Perugia, Cardinale Ravasi accolto da una moltitudine di persone

Sul "discorso della montagna" promosso dal settore apostolato biblico dell'archidiocesi

Perugia, Cardinale Ravasi accolto da una moltitudine di persone

Perugia, Cardinale Ravasi accolto da una moltitudine di persone PERUGIA – La presenza a Perugia del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, ha richiamato centinaia di persone la sera del 24 febbraio pur con una pioggia a tratti battente. La suggestiva Sala dei Notari del Palazzo comunale dei Priori, dove si è tenuto l’incontro con l’illustre ospite promosso dal Settore Apostolato Biblico (SAB) dell’Archidiocesi, un significativo approfondimento del passo evangelico del “Discorso della Montagna”, non è riuscita a contenere tutti i convenuti (molte persone sono rimaste fuori). Questa foltissima partecipazione è stata quasi un richiamo alla scena di quella «moltitudine di gente» radunata ad ascoltare Gesù, di cui parlano gli evangelisti Matteo e Luca. La presenza non solo di credenti di varie confessioni cristiane e di altre religioni, ma anche di “lontani” o alla ricerca di Dio, testimonia la “sete di felicità” dell’uomo. Una felicità, che è libertà, da raggiungere nel mettere in pratica nella quotidianità della vita le “Beatitudini” che aprono il “Discorso della Montagna”.

La Sala dei Notari e i due dipinti “scenografici”.

A sottolineare l’importanza del luogo scelto per l’attesa lectio del cardinale Ravasi incentrata sulle “Beatitudini”, sono stati il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e il francescano padre Giulio Michelini, responsabile del SAB. «Ci troviamo in un luogo nel quale si incrociano tanti carismi», hanno evidenziato, e dove «da secoli la comunità civile e quella ecclesiale si incontrano e spesso confluiscono, come è rappresentato nella sua ricca iconografia… In questa sala, oltre agli stemmi dei podestà, si sono resti di antichi affreschi con soggetti diversi e complementari, tratti da leggende e favole di Esopo e dalle storie della Bibbia, a testimonianza di come il mondo classico pagano e quello religioso siano intrecciati nella cultura di questa terra».

A fare quasi da “scenografia” e da richiamo alla lectio del presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura sono stati due dipinti del medico e artista perugino Lorenzo Fonda, che ha lavorato per tanti Istituti italiani di cultura in Europa, Medio Oriente, America e Australia e ultimamente ha realizzato una grande pala d’altare per la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a San Pietroburgo. I due dipinti esposti nella Sala dei Notari sono una Deposizione e una Umanità ferita. I primo «si può anche denominare Il soccorso – ha spiegato padre Michelini –, la pietà di coloro che amano il prossimo, cioè i misericordiosi e gli operatori di pace che si caricano delle sofferenze altrui». Il secondo dipinto raffigura i «volti di gente afflitta e sullo sfondo il volto di Cristo: anch’esso ci richiama ad una beatitudine: beati i perseguitati, beati quelli che soffrono per la giustizia».

Introduzione al tema e presentazione della finalità del SAB. 

Il cardinale Bassetti e padre Michelini hanno poi introdotto il tema dell’incontro e presentato il SAB. L’arcivescovo di Perugia ha ricordato che «Gesù sulla montagna ci richiama al nucleo di noi stessi e alla misura più abbondante della nostra vita, all’essenziale, alla povertà ricca di Dio, alla descrizione, all’amore incondizionato, portato all’estremo, al di là delle barriere che paradossalmente, mentre cerchiamo il piacere, ci separano dalla vera felicità. Il tratto forse più interessante e sconvolgente dell’intero “Discorso” è quello delle “Beatitudini” da Gesù pronunciate in maniera radicalmente nuova». Il cardinale si è soffermato anche sul SAB, una nuova realtà dell’Ufficio catechistico diocesano istituita dallo stesso presule lo scorso dicembre, che «offre a tutti la possibilità dell’incontro con la Parola di Dio per gustarne intera la profondità e la dolcezza». Padre Michelini, che all’incontro ha voluto accanto a sé don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, ha detto che il SAB «raccoglie non solo esperti, biblisti e teologi, sacerdoti e religiosi, ma soprattutto laici».

