaroni

Approvato con i 3 voti favorevoli della maggioranza e l'astensione dei 3 consiglieri di opposizione

Economia Umbria, Solinas, puntare su innovazione e ricerca scientifica
Attilio Solinas

Piano sociale regionale, terza commissione lo approva, ora voto dall’Aula di Palazzo Cesaroni PERUGIA – La Terza commissione ha approvato, con i 3 voti favorevoli della maggioranza (Solinas, Chiacchieroni-Pd, Rometti-SeR) e l’astensione dei 3 consiglieri di opposizione (Squarta-FDI, De Vincenzi-Rp e Carbonari-M5s), il nuovo Piano sociale regionale, che ora passa all’esame dell’Aula. Al testo, già sottoposto a istruttoria e audizioni, sono stati aggiunti alcuni emendamenti tecnici della Giunta, illustrati nella seduta di ieri dall’assessore Luca Barberini, e altri emendamenti provenienti della Commissione, fra cui quello stilato dai consiglieri di opposizione Squarta (FDI) e Carbonari (M5S) e fatto proprio da tutti i membri della stessa, che raccoglie l’esigenza manifestata da famiglie con persone non autosufficienti di poter scegliere se ricorrere ai servizi o incassare un assegno di sollievo per scegliere direttamente le cure per i propri cari.

Su questo tema e sulla necessità di monitorare annualmente le azioni previste dal Prina (Piano regionale integrato per la non autosufficienza), si è registrata piena convergenza di intenti fra Giunta e consiglieri. Accolto anche l’emendamento presentato da Carla Casciari (Pd) sul rafforzamento del “welfare di comunità”, che deve avvenire attraverso l’implementazione di nuove forme di sostegno all’autonomia delle persone con disabilità con l’avvio di percorsi di istruzione e formazione miranti a certificare competenze acquisite anche non formali, sostenendo parallelamente una valorizzazione di prodotti derivati da tali attività etiche e sociali.

La Commissione ha approvato anche l’emendamento presentato dal presidente della Commissione stessa, Attilio Solinas, che prevede la “introduzione, all’interno dei laboratori di comunità, della figura dell’operatore di quartiere, la cui azione si estende dalla cura delle città in termini di qualità dello spazio fisico e dei luoghi pubblici, alla cura delle persone, in termini di valorizzazione dei servizi alla persona. Un operatore che agevoli le persone più deboli ad accedere ai servizi di cui hanno bisogno, in coordinamento con i soggetti che già operano nel territorio, e svolga attività di ascolto nell’ambito della comunità, favorendo anche l’attivazione delle reti sociali, allo scopo di definire specifici progetti condivisi ed economicamente sostenibili”.

Non accolti, invece, altri due emendamenti presentati dal consigliere Squarta (FDI), concernenti l’introduzione di un “budget di salute” e di un “voucher socio-sanitario”, misure di sostegno verso prestazioni di natura anche medica e come tali ritenute dall’assessore non accoglibili nel Piano sociale. SCHEDA DEL PIANO SOCIALE L’atto presenta una ricognizione attualizzata della situazione sul territorio regionale e alcuni elementi di novità riguardanti il monitoraggio sull’efficacia delle azioni messe in atto dalle zone sociali. Al centro dei principi che ispirano il documento la centralità della persona e una maggiore equità nel calibrare le prestazioni sociali, tenendo conto della mutata situazione relativa ai bisogni della comunità umbra. ZONE SOCIALI: L’assessorato dà le linee generali, cerca di rendere il percorso omogeneo in tutta la regione, evitando risposte a macchia di leopardo, per avere la medesima qualità dei servizi su tutto il territorio. Le zone sociali dovranno riappropriarsi del loro ruolo, intervenire su anziani o giovani, porre attenzione sui flussi migratori. Il ruolo delle zone sociali sarà importante per il protagonismo che viene loro richiesto e per la definizione degli obiettivi: i piani sociali di zona debbono interpretare i bisogni locali e mettere a disposizione strumenti per realizzare le attività individuate. Quindi le zone sociali diventano motore degli interventi, strumento essenziale della governance. E per la prima volta sono previste premialità e penalità per le zone sociali inadempienti”.

RISORSE FINANZIARIE: Sono nazionali, regionali e provenienti dalla UE. Il Fondo nazionale politiche sociali riserva per il 2016 all’Umbria 4 milioni e 600mila euro, a cui bisogna aggiungere i 4 milioni 544mila 623 euro del Fondo sociale regionale, finanziato dal bilancio della Regione Umbria e altre risorse di minore entità: i 123mila euro dal Fondo nazionale politiche per la famiglia e i 25mila euro che, sempre lo Stato, destina alle politiche giovanili. In totale sono 9 milioni 183mila e 716 euro, cui vanno aggiunti i 6 milioni e 800mila euro destinati al Fondo nazionale non autosufficienza. Altre risorse, di entità minore e diluite nel corso degli ultimi anni, provengono dalle leggi regionali approvate, quindi dal Fondo per agevolare l’accesso al microcredito con il prestito sociale d’onore, dal Fondo di emergenza per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul lavoro e dalle risorse già previste per la promozione dell’associazionismo familiare, per l’invecchiamento attivo e per gli interventi in materia di immigrazione. Altro ramo di finanziamenti è quello proveniente dal Fondo sociale europeo, Asse inclusione sociale del POR FSE Umbria 2014-2020: 41 milioni 358mila 990 euro che l’UE destina all’Umbria per l’inclusione attiva, la riduzione della povertà e dell’esclusione sociale, l’incremento dell’occupabilità e anche per promuovere le pari opportunità, cui devono aggiungersi 14 milioni 167mila 168 euro per il miglioramento dell’accesso ai servizi, sostenibili e di qualità, per un totale di risorse UE pari a 55 milioni 526mila 158 euro.

NOVITÀ: “Per la prima volta viene introdotto un sistema di monitoraggio informativo che permette di misurare lo stato di bisogno dei cittadini e gli interventi fatti nel sociale, tramite un meccanismo di controllo su chi riceve sostegno e chi no, grazie alla messa in rete delle strutture coinvolte. Inoltre, uno specifico capitolo è destinato alle risposte all’emergenza sociale, con la creazione di un modello umbro di servizi socio-comunitari in grado di rispondere all’emergenza, con particolare attenzione alle aree interne, specialmente montane, territori più fragili sia in base agli indicatori economici che per la maggiore presenza di anziani”.

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