Perugia, Banca d’Italia, nel 2016 i livelli occupazionali sono diminuiti

Il calo ha riguardato solo i lavoratori autonomi

Perugia, Banca d’Italia, nel 2016 i livelli occupazionali sono diminuiti

Perugia, Banca d’Italia, nel 2016 i livelli occupazionali sono diminuiti

PERUGIA – Dopo il forte recupero del 2015 (+1,9 per cento), lo scorso anno l’attività economica regionale ha continuato a crescere seppure a un ritmo meno sostenuto (+0,6 secondo le prime stime disponibili). L’andamento è stato frenato dal rallentamento delle esportazioni. La domanda interna si è invece rafforzata grazie all’espansione di consumi e investimenti. Gli operatori si attendono per il 2017 la prosecuzione della fase di crescita, in un contesto ancora incerto.

Le imprese. – La produzione di beni e servizi è aumentata per il secondo anno consecutivo; la dinamica di crescita, indebolitasi nella prima parte del 2016, è tornata ad accelerare dall’ultimo trimestre. Il fatturato delle imprese industriali ha rallentato (+0,4 per cento, dal 4,2) per il minore contributo fornito dall’export; quest’ultimo aveva sostenuto l’economia locale durante la crisi: al netto del settore siderurgico, nello scorso decennio aveva registrato  una crescita (42,0 per cento) più intensa di quella della corrispondente domanda potenziale, in particolare nei settori dell’agroalimentare, della meccanica e del tessile abbigliamento.

I livelli di attività dell’edilizia sono rimasti modesti per l’elevato invenduto e per il calo delle opere pubbliche. Nei servizi le vendite sono lievemente aumentate, grazie al buon andamento della domanda di beni durevoli; lo sviluppo del turismo, in atto da un triennio, si è bruscamente interrotto dopo gli eventi sismici: la robusta crescita degli arrivi registrata fino ad agosto (+7,4 per cento) è stata annullata dal calo dei flussi registrato dopo il terremoto, prima nelle zone direttamente interessate dal sisma poi nel resto della regione; da novembre 2016 allo scorso mese di marzo il calo è stato di circa un terzo. Il comparto culturale, principale leva di attrazione turistica in regione, ha continuato a evidenziare segnali di crescita: gli introiti relativi a musei, monumenti e aree archeologiche statali sono aumentati (+21,4 per cento) per il terzo anno consecutivo.

Nel settore industriale la crescita degli investimenti si è consolidata (+18,0 per cento). Vi hanno contribuito il rafforzamento delle condizioni finanziarie  delle  imprese  insieme  all’introduzione  di  incentivi  fiscali  per l’acquisto di beni strumentali (super ammortamento). I piani formulati per l’anno in corso segnalano un ulteriore incremento, grazie anche alle nuove misure previste per gli investimenti in attività innovative (iper  ammortamento).

La redditività, che nel 2015 era tornata su livelli simili a quelli registrati prima della crisi, è rimasta stabile. Le condizioni di accesso al credito si sono mantenute distese seppure ancora selettive nei confronti delle aziende connotate da elevata rischiosità. Si è pressoché interrotto il fenomeno di uscita delle imprese dal mercato che ha caratterizzato la lunga recessione; il numero di procedure fallimentari è tornato a scendere.

Il mercato del lavoro. – Nel 2016 i livelli occupazionali sono diminuiti (-1,5 per cento), dopo la marcata crescita dell’anno precedente (+3,1); il calo ha riguardato solo i lavoratori autonomi (-6,2 per cento). Tra i dipendenti, stazionari, è tornato ad aumentare il ricorso a forme contrattuali meno stabili; le assunzioni a tempo indeterminato si sono pressoché dimezzate, in corrispondenza della riduzione degli sgravi contributivi. La dinamica è stata migliore per la popolazione femminile e per i laureati, che hanno mostrato una maggiore facilità nel riottenere un impiego dopo averlo perso. Il tasso di disoccupazione è sceso al 9,6 per cento, il minimo dal 2011; vi ha influito la crescita degli inattivi (+3,0 per cento), concentrata tra coloro che si dedicano ad attività di studio o formazione.