Il cardinale Gianfranco Ravasi.

«E’ difficile presentare il cardinale Ravasi, per la mole di titoli, le cose belle che fa, e soprattutto per quello che è e rappresenta», ha commentato padre Michelini prima di cedergli la parola. «Esegeta ed esperto della Bibbia, in particolare della letteratura sapienziale – ha proseguito il francescano –, è stato prefetto della Bibliteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di Esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Ha pubblicato più di 150 volumi e lo studio approfondito sulle “Beatitudini”. Il cardinale Ravasi è membro di una ventina di Accademie italiane e internazionali, ha ricevuto undici laurei honoris causa da diverse università del mondo ed è stato insignito di vari premi sia letterari sia civili e di diverse onorificenze di Stati. L’ultima, lo scorso 2 febbraio, per la quale ci rallegriamo, è la più alta conferita dalla Repubblica francese, la Legion d’onore».

Benedizione per essere venuti.

Il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, nell’esprimere gratitudine per l’invito ad intervenire a Perugia sul “Discorso della Montagna”, la “magna carta” del cristiano, ha salutato i numerosi presenti dicendo loro: «benedizione per essere venuti». L’ha detto ricordando un suo illustre predecessore nel titolo cardinalizio di San Giorgio in Veladro, il cardinale londinese John Henry Newman (1801-1890), oggi beato. «Newman – ha raccontato Ravasi – fece incidere su una piccola lapide accanto alla sua porta di casa la scritta: “Benedizione agli amici che alla mia porta, senza essere chiamati, senza essere sperati, sono però venuti”».

Beatitudine-felicità.

Ravasi ha parlato delle “Beatitudini” elencate nel discorso di Gesù ai suoi discepoli e alla moltitudine di gente, invitando i presenti prima all’ascolto dei due passi evangelici di Matteo e Luca sulle stesse“Beatitudini” per poi offrire una riflessione su cinque punti fondanti il “Discorso della Montagna”. Aspetti che il porporato ha presentato come una «sorta di pentagramma», un richiamo all’arte della musica che «vuole esprimere l’eterno, il trascendente», per giungere alla quinta riga di questo «pentagramma», quella della «beatitudine-felicità», che tocca la quotidianità delle persone.

Riscoprire il valore più autentico della felicità… anche se camminiamo con fatica per le strade della storia.

Il “Discorso della Montagna” ha evidenziato il cardinale, «guarda all’orizzonte infinito dei secoli», che lo fa attraverso le “Beatitudini”, espressioni di felicità e di libertà. «La felicità non è il piacere e l’allegria – ha ricordato –, è qualcosa di più profondo. Un filosofo molto importante come Adorno diceva, giustamente, che la felicità, come la verità, non la si ha ma vi si è. La felicità non è un oggetto che puoi comperare come il piacere e l’allegria …». Da qui l’invito di Ravasi a «riscoprire il valore più autentico della felicità come componente che esprime la nostra libertà, la nostra capacità generativa, di donare figli. Io credo che uno dei momenti di grande felicità è quando i genitori stringono tra le braccia le loro creature, perché in quel momento essi sentono che vanno oltre il tempo e lo spazio nel creare il capolavoro in assoluto che loro stessi potevano generare».

Ravasi, avviandosi alla conclusione e nel ripercorre le righe del «pentagramma», ha evidenziato che questo discorso di Gesù, il «più grande discorso all’umanità di ogni tempo», come lui stesso l’ha definito, è rivolto anche a coloro che non credono, che nei confronti del Vangelo hanno una sorta di reticenza, si fermano e non danno giudizio, proprio perché trovano in esso questa carica di trascendenza indiscutibile». E poi, «il “Discorso” non è rivolto a dei privilegiati – ha sottolineato –, ma a tutti noi anche se camminiamo con fatica per le strade della storia e coinvolge la totalità intera del nostro essere». In questa «totalità c’è il paradosso fondamentale per cui le scelte di Dio stanno percorrendo le paludi della storia, che papa Francesco le definisce le “periferie”, i “bassifondi” della società, degli ultimi, delle persone semplici e umili».

Le “Beatitudini” dicono non solo ai potenti che lo sguardo di Cristo è soprattutto sugli scarti della società.

Come poter ridurre gli “scarti” della società tenendo presente cosa dicono le “Beatitudini” all’uomo di oggi, il cardinale Ravasi l’ha detto ai microfoni di «Umbria Radio», l’emittente diocesana perugina a diffusione regionale. «È interessante notare che la parola “scarto” deriva dall’italiano “quarto” – ha spiegato il porporato –, cioè scorporare da un quadrato perfetto una parte per poi buttarla via, tanto è vero che noi abbiamo in italiano la parola “squartare”. Le “Beatitudini dicono non solo ai potenti, ma anche a chi ha la gestione della società, che proprio questi scarti, queste persone che sembrano non necessarie e che forse danno fastidio, non sono da considerare come squartati dal quadrato della nostra esistenza, in primis ecclesiale, ma anche civile. Questo avviene sulla base del fato che la comunità vera è fatta di tutti; c’è infatti un’umanità che è la maggioranza del popolo che cammina insieme con fatica. Lo sguardo di Cristo è soprattutto su costoro».

La comunità ecclesiale metta al centro i poveri ed i sofferenti, i miti…

Agli ascoltatori di «Umbria Radio» il cardinale Ravasi ha anche ricordato che «la felicità è invece una realtà nella quale si è, è una realtà profonda e globale, che comporta anche la dimensione fisica, ma che trova la sua radice nell’interiorità della persona. Per questo dobbiamo ritornare ad avere una felicità che sia anima dell’esistenza stessa, e che non sia un semplice godimento passeggero. Noi viviamo in una società che è del consumo immediato. Pensiamo a quello che significa il piacere sessuale, e non avere invece la capacità di vivere la dimensione dell’eros, che è tenerezza e sentimento ma anche donazione ed amore. Ma vorrei ricordare anche l’altro elemento: le beatitudine sono paradossali. Sono infatti una provocazione: gli ultimi della terra, che sono schiacciati dal potere che avanza o da una società preoccupata da componenti esteriori, diventano attori della comunità ecclesiale ed è ciò che la comunità ecclesiale deve fare, cioè mettere al centro i poveri ed i sofferenti, i miti, coloro che hanno la coscienza limpida».

Post-sisma: ricostruire i volti del passato e delle persone. Questi ultimi rendono ancora vivi i monumenti.

Al cardinale Ravasi, giunto a Perugia nel giorno in cui erano trascorsi sei mesi dalla prima devastante scossa di terremoto che ha colpito un’ampia area dell’Italia centrale, gli è stato chiesto se è necessaria avviare anche una «ricostruzione culturale». Il porporato ha risposto all’emittente radiofonica che «bbisogna fare in modo che questa eredità artistica-culturale non debba solo essere restaurata, ma che ritorni ad essere una sorta di anima che ricorda la grandezza di una cultura e di una fede». Inoltre, ha detto Ravasi, «la Chiesa deve anche collaborare per ricordare che la realtà umana si costituisce come il cuore di un monumento e per questo l’impegno caritativo deve essere ininterrottamente attuato e praticato. Due volti, quindi: il volto del passato, che è affidato ai monumenti, ed i volti delle persone che sono quelle viventi e che renderanno ancora vivi i monumenti».

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