Le famiglie. – All’inizio del 2016 le famiglie umbre valutavano la propria situazione economica in miglioramento. Nel corso dell’anno è proseguita la fase di moderata crescita del loro reddito disponibile (+1,5 per cento), con riflessi positivi sui consumi. Nel mercato degli immobili residenziali, all’espansione delle transazioni (+16,0 per cento) si è associata la stabilizzazione dei prezzi. Il risparmio finanziario si è ancora diretto verso i depositi prontamente liquidabili e i fondi comuni di investimento. La domanda di finanziamenti delle famiglie si è rinvigorita, in presenza di un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse; la dinamica ha accelerato sia per il credito al consumo (+7,4 per cento) sia per i mutui immobiliari (+2,0).

Il mercato del credito. La qualità del credito è migliorata riflettendo la ripresa dell’attività economica; il flusso di nuovi crediti deteriorati è sceso al 4,4 per cento dei finanziamenti di inizio anno, il minimo dall’inizio della crisi del debito sovrano. L’incidenza delle esposizioni deteriorate sul totale dei prestiti si è stabilizzata sebbene su livelli ancora molto elevati (25,9 per cento).

È proseguito il processo di razionalizzazione della rete territoriale delle banche, che si è associato a una significativa flessione degli addetti. Il numero di sportelli si è ridotto di oltre un sesto nell’ultimo decennio a fronte di una maggiore diffusione dei canali digitali. Anche il numero di banche ha continuato a diminuire, per effetto dell’incorporazione di Casse di Risparmio dell’Umbria in Intesa Sanpaolo e della fusione tra le due maggiori banche di credito cooperativo regionali.

La finanza pubblica. – Nel triennio 2013-15 la spesa delle Amministrazioni locali umbre è ulteriormente diminuita (-3,3 per cento l’anno). Oltre alle uscite in conto capitale, la cui tendenza negativa prosegue da tempo, si sono ridotte anche quelle correnti. Vi ha concorso il calo del personale degli enti territoriali e del sistema sanitario; i giudizi sulla qualità di quest’ultimo sono migliorati e rimangono superiori alla media delle altre regioni a statuto ordinario. Il ricorso a forme associative tra i piccoli Comuni, incentivato negli ultimi anni per contenere le spese e ampliare l’offerta di servizi, risulta in Umbria poco sviluppato.

Le entrate correnti degli enti territoriali sono lievemente scese (-0,6 per cento l’anno nel periodo 2013-15). Lo scorso anno la pressione  fiscale locale sulle famiglie si è ulteriormente attenuata (-7,7 per cento) per la sostanziale abolizione dell’imposta sulla prima casa. Nel 2016 è tornato a diminuire il debito delle Amministrazioni locali (-2,9 per cento), la cui incidenza sul PIL rimane superiore alla media nazionale (6,3 contro 5,3 per cento).

Il terremoto. – A partire dal 24 agosto scorso una lunga serie di eventi  sismici ha colpito la parte sud-orientale dell’Umbria. Il territorio interessato, a forte vocazione agricola e turistica, si caratterizza per una bassa densità demografica e produttiva. In seguito alla scossa di fine ottobre, la  più intensa in Italia dal 1980, nei comuni coinvolti è risultato inagibile circa un terzo degli edifici. Il successivo drastico calo degli arrivi turistici, che ha coinvolto tutto il territorio regionale, ha inciso in maniera significativa sui volumi di attività delle strutture ricettive e del piccolo commercio: circa la metà delle aziende turistiche umbre ha registrato un calo del fatturato superiore al 40 per cento; la quota di quelle che ha chiuso l’esercizio in perdita (più di quattro su dieci) è raddoppiata.

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